Il regime militare egiziano sotto la pressione dei Fratelli Musulmani

Una vera e propria battaglia per tutta la giornata a piazza Tahrir tra la polizia antisommossa, che sparava lacrimogeni, proiettili di gomma e forse anche proiettili veri e manifestanti di varie tendenze, Fratelli Musulmani, salafiti, ma anche aderenti alla Coalizione dei giovani della rivoluzione. Bilancio non ufficiale alcune centinaia di feriti (ufficialmente sette tra i soldati e 81 tra i manifestanti), una cinquantina dei quali, secondo fonti mediche, colpiti agli occhi con proiettili di gomma o proiettili veri.

A sera inoltrata, mentre scontri venivano segnalati anche nella città costiera di Suez, sulla piazza Tahrir riconquistata dai manifestanti, che continuano a scontrarsi con la polizia sulle strade che danno accesso al ministero dell’interno e che sono super blindate, sono radunate circa diecimila persone di formazioni politiche e religiose diverse, che annunciano di voler trascorrere insieme la notte all’addiaccio.

A nove giorni dalla prima tornata delle elezioni per il rinnovo della camera bassa del parlamento (Assemblea del Popolo), la giornata ha ricordato le scene, anche se per fortuna con bilanci meno tragici, della repressione scatenata proprio nei giorni successivi al 25 gennaio (850 morti e migliaia di feriti) e per i quali l’ex presidente Mubarak è sotto processo con i suoi figli ed il suo ex ministro dell’Interno. Le tensioni sono cominciate quando poliziotti antisommossa hanno rimosso con energia un gruppo di tende allestite in un angolo di piazza Tahrir dentro le quali c’erano gruppi di familiari di ”martiri della rivoluzione” (vittime e giovani rimasti feriti agli occhi ed agli arti dalla repressione della polizia prima che Mubarak si dimettesse), picchiando e ferendo alcune di esse.

La reazione immediata è stata di lanciare sassi contro gli agenti, che rispondevano con lacrimogeni e manganellate. In diverse ondate la piazza è stata liberata e poi rioccupata da manifestanti che nel frattempo erano aumentati ad alcune migliaia, con una tensione ogni volta crescente, mentre cominciavano a fioccare i comunicati di condanna dell’uso eccessivo della forza da parte della polizia. Prese di posizione sono venute sia dai Fratelli Musulmani, ritenuti da molti la forza politica che potrebbe assicurarsi il miglior successo elettorale, sia dai gruppi dei giovani rivoluzionari e da partiti politici tradizionalmente considerati di opposizione. Nell’assenza totale di comunicazioni e interventi da parte delle Forze Armate ed in particolare del Consiglio Supremo che gestisce il paese il ministero dell’interno ha reso noto che sei manifestanti erano stati arrestati per le violenze mentre sette poliziotti erano rimasti feriti. Nessuna indicazione ufficiale sul numero dei feriti tra i protestatari. Un’altra comunicazione è arrivata nel frattempo dal vice primo ministro Ali El Selimi, per emendare il contenuto della proposta di modifica della costituzione annunciata nei giorni scorsi con la quale si elimina il controllo del parlamento sui bilanci e sulle attività delle Forze Armate. Nei giorni scorsi il provvedimento aveva provocato molte proteste al punto che è stato realizzato un enorme raduno in piazza Tahrir, promosso da Fratelli Musulmani, salafiti e qualche gruppo di liberali. L’ulteriore occupazione di piazza Tahrir a sera inoltrata da parte di oltre 10 mila manifestanti sembra voler colpire in più direzioni: testimoniare insoddisfazione per la comunicazione di oggi del vice primo ministro, continuare la protesta contro polizia e contro il Consiglio Supremo delle Forze Armate per l’uso eccessivo della forza e riaffermare le richieste di democratizzazione del paese annunciate dal 25 gennaio in poi.

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