Nel calderone della manovra correttiva anche il processo breve

Nella bozza della manovra finanziaria sono diverse le misure che riguardano la giustizia. Riproposte, tra le altre, alcune norme del cosiddetto ‘processo breve’ per il risarcimento da irragionevole durata dei procedimenti, sia penali che civili (due anni in primo grado, due anni in appello e due anni in Cassazione, “nonchè un altro anno per ogni successivo grado di giudizio nel caso di giudizio di rinvio”). Il processo penale si considera iniziato dalla data di assunzione della qualità di imputato, cioè dalla richiesta di rinvio a giudizio. Vengono definite anche le procedure per l’istanza di equo indennizzo pagato dallo Stato: “per ciascun euro di ritardo è liquidato un indennizzo di euro 2,50” che può essere ridotto fino a due euro o elevato fino a tre. Non solo: nella bozza si interviene su due articoli del codice di procedura penale (160 e 349) relativi all’efficacia del decreto di irreperibilità e dell’identificazione della persona nei cui confronti vengono svolte le indagini. In particolare, con una modifica all’art.420 bis del cpp si prevede che il giudice disponga, anche di ufficio, che “sia rinnovato l’avviso dell’udienza preliminare quando è provato o appaia probabile che l’imputato non presente all’udienza non ne abbia avuto effettiva conoscenza, sempre che il fatto non sia dovuto a sua colpa e fuori dei casi di notificazione mediante consegna al difensore”, in base agli articoli specifici del codice di procedura penale. “Ci auguriamo che prevalga il senso di responsabilità nei confronti del Paese e che questa maggioranza ritiri questa norma così vergognosa e da criminali”, conclude Di Pietro”. L’Italia dei Valori si opporrà a questo scempio della Costituzione”.

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