I portali di Calabria di Pontieri

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È un viaggio nel tempo che accarezza la memoria. Un viaggio che attraversa la storia, sospesa nel passato, in quel tempo che ancora sa incantare, che racconta la storia di Crotone, del Crotonese e della Calabria intera.

Pagina dopo pagina, ogni angolo assume un volto familiare; emoziona e appassiona e diviene memoria e identità. Scorci di una strada animata, fra giardini, luci e tanta vivacità, quasi un dipinto di quello che è stato e che purtroppo va scomparendo se non è già scomparso in alcuni tratti.

Una vera miniera di dati, un interessante itinerario storico – artistico, seppur limitato a parte della Calabria, quella silana – crotonese, cui attingere per ulteriori approfondimenti e allargare il campo della ricerca verso il sud della regione. Tale limite di ricerca è voluto proprio per indurre il lettore, cultore o semplice curioso che sia, a maggior studio, a maggiore attenzione e soprattutto a più amore per un passato che ci appartiene.

Sto dicendo di “I Portali di Calabria”, edito nel testè trascorso 2010 per i tipi dell’Editore Falco di Cosenza, corredato anche da un arricchente catalogo iconografico, l’ultimo lavoro di don Pietro Pontieri, il sacerdote amico della mia giovinezza di Azione Cattolica assieme all’altro gran prete, don Michele Bertola, che lui stesso ha voluto annoverare tra “i santi senza aureola” in un suo omonimo libro del 2004; don Pietro, scrittore e giornalista, Direttore dell’Ufficio stampa della Curia diocesana di Crotone – Santa Severina, prolifico autore di numerose e apprezzate pubblicazioni.

“I Portali di Calabria” risulta essere un’indagine che ha un filo conduttore, appunto, “i portali” e gli scalpellini “tipografi degli umori, della cultura e delle ambizioni della classe dominante  del tempo che ha segnato la storia del marchesato”, come scrive nella prefazione al libro l’Arch. Antonio Romanò. Un’indagine, insomma, che ha tutto un suo significato da guardare e da leggere attraverso le foto e la memoria: in cerca di memoria, in cerca di emozioni!

Perché un libro di tal genere? “Perché – scrive ancora Romanò – si tratta [di indagare su un ] patrimonio che abbiamo sotto gli occhi da sempre e del quale spesso non si è consapevoli. Se imparassimo a pretendere da noi stessi un attimo di pausa del nostro quotidiano per osservare i luoghi in cui viviamo, coglieremmo la bellezza delle sfumature e dei colori delle pietre dei nostri centri storici”.  Insomma, introduce don Pontieri, “occorre saper ascoltare quello che le pietre hanno da dirci del loro passato, per capire meglio la voce della gente che abita tra quelle mura” e ancora perché “stabilire un corretto rapporto tra turismo e centro storico potrà evitare che questo grande patrimonio venga svenduto e perda la sua funzione di memoria storica”.

E capiremmo come queste maestranze, non solo hanno operato nei loro centri, come per le scuole di scalpellini di Altilia, Rogliano, Fuscaldo, indagate nel libro, e Serra San Bruno, ma hanno diffuso le loro opere e la loro creatività anche nei circondari e persino nella capitale del Regno, Napoli, dove hanno contribuito, e non poco, alla costruzione dei tanti palazzi reali e non solo.

Sono quelle maestranze che, per secoli, hanno utilizzato le cave di tufo di Mendicino, ma anche quelle di Isola Capo Rizzuto e il granito presente nelle viscere della montagna silana e nel comprensorio delle Serre tra i monti Pecoraro e Consolino, nei centri di notevole produzione scultorea quali Stilo, Pazzano oltre  Serra San Bruno dove le pietre parlano, eccome!

Parlano di un passato che riposa sui ricordi di avvenimenti tristi e lieti, importanti e secondari. Avvenimenti che hanno preparato la nostra realtà, la vita di oggi. Episodi che si intrecciano fra di loro investendo la gente dal Pollino alle Serre, dall’Aspromonte alla Sila. E perciò vanno riconsiderati nel loro univoco aspetto, perché da essi è nata la Calabria dei nostri tempi. È necessario conoscerli e spiegarli perché attraverso essi comprendiamo il nostro divenire. Comprendiamo il fardello dei problemi che da secoli ci fa ombra.

Al postutto, questo libro di don Pietro è proprio la dimostrazione chala Calabrianon è terreno ricco solo di archeologia, ma vanta un patrimonio architettonico e artistico, soprattutto sei – settecentesco, sparso fin nei paesi più internati, ancora per certi versi inesplorato sul quale la ricerca è solo avviata e pertanto, ammonisce don Pietro, “questa ricerca vuole anche essere una provocazione a chi, fornito di mezzi e capacità professionali, soffermandosi sulle tracce del nostro patrimonio storico – architettonico e culturale, potrà non solo far rivivere edifici di un passato glorioso, ma anche avere una proficua ricaduta economica per lo sviluppo del turismo culturale”.

Non manca, inoltre, fra le pagine del libro, il riferimento a numerose pubblicazioni che arricchiscono ancor più il tema e risultano ulteriore preziosa fonte di ricerca. Per chi ne ha voglia!

E allora bene ha fatto don Pietro Pontieri nel proporci questo libro come memoriale perché “la Calabria  ha bisogno di attenzione e di comprensione, di essere conosciuta fuori da ogni esaltazione acritica e da ogni negazione strumentale. Ancora oggi, diversamente e, forse, più drammaticamente dal passato” come ci ricorda l’antropologo Vito Teti.