Mps potrebbe essere soggetta a chiudere l’attività aziendale

Tempesta per il Mps. L’istituto bancario senese ha comunicato il lancio di un’offerta pubblica di acquisto su 11 obbligazioni subordinate per un ammontare di 4.289 milioni, con l’obbligo per gli aderenti di reinvestire il corrispettivo incassato nell’aumento di capitale da 5 miliardi. I prezzi di conversione sono fissati all’85% del valore nominale per i bond Tier 1 e al 100% per i bond Tier 2, con l’eccezione di una piccola obbligazione per il cui riacquisto viene offerto il 20% del valore nominale.

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Operazione di conversione anche sul titolo ibrido Fresh

Si tratta di un’operazione da 1 miliardo di euro, in relazione al quale “sono in corso alcuni approfondimenti di natura tecnica” informa la Banca in una nota. La conversione dei bond subordinati in azioni serve a coprire parte dei 5 miliardi di euro di deficit patrimoniale che verranno generati dall’operazione di deconsolidamento di 27,7 miliardi di sofferenze e dall’innalzamento delle coperture sui rimanenti crediti deteriorati che resteranno in carico a Mps.

Possibilità di risoluzione

E’ una fase davvero critica. Se la conversione dei bond subordinati in azioni Mps “non avesse un esito soddisfacente”, le banche del consorzio potrebbero sottrarsi all’impegno di garantire l’eventuale inoptato dell’aumento da 5 miliardi con l’effetto che Mps “non riuscirebbe verosimilmente” a chiudere la ricapitalizzazione. Se ciò dovesse avvenire, Mps potrebbe essere sottoposta “ad azioni straordinarie da parte delle Autorità competenti, che potrebbero includere, tra le altre, l’applicazione degli strumenti di risoluzione“.

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I rischi

Monte dei Paschi di Siena precisa ai titolari dei bond subordinati, a cui si rivolge l’offerta di conversione volontaria in azioni, che se l’aumento di capitale da 5 miliardi non dovesse riuscire, i titoli “potrebbero essere soggetti a riduzione del relativo valore nominale” o a “conversione forzata” in azioni, secondo i criteri e l’ordine previsto dalla normativa sulle risoluzioni bancarie. Se l’operazione di messa in sicurezza fallisse e Mps non fosse “in grado di rispettare i requisiti patrimoniali” chiesti dalla Bce, aggiunge Mps in una nota, il Gruppo “potrebbe subire un grave pregiudizio per la propria attività, fino a compromettere la sussistenza dei presupposti per la continuità aziendale, nonché importanti effetti negativi sulla propria situazione economica, patrimoniale e finanziaria”. Il mancato rispetto dei requisiti patrimoniali potrebbe comportare l’applicazione degli strumenti di risoluzione “che prevedono tra le altre cose la possibile conversione forzata dei titoli subordinati”. Per Mps “un’elevata adesione” alla proposta di conversione assume “fondamentale importanza” per la riuscita dell’aumento di capitale in quanto “consentirebbe di ridurre l’importo” della ricapitalizzazione da collocare sul mercato, con la conseguenza di “aumentarne le probabilità di successo”.

Mps “prevede che il periodo di adesione all’offerta” per la conversione dei bond subordinati in azioni, “da concordare con la Consob, possa avere inizio entro la fine di novembre”. La partenza dell’offerta, ricorda ancora la banca in una nota, è condizionato anche all’approvazione da parte dell’assemblea straordinaria del 24 novembre dell’aumento di capitale fino a 5 miliardi di euro.

Soldi

Mps ricorda che tra le condizioni a cui è soggetto l’impegno delle banche a sottoscrivere il contratto di garanzia dell’inoptato dell’aumento figura anche “l’esito soddisfacente dell’LME (liability management exercise) secondo il giudizio in buona fede di ciascuno dei membri del Consorzio che agiscono in qualità di Global Coordinators. Ne consegue che, ove l’LME non avesse un esito soddisfacente secondo il giudizio in buona fede di ciascuno dei membri del Consorzio che agiscono in qualità di Global Coordinators, verrebbe meno anche l’impegno dei Garanti a sottoscrivere un contratto di garanzia” sull’inoptato e “e di conseguenza” Mps “non riuscirebbe verosimilmente a portare a termine l’Aumento”. Qualora l’aumento non venisse completato Mps “non potrebbe completare il deconsolidamento del Portafoglio NPL” cioè dei crediti in sofferenza. “Ciò potrebbe comportare che il medesimo divenga soggetto ad azioni straordinarie da parte delle Autorità competenti, che potrebbero includere, tra le altre, l’applicazione degli strumenti di risoluzione di cui al D. Lgs. 16 novembre 2015, n. 180”, che ha recepito la direttiva europea sulla risoluzione delle banche.

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