Yara, vittima di una setta satanica?

E’ morta cercando di liberarsi a chi la aggrediva con sei coltellate: al collo, al polso e alla schiena. Una lotta durata forse pochi minuti, per poi essere abbandonata nel campo dove è stata ritrovata il 26 febbraio. Vicino a lei i suoi oggetti personali. Il suo l’iPod e le chiavi di casa. I capelli legati con lo stesso elastico rosso. I suoi vestiti: la sua giacca di Hello Kitty, la felpa azzurra. Tutti elementi che proverebbero che Yara possa essere stata uccisa la stessa sera della sua scomparsa. Molti i quesiti aperti: le testimonianze ad esempio in base alle quali il campo di via Bedeschi era stato perlustrato dai volontari in cerca di Yara. “Ci siamo stati di sicuro il 12 dicembre, alla battuta parteciparono 50 persone”, conferma Ennio Bonetti responsabile dei volontari di Filago; e forse dieci giorni fa ci è tornata una squadra di Madone. Pare incredibile che nessuno si sia accordo della presenza del cadavere, ma gli elementi medico legali non lasciano spazio a molti dubbi. Restano poi due domande cruciali, a cui potrà dare risposta (forse) solo l’autopsia: la ragazzina ha subito anche degli abusi sessuali? Sul corpo ci sono tracce del dna dell’assassino? Nella tragedia della famiglia Gambirasio, toccherà dare risposta anche a queste orribili domande. Ma soprattutto è proprio una delle ferite inferte che fa pensare gli investigatori. Una X sulla schiena della giovane. Un simbolo che potrebbe far pensare ad un abuso legato ai riti esoterici e alle sette sataniche. Una pista che si unisce quindi alle tante ipotesi che si stanno facendo sulla morte della giovane ginnasta. E non a caso. Tutto è legato, il giorno della scomparsa 26 novembre, quello del ritrovamento 26 febbraio a tre mesi di distanza. Come se tutto fosse stato calcolato, deciso a tavolino. E allora si deve capire se tutti questi elementi siano stati studiati, legati oppure possano essere solo una strana coincidenza. Ecco allora la ricostruzione di cosa potrebbe essere accaduto la sera del 26 novembre, giorno in cui Yara sparì nel nulla. Yara è morta uccisa a coltellate poche ore se non pochi minuti dopo la sua uscita dalla palestra di Brembate quasi certamente nelle vicinanze del campo di via dei Bedeschi dove è stata rinvenuta. Ecco la ricostruzione: Yara esce dalla palestra di via Locatelli a Brembate poco dopo le ore 18:30 di venerdì 26 novembre: ha tempo di scambiarsi un sms con l’amica Martina, alla quale dà appuntamento per una gara di ginnastica la domenica. Poi tutto prende una piega inaspettata: il suo telefonino aggancia l’antenna di Mapello, il paese accanto a Brembate ma fuori strada rispetto al percorso abituale verso casa Gambirasio. E verso Mapello si indirizzeranno i cani cercapersona incaricati di trovare Yara. Brembate, Mapello, Chignolo sono quasi allineati sulla carta geografica, racchiusi in 9 chilometri di strada. Alle ore 19:00 di quella sera Maura Gambirasio chiama la figlia sul telefonino ma l’apparecchio è muto; infatti accanto al cadavere della ragazzina c’erano la batteria e la sim card del telefonino, non il resto dell’apparecchio. Ed eccoci a un primo punto fermo del giallo: l’aggressione avviene poco lontano dalla palestra, l’assassino si dirige verso Mapello ma si preoccupa subito di non rendere rintracciabile il percorso della vittima, dividendo in pezzi il cellulare. Un particolare da brivido, perché significa che l’agguato era stato studiato. Il passo successivo ci porta già a Chignolo: lo scheletro della tredicenne appariva integro ma i tessuti quasi completamente sfaldati; i vestiti però erano tutti al loro posto, persino l’elastico rosso tra i capelli. Per gli inquirenti quei resti non erano trasportabili, a meno di ridurli in pezzi. Viene perciò meno l’ipotesi che il cadavere sia stato portato a Chignolo in tempi recenti: vi è arrivato con ogni probabilità già la sera del 26 novembre. E dunque Yara ha resistito in un primo tempo a una violenza (lo dice la ferita sul polso) ma questo ha fatto scattare la furia dell’omicida che ha infierito con fendenti al torace, alla schiena e alla gola. A Yara sono rimaste solo le forze per strappare qualche filo d’erba, quelli che le hanno ritrovato nella manina. Dal momento dell’abbordaggio fuori dalla palestra di Brembate può essere trascorsa meno di un’ora. Il 26 per la cabala è il numero degli ambiziosi, del successo, delle scalate sociali, dei raccomandati, degli inventori, dei grandi oratori. È simbolo anche del fieno e dell’acqua che scorre. Ma 26 è anche il giorno del mese che segna tragicamente il destino di due minorenni le quali, loro malgrado, sono al centro della cronaca italiana esattamente da sei mesi: Sara Scazzi e Yara Gambirasio, della quale è stato ritrovato il cadavere. Il 26 agosto 2010 scompare ad Avetrana (TA) la quindicenne Sara, il cui corpo sarà ritrovato il 7 ottobre successivo in un pozzo. Esattamente tre mesi dopo, il 26 novembre, a Brembate di Sopra (BG) è la tredicenne Yara a far perdere le tracce di ritorno dalla palestra. Ancora tre mesi giusti, il 26 febbraio, il corpo di Yara viene ritrovato a una decina di metri da casa. Sciogliendo il numero ventisei – sempre secondo la cabala – il due rappresenta la perenne lotta tra il bene e il male mentre il 6 simboleggia la trasgressione e viene definito numero “non perfetto” (perfetto è il successivo, il 7). Il 6 ripetuto tre (altro numero perfetto) volte è infatti il numero del Diavolo (666), da sempre numero temuto dall’umanità.

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