La guerra contro l’Iran finirà dopo le midterm: Trump rilancia la promessa, ma il Pentagono prepara l’escalation
Donald Trump torna a legare il futuro della guerra con l’Iran alle elezioni di metà mandato del 3 novembre. Nel corso del comizio di Mobile, in Alabama, il presidente americano ha affermato che il conflitto potrebbe terminare “molto presto”, probabilmente subito dopo le midterm. Una promessa che arriva mentre, sul terreno, gli Stati Uniti stanno aumentando la propria presenza militare in Medio Oriente.
Il Pentagono ha infatti disposto l’invio verso la regione di un terzo gruppo d’attacco navale, incentrato sulla portaerei USS Theodore Roosevelt, insieme al gruppo anfibio USS Makin Island. Il nuovo dispiegamento comprende complessivamente circa 9.000 militari e potrebbe portare a tre i gruppi portaerei statunitensi presenti nell’area entro la fine di ottobre.
Trump ha continuato a sostenere che Teheran non sarebbe in grado di resistere a lungo alla pressione americana e ha lasciato aperta la possibilità di nuove operazioni militari dopo il voto. Nei giorni scorsi aveva già dichiarato che la guerra sarebbe terminata immediatamente dopo le elezioni, aggiungendo successivamente che una conclusione anticipata non può essere esclusa.
Il calendario politico americano si intreccia così con quello militare. Le midterm del 3 novembre determineranno il nuovo equilibrio al Congresso, mentre l’amministrazione Trump continua a esercitare pressione su Teheran e mantiene aperte diverse opzioni militari.
Nel frattempo, Washington ha rafforzato anche le difese degli alleati regionali. Secondo le informazioni diffuse nelle ultime settimane, gli Stati Uniti hanno inviato ulteriori batterie Patriot per contribuire alla protezione delle infrastrutture energetiche in Arabia Saudita e Qatar.
Sul fronte di Gaza, nella notte un raid israeliano ha colpito un condominio nella parte occidentale di Gaza City. Secondo quanto riferito da testimoni all’agenzia kuwaitiana Kuna, almeno cinque persone, tra cui quattro donne, sono morte e altre sono rimaste ferite. Il bombardamento avrebbe provocato incendi e distrutto diverse unità abitative.
Il Medio Oriente resta quindi al centro di una crisi che si intreccia sempre più con la politica americana: da una parte le dichiarazioni di Trump sulla possibile conclusione della guerra dopo le elezioni, dall’altra il rafforzamento della presenza militare statunitense nella regione.
