Roma, allarme nella campagne racket dei trattori

Il furto dei mezzi agricoli viene subito e denunciato. Spesso gli agricoltori si vedono costretti a tacere nei confronti delle forze dell’ordine. Pagano un riscatto per evitare il danneggiamento delle aziende attraverso incendi o manomissioni di varia natura. E c’è qualcuno che a voce bassa, protetto solo dall’anonimato, racconta: “Lavorare nei campi sta diventando troppo pericoloso. E qualcuno di noi ha cominciato a portarsi appresso la pistola”. I danni, in tutto il Lazio, supererebbero – per il solo costo dei trattori e senza contare la forzata immobilità nei campi – i tre milioni di euro. Non che le forze dell’ordine stiano a guardare. A fine luglio la Guardia di Finanza del Gruppo Roma 2, diretto da Alessandro Barbera, ha individuato il nascondiglio di alcuni trattori rubati, un cascinale all’Infernetto. Tenuto sott’occhio proprio per quel sospetto viavai di grossi mezzi impiegati nelle coltivazioni. Gli investigatori delle Fiamme Gialle da mesi stavano monitorando il territorio dopo il ripetersi delle denunce, una ventina circa negli ultimi mesi (e altrettante sono quelle che arrivano dal Basso Lazio). Quel che sta emergendo dall’indagine ancora in corso è un giro di riciclaggio che parte dalla Capitale e conduce verso i paesi dell’Est. E che vede malavitosi italiani e slavi collaborare assieme nel sistema di furti ed estorsioni. “Recentemente – confida un operatore che ha una tenuta di diversi ettari nel pontino – per riavere indietro un grande trattore sono stati pagati 20 mila euro. Rischiamo nel dirlo, ma è così. Ci troviamo di fronte a bande certamente organizzate che sfruttano complicità locali per reimmatricolare i mezzi che dopo poche settimane attraversano la frontiera, generalmente approdando in Romania”.

 

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