Gli Stati Uniti inaffidabili ed i cinesi rivogliono i prestiti

Gli Stati Uniti inaffidabili? A non considerare più i titoli di stato americani fra i più sicuri investimenti al mondo è Standard & Poor’s con una mossa senza precedenti, arrivata dopo ore di braccio di ferro con il Tesoro. Il tetto del debito – evidenza il presidente del comitato di valutazione di S&P, John Chambers – doveva essere alzato prima per evitare il downgrade. La decisione di Standard & Poor’s potrebbe avere – secondo gli osservatori – un effetto più psicologico che pratico. Moody’s e Fitch hanno mantenuto il rating di tripla A per gli Stati Uniti e il downgrade di una sola agenzia è più gestibile. I titoli del Tesoro sono rimasti stabili negli ultimi giorni e considerati dagli investitori un investimento sicuro anche in seguito alla crisi del debito europea. Ma il taglio del rating delle ripercussioni potrebbe averle aumentando la mancanza di fiducia nel sistema politico e causando il downgrade di aziende e stati, per i quali i costi di finanziamento potrebbero salire. La maggiore preoccupazione è verificare se la decisione avrà un impatto sull’appetito degli investitori esteri per il debito americano. Nel 1945 i creditori esteri detenevano solo l’1% del debito americano, ora ne controllano il 46%. Dopo la decisione di S&P, l’amministrazione Obama ha attaccato gli analisti dell’agenzia, sostenendo di aver trovato un errore da 2 mila miliardi di dollari nei calcoli (secondo fonti a Washington, i funzionari del Tesoro hanno scoperto che l’agenzia di rating valuta le spese discrezionali del governo di 2 mila miliardi di dollari superiori alla realtà). Rabbia, dunque, mista a sgomento all’interno dell’amministrazione Obama che adesso si trova con il triste primato di essere il primo governo nella storia statunitense che ha visto un abbassamento del giudizio di rating sul debito del Paese (una decisione che può minare ancor più la fiducia degli investitori). “Una sentenza viziata da un errore da 2 mila miliardi di dollari parla da sè”, ha tagliato corto un portavoce del Tesoro. Anche questo botta-e-risposta segna una prima volta nei rapporti con S&P: non è era mai dato che l’amministrazione criticasse apertamente la sua capacità di comprensione del sistema politico statunitense. Il Tesoro Usa ha discusso per tutto il pomeriggio di venerdì con gli uomini di S&P, tentando di convincerli che le prospettive del debito sovrano siano migliori di quanto appaiano a prima vista, ma non sono riusciti nell’intento. In sostanza l’agenzia ritiene che i tagli approvati da Washington per elevare il tetto del suo debito non siano stati sufficientemente severi. Una dura critica, dunque, tanto al Congresso, che all’amministrazione Obama. Pechino, a poche ore dal taglio deciso da S&P’s, condanna la “miope” disputa politica avutasi negli Usa sul debito. “La Cina, il più grande creditore dell’unica superpotenza mondiale, ha tutto il diritto – si legge in un durissimo commento diffuso dall’agenzia Nuova Cina – di chiedere oggi agli Stati Uniti la soluzione dei problemi di debito strutturali e garantire la sicurezza degli asset cinesi denominati in dollari”.

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