Gioia Tauro, la Calabria si commuove solo davanti ai morti in questo caso al Porto

“Il porto di Gioia Tauro a distanza di circa sedici anni dall’avvio dell’attività di transhipment ha raggiunto livelli di produttività e di movimentazione di containers inimmaginabili. Risultati nettamente positivi di cui tutti i soggetti istituzionali si sono, a ragione, glorificati. I lavoratori, le imprese e il sistema funzionale del porto hanno garantito l’affidabilità, la capacità operativa e la competività che hanno fatto di Gioia Tauro uno dei più rilevanti porti globali e il più importante del Mediterraneo. La recente crisi globale, con la riduzione consistente del volume di movimentazione delle merci, ha dato il primo segnale di instabilità a tutti i porti di transhipment; nello stesso tempo, altri due segnali importanti sono sopraggiunti per il porto  Gioia Tauro da parte della MSC con la serrata di 30 ore e la recente  scelta di MAERSK di lasciare definitivamente lo scalo calabrese.  A parere di Slega è altrettanto preoccupante la paventata  eventualità di  trasferimento di parte dell’attività della  Medcenter Container Terminal in atri porti concorrenziali a Gioia Tauro, nonostante la convezione cinquantennale delle banchine  e che nel 2007 la stessa MCT avesse in programma l’aumento dei traffici di container fino a sei milioni di TEUs entro il 2011 e la MSC dell’Armatore Aponte si proponesse di raddoppiare il proprio volume di container portandolo da 2  a 4 milioni di TEUs.  I  segnali negativi per il porto di Gioia Tauro impongono chiarezza sulle strategie degli Armatori MAERSK,  MSC e del Terminalista MCT. E’ compito primario del Governo e del Presidente del Consiglio nonché della Giunta Regionale e del Presidente Scopelliti richiedere con forza tali chiarimenti. L’assenza di una politica nazionale sui porti, in particolare di transhipment, sia dal punto di vista normativo, anche per ridurre i costi operativi ( accise, tariffe di ancoraggio e riduzione degli oneri sociali),  che dal punto di vista strategico infrastrutturale e di integrazione con le reti di grande comunicazione, aggrava pesantemente la situazione di crisi del porto di Gioia Tauro.  Infatti, l’abbandono di una politica nazionale da parte del Governo ha portato ai localismi con il potenziamento dei porti del Nord, di Genova Voltri in particolare dove hanno forti interessi la MAERSK e la MCT. E’ evidente che il Governo Berlusconi è sbilanciato verso il Nord del Paese, dove si sta affermando il sistema di alta velocità/capacità delle ferrovie e un sistema portuale che marcherà sempre di più il divario con il Sud. Alle regioni del Sud si sottraggono i FAS per finanziare spese correnti del Nord, si sopprimono i treni merci e viaggiatori, si abbassa il livello di manutenzione della rete ferroviaria  e non si prevedono opere infrastrutturali per l’alta velocità/capacità, mentre l’A3 è in strutturali condizioni di precarietà da più di un decennio. La competitività di vantaggio del porto connessa alla possibile integrazione vettoriale viene meno e, quindi, aumentano le difficoltà per il consolidamento dei traffici di container e lo sviluppo della logistica.   A fronte di tutto ciò, le preoccupazioni – dei sindacati, dei lavoratori, dei Sindaci della Piana e dell’intera popolazione locale –  sono più che giustificate, così come sono condivisibili le azioni di mobilitazione e di lotta che si stanno mettendo in atto nel tentativo di catalizzare l’attenzione di tutte le istituzioni governative e dell’opinione pubblica su uno dei problemi più importanti per la Calabria e rivendicarne una possibile soluzione. A parere di Slega, i ritardi e il disimpegno dei due livelli istituzionali governativi più importanti (Governo nazionale e regionale) pongono  un evidente problema di governance del sistema portuale di Gioia Tauro che deve interessare tutti i soggetti istituzionali competenti, dai Sindaci al Governo nazionale. E’ importante riannodare le fila con tutti i soggetti funzionali, pure nella distinzione dei ruoli, per fare massa critica e costruire così le sinergie per fare sistema. Non bastano gli annunci, come è stato fatto con la firma dell’Accordo Quadro di Programma sul porto di Gioia Tauro. E’ indispensabile passare alla concretezza, attuando l’APQ nei tempi previsti, superando i ritardi maturati. E’ necessario sviluppare  l’area portuale, realizzare  un diverso sistema fiscale per le merci,  l’innovazione tecnologica e organizzativa nei processi di movimentazione dei container, la logistica per la manipolazione delle merci e l’integrazione fra i vettori di trasporto, le capacità imprenditoriali e professionali di imprese e lavoratori. In altri momenti le istituzioni e la società civile  hanno saputo reagire contro le speculazioni della propinata centrale a carbone e contro lo strapotere della ‘ndrangheta che ancora oggi tenta di sottomettere  il porto ai traffici illegali per intimidire e bloccare processi di crescita civile e di sviluppo economico. E’ solo dall’unità delle forze locali, regionali e nazionali che possono scaturire ipotesi di rilancio del porto e nello stesso tempo di risanamento civile e politico dell’intera Piana di Gioia Tauro.   Senza opportunismi e demagogia; senza abbassare la guardia contro i nemici del porto e dello sviluppo locale; senza collusioni con affarismi e con la ‘ndrangheta. A Gioia Tauro si gioca una partita importante del futuro della Calabria: è necessario averne piena consapevolezza a tutti i livelli”. E’ quanto si legge in una nota diffusa dal Portavoce di Slega la Calabria, Domenico Cersosimo a firma del Coordinatore Regionale  di Slega la Calabria, Nino Zumbo.

 

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