Caro gasolio, dal Governo 70 milioni per agricoltura e pesca: un pieno per i pescherecci costa fino a 16 mila euro

Il Consiglio dei ministri interviene contro il caro carburanti con 60 milioni di euro destinati al gasolio agricolo e un fondo da 10 milioni per la pesca. Coldiretti: «Un sostegno necessario per difendere il reddito delle imprese e garantire cibo sano, sicuro e di qualità». Le marinerie fanno i conti con costi energetici sempre più pesanti.

22 ottobre 2026 – Settanta milioni di euro complessivi per sostenere agricoltura e pesca, due settori strategici dell’economia italiana messi a dura prova dall’aumento dei costi energetici e dalle tensioni internazionali. Il Governo guidato da Giorgia Meloni ha annunciato nuovi interventi per fronteggiare il caro gasolio, con 60 milioni di euro destinati alle imprese agricole e altri 10 milioni riservati al comparto della pesca.

Le misure sono state accolte positivamente da Coldiretti, che da tempo sollecita interventi per contenere il peso del carburante sui bilanci delle aziende e garantire la continuità delle attività produttive. L’organizzazione sottolinea come il rincaro dei costi non riguardi soltanto gli operatori economici, ma possa avere conseguenze anche sui consumatori, sulla disponibilità dei prodotti alimentari e sulla tenuta delle filiere nazionali.

Gasolio agricolo, 60 milioni per sostenere le imprese

Il nuovo stanziamento da 60 milioni di euro per il gasolio agricolo, annunciato dal Governo e dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, rappresenta una risposta alle richieste avanzate da Coldiretti, rilanciate anche durante il Forum internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione svoltosi a Roma nei giorni scorsi.

Le risorse sono destinate ad alleggerire il costo del carburante utilizzato nelle attività agricole, offrendo un sostegno alle imprese che devono affrontare spese crescenti per coltivare i campi, utilizzare i macchinari e allevare gli animali.

Un elemento considerato particolarmente importante da Coldiretti riguarda la semplificazione delle modalità di erogazione degli aiuti. L’obiettivo è consentire alle aziende di accedere più rapidamente alle risorse, migliorando la disponibilità di liquidità in una fase caratterizzata da forti pressioni sui costi di produzione.

Per le imprese agricole, infatti, il carburante è una componente essenziale del processo produttivo. Lavorazioni dei terreni, semine, raccolti e trasporti richiedono mezzi e macchinari il cui impiego comporta consumi significativi. Quando il prezzo del gasolio aumenta, i margini economici delle aziende si riducono e diventa più difficile programmare gli investimenti e sostenere le spese necessarie per mantenere la produzione.

Secondo Coldiretti, il sostegno pubblico va letto anche in una prospettiva di tutela dell’interesse collettivo. La sostenibilità economica delle imprese agricole costituisce una condizione fondamentale per garantire la produzione di alimenti sani, sicuri e di qualità.

Se le aziende non riescono a sostenere i costi necessari per produrre, le conseguenze possono estendersi lungo tutta la filiera, fino ai prezzi e alla disponibilità dei prodotti acquistati dalle famiglie italiane.

L’organizzazione ha tuttavia precisato che le mobilitazioni proseguiranno nelle regioni in cui non sono ancora arrivati interventi a sostegno delle imprese, chiedendo che le misure siano efficaci e accessibili agli operatori che ne hanno bisogno.

Pesca, fondo da 10 milioni contro il caro carburante

Accanto alle risorse destinate all’agricoltura, il Consiglio dei ministri ha previsto un fondo da 10 milioni di euro per il settore della pesca. Anche in questo caso, l’obiettivo è offrire un sostegno concreto alle imprese che stanno affrontando costi energetici difficili da sostenere.

Coldiretti Pesca considera il provvedimento un passo importante per dare respiro alle marinerie italiane, costrette in alcuni casi a ridurre le uscite in mare perché il costo del carburante rende sempre più onerosa l’attività.

La misura prevede, secondo quanto comunicato dall’organizzazione, un contributo a fondo perduto pari al 10% delle spese sostenute dalle imprese per l’acquisto di carburante.

Il problema ha assunto dimensioni rilevanti. Un pieno per un peschereccio può arrivare a costare fino a 16mila euro, una cifra che incide pesantemente sulla redditività delle battute di pesca. Quando il carburante assorbe una parte consistente dei ricavi, le imprese sono chiamate a valutare se uscire in mare sia economicamente sostenibile.

«Il comparto sta attraversando una fase di estrema difficoltà a causa del caro gasolio», ha spiegato Daniela Borriello, responsabile di Coldiretti Pesca, evidenziando come all’aumento dei costi energetici si sommino altre criticità strutturali.

Tra queste figurano gli effetti del riscaldamento delle acque, la diffusione di specie aliene invasive, come il granchio blu, e la concorrenza dei Paesi extraeuropei, dai quali arrivano grandi quantità di prodotti a prezzi più competitivi. Fattori che colpiscono sia la pesca sia l’acquacoltura, rendendo più complessa la gestione delle attività e la difesa della redditività.

Gasolio fino a 1,80 euro al litro nelle isole

I dati richiamati da Coldiretti mostrano la portata delle difficoltà. In Italia il comparto della pesca conta circa 12mila imbarcazioni e genera un giro d’affari di poco inferiore ai 750 milioni di euro.

Tra le principali voci di spesa delle imprese figurano il personale e il carburante, indispensabile per raggiungere le zone di pesca e svolgere le attività in mare. Negli ultimi mesi, secondo quanto riferito dall’organizzazione, il prezzo del gasolio ha raggiunto circa 1,65 euro al litro, con punte fino a 1,80 euro nelle isole.

Si tratta di livelli che possono compromettere l’equilibrio economico delle imprese, soprattutto per le realtà più piccole, che dispongono di margini finanziari limitati e devono confrontarsi con un mercato caratterizzato da costi elevati e concorrenza internazionale.

Il rischio è che le difficoltà economiche si traducano in una riduzione delle uscite in mare, con possibili ripercussioni sull’offerta di pesce nazionale e sull’occupazione nelle comunità costiere.

La sfida della sicurezza alimentare

Per Coldiretti, gli interventi su agricoltura e pesca devono essere considerati parte di una strategia più ampia per tutelare il sistema alimentare italiano. Sostenere chi produce significa proteggere non soltanto il reddito degli agricoltori e dei pescatori, ma anche la capacità del Paese di assicurare ai consumatori prodotti tracciabili, sicuri e di qualità.

I 70 milioni di euro annunciati dal Governo rappresentano dunque un intervento atteso dai due comparti, chiamati a fronteggiare una combinazione di rincari energetici, cambiamenti ambientali e pressioni concorrenziali.

La loro efficacia dipenderà anche dai tempi di attuazione, dalle modalità concrete di accesso ai contributi e dalla capacità delle misure di raggiungere le imprese maggiormente esposte.

Per agricoltura e pesca, la priorità resta contenere i costi senza compromettere la continuità produttiva. Per i consumatori, la posta in gioco riguarda la disponibilità di alimenti nazionali e la tenuta di filiere che rappresentano una componente essenziale dell’economia e dell’identità agroalimentare italiana.