Diario di un viaggio

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Diario di un viaggio

 

Di Vincenzo Calafiore

23 maggio 2016- Trieste

 

Era inevitabile che dovesse accadere ed è accaduto, l’ulteriore grave crescita dei più diversi fenomeni di violenza, frutto forse di un male oscuro morale che ormai da anni affligge sempre più questa società, come una maschera veneziana bianco e nero, opulenta e povera.

Imperversano sempre più cinismo e spregiudicatezza, il pragmatismo senza principi, la mancanza di ideali, l’amore per la “ patria ”, il rispetto alla “ patria “  mancato, ora solo dei militari, dell’Arma dei Carabinieri che continuano a crederci a esserle fedeli; intesa no come paese, ma come “ Nazione “ una nazione pregna di tradizioni, di grandi valori umani, di storia e di cultura.

Ma ora pare che in questa grande “ Nazione “ vi abitano gente che non credono a nulla, capaci di violare la sacralità, di deturparla pure, che cercano purtroppo un illusorio rifugio nell’alcol e nella droga, nella violenza che cresce nelle varie forme, nel disprezzo dei valori umani altrui, nella sottovalutazione di qualsiasi principio morale, nella carenza di rispetto verso tutto ciò che è estraneo.

L’Italia non è questa!

Quelli che uscivano in quei giorni da Auschwitz, scrive ne – La tregua – Primo Levi, non salutavano, non sorridevano; apparivano oppressi, oltre che da pietà, da un confuso ritegno, era la stessa vergogna che il giusto prova davanti alla colpa commessa da altrui, e gli rimorde che esista, che sia stata introdotta irrevocabilmente nel mondo delle cose che esistono e che la sua volontà sia stata nulla.

E allora  il punto è di capire, interrogarsi perché: Auschwitz?

Un abisso di smarrimento e di dolore, un’angoscia ontologica del male rivolta a Dio  o da Dio impotentemente subito?

Cosa rimane di Dio dopo Auschwitz!, Se ancora nuovamente si ripete anche se in forma diversa ?

Forse Dio non è intervenuto non perché non lo volle , ma perché non era nella condizione di farlo!

Così la morte nel mediterraneo appare perfino anche se nella sua nudità un accadere naturalmente, cancellando così quel “ … Non accada mai più “  “ la giornata della Shoà “, questa seconda Auschwitz si consuma con l’oltraggio dell’usualità, mentre si erigono nuovi muri in nome di un egoismo politico e sociale, economico,  invece di abbatterli.

Allora qualcosa di straordinario, la Grecia e l’Italia due Nazioni ugualmente  (stessa faccia, stessa razza) in forte crisi economica che salvano vite umane mentre il resto dell’Europa Unita ( a dividere e a primeggiare sul resto) si agita al primo vento come foglia, urla e sbraita, minaccia e chiude le frontiere, erige muri ! E’ importante ciò che l’Italia di cui andare fieri e la Grecia stanno facendo, è straordinario, quasi irreale in un contesto muto e sordo minacciato da uomini in continuo passaggio un transito di storie, destini, minacce, che crescono senza rumore dentro un cicaleccio degli stolti, in una dimensione perenne nella quale gli uomini partono per andare e tornare da un altrove.

Uomini mai nominati se non con fredde cifre, nominati per quelli che sono – fuggiaschi – perseguitati, in svogliato cammino verso un umiliante sospeso destino.

E nulla può essere più vero, autentico: l’altrove è il senso della vita che da sé alimenta le coscienze di chi il proprio prossimo identifica nella dialettica opportunità di crescita, e non nella violenta sfida per la supremazia.

Allora si può viaggiare, nel corso di ogni esistenza, approdando di continuo ai lidi più distanti dal proprio o cogliendo l’opportuna fraternità.

Non è solo voglia di scappare, e di salvarsi, quella che insistente  conduce verso gli universi altrui in cui ci si sente estranei sempre come i terroni al nord, come gli italiani e greci in seno all’Europa che nulla hanno da spartire nulla è in comune, mentre loro hanno dominato il mondo: ma è un’altra storia, è di cultura che si tratta!

 

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