Cani, gatti e conigli trovati morti a Marigliano

Settantaquattro cani, spesso di razza e cuccioli, dieci gatti e un numero imprecisato di conigli. Anche altri animali da compagnia, oltre a rottweiler, pastori tedeschi e maremmani, finivano buttati via come rifiuti alle intemperie. La Procura di Nola diretta da Paolo Mancuso ha aperto un’inchiesta condotta dal pm Marianna Valvo sul cimitero abusivo di animali trovato giovedì tra Pezzalonga e Cancello, nella zona dei Regi Lagni in prossimità di Marigliano.

I veterinari della Asl Napoli 4 hanno eseguito un primo esame sui corpi dei cani che non erano in stato di decomposizione avanzata, che saranno ulteriormente esaminati dall’Istituto Zooprofilattico di Portici. La polizia giudiziaria lavora per identificare chi ha creato un cimitero di animali in un luogo non idoneo, provocando l’inquinamento di falde acquifere. Il seppellimento di animali da compagnia infatti prevede lo smaltimento per disposizione nazionale e comunitaria presso impianti di incenerimento o altri di categoria 1 riconosciuti ai sensi del Regolamento Ue 1069/09.

Molti cimiteri eseguono il seppellimento in presenza del proprietario. Quindi, a meno che la fossa non sia stata poi “svuotata” per consentire la vendita di un nuovo interramento, la traccia seguita dagli investigatori non sarebbe quella del business del caro estinto a quattro zampe. Sempre che le sepolture abusive non siano riconducibili a una persona o a un gruppo di persone che si disfacevano di carcasse di animali per conto di veterinari o di privati cittadini, riscuotendo poi la somma richiesta per lo smaltimento legale. Questo il reato ipotizzato. La legge non parla, naturalmente, di ciò che invece è materia dell’etica: l’abbandono di corpi di animali senza sepoltura – gatti, cani e conigli erano stati abbandonati in sacchetti della spazzatura o così com’erano.

Si lavora anche per accertare che non sia un altro il business all’origine dell’episodio. Invece dello smaltimento, quello dei canili convenzionati con i Comuni. In zona sono pochi, uno ospita circa 400 cani e ha partecipato a regolare gara d’appalto, un altro, con circa 90 cani, si dichiara vicino alla Lav. Le condizioni di entrambi, ma anche quelli di associazioni private non convenzionate che insistono sulla stessa area, sono precarie, ai limiti del lager. Impossibile adottare cani in molte di queste strutture, che non consentono neppure le visite agli esterni. Facile in tutta la regiona Campania la sostituzione di microchip per continuare a ottenere la quota versata quotidianamente per contratto dai Comuni per ogni cane ricoverato nei canili in convenzione. Ma la Asl si discolpa: “Eseguiamo molti controlli – dichiara un veterinario dell’Azienda sanitaria locale competente – anche i canili delle associazioni si comportano bene. Quei cani non provengono da canili”.

Sarebbero esclusi, in queste prime indagini, i combattimenti di camorra. Ancora è giallo, però, sul luogo di provenienza degli animali, anche se il cerchio si sta stringendo nelle ultime ore intorno ai probabili responsabili. La normativa parla chiaro sullo smaltimento degli animali da compagnia, ma il costo supera i cento euro e molti si rivolgono a proprietari di fondi privati o cercano altre strade. Il seppellimento in terreni demaniali, come è avvenuto in questo caso, non è permesso. I cani erano di proprietà o “del sindaco” dei Comuni limitrofi, ovvero si trattava di randagi che avrebbero dovuto essere tutelati, come prevedono la legge nazionale sul randagismo (281 del ’91), dal sindaco del Comune di appartenenza. Nulla esclude quindi che, una volta accertata la provenienza, anche i primi cittadini possano finire sotto inchiesta per maltrattamento e uccisione, qualora dovesse risultare dalle autopsie che i cani non sono morti di morte naturale.

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