Putignano è senza parole per l’efferato omicidio di Antonella Riotino

Una crudeltà inaudita che fa raccapricciare. Antonio Giannandrea ha dapprima presa a pugni in faccia Antonella, poi l’ha sbattuta con violenza sul muretto di cemento, in modo da fratturarle il naso e causarle ferite alla bocca e alla fronte. Quando ormai la ragazza era stordita e forse svenuta, il fidanzato killer di Putignano l’ha colpita con un coltello da cucina (di quelli utilizzati per tagliare le bistecche) alla parte alta del petto. Infine, l’ha sgozzata, affondandole la lama sul lato destro del collo. La Riotino, 21 anni, è così stramazzata, con la faccia a terra, fra rami secchi e fogliame umido, in una scarpata sul lato destro di via Fratelli Bandiera, per chi esce dal centro di Putignano, verso la periferia. Accanto al cadavere, il giubbotto colore bordeaux, anch’esso sporco di sangue. questo dettaglio porterebbe a pensare che l’autore dell’omicidio glielo abbia sfilato lui, dopo avere completato la terribile opera. La morte sarebbe collocabile cronologicamente intorno alle ore 22:00 di mercoledì sera, 4 gennaio.

Antonella Riotino indossava un maglione bianco a strisce orizzontali rosse, jeans e scarpe da ginnastica. Il corpo si presentava così, testa a valle e piedi a monte, nella scarpata appartenente ad una proprietà apparentemente abbandonata, che delimita una zona della città a forte espansione urbanistica. È confermato che la giovane putignanese non ha subìto violenza sessuale. Sono questi i risultati trapelati dall’autopsia, eseguita nel Policlinico, dal professor Giancarlo Di Vella, dell’istituto di Medicina legale dell’Università di Bari. L’esame necroscopico è stato disposto dal pubblico ministero inquirente, il sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bari, Gianna Maria Nanna.

Il magistrato inquirente, che coordina le indagini dirette dal luogotenente Antonio Casalino della compagnia di Gioia del Colle, ha firmato il decreto di fermo a carico del fidanzato della ragazza, il diciottenne Antonio Giannandrea, compagno di classe della vittima, che è rinchiuso in carcere con l’accusa di omicidio premeditato. A casa del giovane, nel quartiere “Villa I Maggio”, dalla parte opposta della cittadina murgiana, sono stati ritrovati il telefonino cellulare della ragazzina e abiti apparentemente sporchi di sangue. Quanto è bastato al pm per emettere il “decreto di fermo di indiziato di delitto”.

Resta lo sgomento della cittadinanza, e soprattutto dei giovani, che spesso vedevano passare la coppia di coetanei abbracciati, anzi, a sentire alcuni testimoni, avvinghiati, nelle serate ventose come al mattino, quando si fermavano a una salumeria per comprare il panino da portare a scuola per ricreazione. Una collettività sbigottita che interroga e s’interroga.

Giulia Lacitignola, assistente sociale responsabile di un settore sensibile quanto delicato, anche lei presente per l’intera giornata in questo nucleo familiare distrutto dal dolore, di Antonella ha tracciato questo profilo: “Era molto socievole, una brava ragazza, instabile di carattere, ma non molto diversa, in questo, dalle tante sue coetanee, con una forte voglia di riscatto sociale. La sua è una famiglia semplice con una mamma molto attaccata alle figlie, tanto da accettare per loro la presenza dei servizi sociali nel sostegno alla sua famiglia”.

Quattro figli, con un papà e il fratello grande che cercano di portare a casa almeno l’indispensabile, non è facile mandare avanti una famiglia. La gravità dell’accaduto impegna l’amministrazione ad intensificare le riflessioni e le azioni legate al disagio giovanile. “Credo che si stia impoverendo sempre di più la qualità di relazione tra giovani, tra coetanei”, dice alla stampa locale Vito Genco, assessore alle politiche sociali che prosegue: “In questo caso specifico, il delitto è maturato al di fuori della famiglia, per cui dobbiamo fare una riflessione su quali sono i valori che oggi sostengono i ragazzi nella loro crescita e nella loro vita relazionale”.

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