In crescita l’export dell’agroalimentare italiano

Sono positivi i commenti sull’export agroalimentare italiano contenuti in una recente nota dell’Osservatorio economico di UNICAA, che fa riferimento ai dati Istat sulle esportazioni di prodotti agricoli del nostro Paese nel primo semestre di quest’anno. Come riporta l’organizzazione che riunisce Uniagronomi, Unima e Confcooperative, l’aumento nelle esportazioni di prodotti agricoli, sia grezzi che trasformati, è stato superiore di ben dieci punti percentuali rispetto al primo semestre dello scorso anno. “Siamo di fronte ad un risultato importante che fa ben sperare rispetto alla crisi vissuta dal settore primario negli ultimi anni – sottolinea Giambattista Merigo, presidente di UNICAA -. Stiamo infatti parlando di oltre 2,5 miliardi di euro di valore delle vendite totalizzate all’estero dal settore primario, trainate in particolar modo dai comparti olivicolo e ortofrutticolo, ma anche dal vino e da alcuni prodotti Dop della filiera zootecnica”. Per UNICAA la strada intrapresa è sicuramente positiva. “In campo agricolo oggigiorno non ha più senso parlare di mercati nazionali – aggiunge Merigo – e le nostre imprese se ne sono rese conto da tempo: si pensi alla vocazione all’export maturata nell’ultimo decennio dal movimento cooperativo proprio in campo agroalimentare. Peraltro, le nostre vendite all’estero fanno leva non certo sulla materia prima grezza, ma sui prodotti trasformati, ancor meglio se protetti da denominazioni d’origine comunitarie o da altri disciplinari di certificazione della qualità. In altre parole, la carta vincente della nostra agricoltura non consiste prioritariamente nel cercare di produrre di più, bensì di aggregare valore a ciò che si produce”. A fronte di questo dato sicuramente positivo UNICAA ricorda che l’Italia è ancora ben lontana da un pareggio della bilancia commerciale agricola. “Il nostro Paese – osserva Danilo Pirola, direttore di UNICAA – rimane comunque un importatore netto  di prodotti agricoli. Se è vero che abbiamo iniziato a esportare di più e meglio, la spesa per le importazioni agroalimentari, soprattutto per le commodities, rimane assai alta e non accenna a diminuire”.

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