Commissione Europea, taglio pari al 12,5% del budget agricolo attuale

Da diversi mesi si sta giocando a Bruxelles un’importante partita per il futuro dell’agricoltura italiana ed europea:la Politicaagricola comune verso il 2020. Si tratta di una modifica cruciale della Pac, la quale in primo luogo vedrà una nuova ridistribuzione tra i diversi Paesi membri di un budget di spesa che difficilmente sarà confermato nell’attuale valore. Proprio nei giorni scorsi, infatti,la Commissione Europeaha presentato la propria proposta di bilancio per il periodo 2014-2020. UNICAA, l’organizzazione nazionale partecipata da Uniagronomi, UNIMA e Confcooperative, ha commentato l’intenzione di Bruxelles di operare una diminuzione significativa, anche se non drastica, del budget destinato all’agricoltura. “È stato ipotizzato dalla Commissione Europea un taglio complessivo pari al 12,5% del budget agricolo attuale – spiega il presidente di UNICAA, Giambattista Merigo –. Il bilancio a disposizione della politica agricola comunitaria nel periodo 2014-2020 sarebbe così pari a poco meno di 387 miliardi di euro. Tra le voci che si ridurrebbero in forma percentualmente significativa rientrano i cosiddetti ‘aiuti diretti’ che passeranno dagli oltre 42 miliardi attuali a circa 38 miliardi nel 2020”. Gli aiuti diretti, lo ricordiamo, rappresentano una forma di sostegno diretto al reddito che gli agricoltori europei percepiscono – secondo determinati parametri – in ragione del proprio “status” di imprenditori agricoli e non in relazione ad operazioni di investimento. Dopo il confronto con il Parlamento Europeo, per molti versi restio ad avallare ipotesi di taglio delle risorse della Pac, tra ottobre e novembre di quest’anno si dovrebbe giungere alla presentazione del pacchetto legislativo finale. Intanto a Bruxelles si discute soprattutto sui criteri di ripartizione delle risorse agricole comunitarie. “L’ipotesi di ripartizione sulla base della superficie agricola coltivata – sottolinea Merigo -, voluta soprattutto da alcuni nuovi Paesi membri e ben vista dallo stesso commissario europeo all’agricoltura Dacian Ciolos, comporterebbe per l’Italia un’ulteriore riduzione del 5%. Tale ulteriore decurtazione a carico del nostro Paese deriverebbe dalla volontà dell’UE di ridurre l’attuale divario nel pagamento degli aiuti diretti all’agricoltura esistente tra vecchi e nuovi Stati membri. Peraltro si porrà anche il problema di come attenuare le differenze negli importi pagati agli agricoltori di diverse regioni all’interno dello stesso Paese. A titolo d’esempio, si pensi che in Italia si va da pagamenti di pochi euro ad ettaro fino a ‘titoli’ di oltre 5.000 euro ad ettaro, a seconda del tipo di coltivazione e dell’area geografica”. Si preannunciano infine misure finalizzate a rendere la politica agricola dell’UE ancora più funzionale alla difesa dell’ambiente. Si parla, a questo proposito, di inverdimento obbligatorio dei pagamenti diretti quale pilastro fondamentale della futura riforma. Di che cosa si tratta? “Siamo di fronte ad un articolato provvedimento – precisa Danilo Pirola, direttore di UNICAA – che servirà a migliorare le prestazioni ambientali del settore, mostrando chiaramente in che modo la PAC riformata contribuisce al raggiungimento di una gamma più ampia di priorità dell’Unione. Più specificamente, in futuro il 30% dei pagamenti diretti sarà subordinato al rispetto di una serie di pratiche ecologicamente corrette, che si aggiungeranno a quelle attualmente in vigore e note agli addetti ai lavori con il termine di condizionalità”.

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