USA-Italia, forze dell’ordine a confronto: parla il vice sceriffo Andrea Bogiatto
USA-Italia a confronto sul ruolo delle forze dell’ordine, sulla gestione dell’ordine pubblico e sulle regole per l’uso della forza. A parlarne è stato questa mattina Andrea Bogiatto, italiano, vice sceriffo e istruttore in Colorado, ospite di Massimo Martire su Canale Italia.
Bogiatto, forte della sua precedente esperienza nella Polizia di Stato italiana, ha messo a confronto due sistemi profondamente diversi, soffermandosi soprattutto sulle procedure operative adottate negli Stati Uniti.
Una delle prime differenze riguarda proprio la struttura delle forze dell’ordine. Negli Stati Uniti lo sceriffo ha competenza sulla contea, mentre la polizia opera principalmente all’interno delle singole città. Si tratta quindi di competenze territoriali differenti, che possono comunque integrarsi attraverso una stretta collaborazione tra i diversi corpi.
Il tema centrale dell’intervista è stato però quello dell’uso della forza e della tutela degli operatori durante gli interventi.
Secondo Bogiatto, negli Stati Uniti le procedure operative sono definite in maniera molto dettagliata. Gli interventi possono partire dalla de-escalation verbale e arrivare, quando necessario, all’utilizzo progressivo della forza, compresi gli strumenti definiti non letali e, nei casi estremi, la forza letale.
«Le procedure di ingaggio sono molto specifiche e ben delineate dall’inizio alla fine», ha spiegato il vice sceriffo, sottolineando anche l’importanza della documentazione degli interventi attraverso gli strumenti a disposizione degli operatori.
Il confronto con l’Italia, secondo Bogiatto, evidenzia invece una maggiore area di incertezza per gli agenti. A suo giudizio, norme e procedure non sempre definiscono con sufficiente chiarezza i margini operativi entro i quali le forze dell’ordine possono agire.
Un esempio citato durante la trasmissione è quello del taser, tecnologia ormai consolidata negli Stati Uniti ma introdotta più recentemente nel sistema italiano. Per Bogiatto, non basta mettere a disposizione degli operatori uno strumento: occorrono procedure chiare che stabiliscano quando, come e fino a quale livello sia possibile utilizzarlo.
«Entro quei limiti io devo essere libero di poter agire per portare a casa il risultato, cioè proteggere la comunità», ha affermato.
Altro capitolo del confronto è quello delle manifestazioni e dell’ordine pubblico. Bogiatto ha ricordato la propria esperienza nei reparti mobili della Polizia di Stato e ha distinto nettamente il diritto a manifestare dalla violenza durante le proteste.
Manifestare e sostenere pubblicamente le proprie idee, ha sottolineato, è un diritto. Diverso è utilizzare una manifestazione come occasione per aggredire gli operatori, danneggiare beni o provocare scontri.
L’ex poliziotto ha ricordato anche quanto possa essere rischioso il lavoro degli agenti durante le situazioni di piazza, citando la propria esperienza diretta con episodi nei quali sono stati utilizzati oggetti potenzialmente letali contro gli operatori.
Secondo Bogiatto, la differenza fondamentale dovrebbe essere proprio nella chiarezza delle regole: l’operatore deve conoscere con precisione ciò che può fare e ciò che non può fare, mentre allo stesso tempo deve poter intervenire con efficacia quando la sicurezza della comunità è realmente minacciata.
Nel corso dell’intervista si è parlato anche di sicurezza negli Stati Uniti. Bogiatto ha evidenziato come la situazione cambi sensibilmente da uno Stato all’altro, anche in relazione alle differenti legislazioni e impostazioni politiche.
Il Colorado, dove lavora, rappresenterebbe secondo il vice sceriffo una posizione intermedia rispetto a realtà più permissive o più rigide. Tra le problematiche presenti sul territorio ha citato anche il fenomeno delle gang, caratterizzato in alcuni casi da livelli di violenza elevati e da conflitti armati.
Il confronto USA-Italia restituisce quindi due modelli differenti, ma con una questione comune: trovare un equilibrio tra tutela dei cittadini, libertà individuali e capacità delle forze dell’ordine di intervenire efficacemente.
Per Bogiatto, la chiarezza delle procedure e la preparazione degli operatori rappresentano elementi fondamentali per garantire contemporaneamente sicurezza della comunità e tutela di chi indossa una divisa.
