Sughi stranieri al posto di quelli italiani nei supermercati: la protesta dei tir ferma La Doria

pomodoro ph regione toscana

Il blocco dei trasporti mette in ginocchio l’industria alimentare del Mezzogiorno. Sette stabilimenti del gruppo conserviero sono fermi, mentre sugli scaffali dei negozi trovano spazio prodotti provenienti dall’estero. A rischio la continuità produttiva, il lavoro e la presenza dei marchi italiani sul mercato.

Il blocco dei trasporti colpisce la filiera alimentare

La protesta degli autotrasportatori contro il caro carburante sta provocando conseguenze che vanno ben oltre i disagi sulla rete stradale. Le difficoltà nel trasferimento delle merci rischiano di modificare gli approvvigionamenti della grande distribuzione, con effetti diretti sui produttori italiani e sulle scelte dei consumatori.

A lanciare l’allarme è Antonio Ferraioli, presidente e amministratore delegato di La Doria, gruppo industriale specializzato nella trasformazione e conservazione dei prodotti alimentari. In un’intervista pubblicata il 22 ottobre da Repubblica, Ferraioli ha dichiarato che i sette stabilimenti dell’azienda nel Sud Italia sono completamente fermi. La situazione, ha avvertito, è difficile da recuperare e sta causando danni all’intera economia del Mezzogiorno.

Sughi stranieri sugli scaffali: il rischio per il made in Italy

Il dato più preoccupante riguarda la presenza dei prodotti nei supermercati. Quando le aziende italiane non riescono a garantire le consegne, la distribuzione deve cercare alternative per continuare a rifornire i punti vendita. In questo contesto, i sughi stranieri possono occupare lo spazio lasciato libero dai prodotti nazionali, con possibili ripercussioni sulla visibilità e sulla competitività delle imprese italiane.

Il problema non riguarda soltanto la disponibilità immediata di un prodotto. Se i consumatori si abituano a marchi alternativi e la distribuzione consolida nuovi canali di approvvigionamento, recuperare le posizioni precedenti potrebbe diventare più difficile anche dopo la ripresa della circolazione delle merci.

È un rischio che investe l’intera filiera: dalle aziende conserviere ai lavoratori, fino ai fornitori di materie prime e agli operatori della distribuzione.

Non soltanto sughi: carenze anche per frutta e verdura

Le difficoltà logistiche interessano anche altri comparti. A Bologna, secondo quanto riportato da Repubblica, la riduzione degli arrivi di prodotti ortofrutticoli dal Sud ha spinto gli operatori a cercare forniture alternative, soprattutto dalla Spagna. Il Centro agroalimentare di Bologna ha segnalato un calo stimato del 40% dei prodotti ortofrutticoli in arrivo dalle regioni meridionali.

La crisi evidenzia così la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento quando la circolazione delle merci si interrompe per più giorni. Le produzioni agricole e industriali del Mezzogiorno rischiano di perdere spazio commerciale proprio mentre i distributori cercano di evitare scaffali vuoti e interruzioni nelle vendite.

Una crisi che riguarda lavoratori e consumatori

Il fermo degli stabilimenti e le difficoltà nelle consegne pongono interrogativi sulla tenuta del sistema produttivo italiano. Per le imprese, ogni giornata di inattività può tradursi in produzione persa e ordini non evasi. Per i lavoratori, il protrarsi della situazione alimenta l’incertezza sulle prospettive occupazionali.

Per i consumatori, invece, il rischio è quello di trovare meno prodotti abituali e una scelta condizionata dalle disponibilità del momento. Non è ancora possibile quantificare l’effetto complessivo della crisi sulle vendite dei sughi italiani né stabilire quanto a lungo durerà l’eventuale sostituzione con prodotti esteri.

La questione centrale resta quindi la rapidità con cui potranno riprendere regolarmente i trasporti e le attività industriali. Perché il ritorno alla normalità non dipenderà soltanto dalla riapertura delle strade, ma anche dalla capacità delle aziende di recuperare la produzione perduta e ristabilire i normali rapporti commerciali.

La vicenda di La Doria mostra quanto il blocco della logistica possa trasformarsi in un problema industriale e commerciale nazionale: quando le merci italiane non arrivano sugli scaffali, altri produttori possono approfittarne. E riconquistare lo spazio perduto potrebbe non essere immediato.