Lorsica, il giallo delle ossa in cantina

Un femore, un pezzo di cranio e delle costole che probabilmente appartenevano ad un pastore che scelse di farsi seppellire lungo la via della transumanza, com’era costume agli inizi del secolo scorso. E però un pizzico di mistero resta attorno al macabro ritrovamento di resti umani avvenuto ieri in località Ballano, nel comune di Lorsica. Tanto è vero che la Procura della Repubblica chiavarese ha immediatamente disposto il sequestro delle ossa e nelle prossime ore consegnerà i reperti a un esperto patologo forense, in grado di datare con esattezza ogni campione e fare chiarezza sulle’intera vicenda. Il “giallo” prende corpo quando un nuovo abitante di Ballano chiama il “112” e riferisce di aver trovato resti e ossa nella sua cantina. Il fontanino tre anni fa ha acquistato un casolare dagli eredi di una novantenne. L’ex proprietaria dell’immobile è deceduta da tempo e però quella casa è rimasta lì, in balia del tempo. Il nuovo titolare ha comunque deciso di ristrutturarla e, come si conviene, ha iniziato dalle fondamenta. E così, rimuovendo una lastra d’ardesia, sono saltati fuori quei reperti. Sulle prime, scorgendo solo un paio di costole e un osso un poco più grande, l’uomo e pure i carabinieri della stazione di Cicagna intervenuti immediatamente sul posto hanno creduto potesse trattarsi di resti animali. Poi però, continuando a scavare, è venuto alla luce pure un cranio umano e i dubbi sono divenuti certezze: quella non era una cantina, bensì un sepolcro. I militari hanno subito esaminato i resti e non hanno trovato segni di violenza, traumi, fratture, lesioni compatibili con una morte seguita a un’aggressione. Un dettaglio sufficiente a stingere un poco il “giallo”. Del fatto, come detto, è stata informato il pm chiavarese Gabriella Dotto che ha ordinato il sequestro delle ossa. Nel frattempo, gli inquirenti hanno provato a ricostruire, se non altro, la storia di quel casolare. E così qualche anziano del paese e della vallata s’è fatto avanti e ha aiutato i militari a venire a capo del rebus. L’immobile sorge lungo una vecchia via della transumanza e quelle ossa risalgono ad almeno ottanta anni fa. Potrebbero essere i miseri resti di un pastore che scelse di farsi seppellire vicino ai propri animali e la cantina, in passato, nel secolo scorso, potrebbe essere stata poco più che una stalla. Al momento questa è la ricostruzione giudicata più attendibile dagli investigatori: nessun delitto, niente omicidio. Solo la storia che torna in superficie. Gli esami disposti dalla Procura di Chiavari saranno eseguiti la prossima settimana, ma il perito nominato dal magistrato Dotto potrà, al più, datare con maggiore esattezza le ossa e stabilire se siano appartenute a un uomo o a una donna, oltre ad escludere, come già hanno fatto i carabinieri, segni di violenza e ferite. Dare un volto e un nome a quei resti sarà pressoché impossibile: troppo complicato estrarre campioni di midollo dai quali ottenere il dna. E però, nel frattempo, i carabinieri proveranno a porre qualche altra domanda in Fontanabuona: sia mai che a qualcuno torni in mente una storia riguardo ad una persona scomparsa improvvisamente, un marito che si credeva fuggito chissà dove o una moglie sospettata di tradire il proprio compagno. Basta poco per riaccendere il “giallo”.

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