Gambetti fuori da San Pietro: Leone XIV fa saltare gli equilibri del Vaticano?

Il cardinale Mauro Gambetti lascia San Pietro. Non un semplice avvicendamento, ma uno dei cambiamenti più pesanti nella geografia del potere ecclesiastico italiano dell’era Leone XIV.

Il Papa ha nominato Gambetti arcivescovo metropolita di Chieti-Vasto, accettando contestualmente la rinuncia dell’arcivescovo Bruno Forte, arrivato al limite canonico dei 75 anni. La nomina è ufficiale ed è stata comunicata dalla Santa Sede il 3 ottobre.

Ma il dato politicamente ed ecclesialmente più interessante è un altro: Gambetti non lascia soltanto la Basilica di San Pietro. Lascia contemporaneamente il ruolo di vicario generale del Papa per la Città del Vaticano, quello di arciprete della Basilica e la presidenza della Fabbrica di San Pietro.

Tre incarichi strategici. Un uomo solo. E adesso una poltrona che, almeno per il momento, resta vuota.

Ed è proprio qui che comincia la domanda che attraversa i corridoi vaticani: perché Leone XIV ha deciso di spostare Gambetti da Roma?

La risposta ufficiale non parla di scontro, punizione o bocciatura. E sarebbe scorretto inventarla. Ma la coincidenza temporale riporta inevitabilmente l’attenzione sui cinque anni trascorsi da Gambetti alla guida di San Pietro, un periodo nel quale il cardinale francescano ha impresso una forte accelerazione alla modernizzazione della Basilica.

Digitalizzazione, nuove esperienze per i visitatori, mostre immersive, tecnologia, gestione digitale e perfino un vero e proprio “gemello digitale” della Basilica realizzato attraverso oltre 400mila immagini e la collaborazione con Microsoft. Un progetto presentato dallo stesso Gambetti come una nuova idea di Basilica, capace di parlare anche attraverso i linguaggi contemporanei.

Tutto bene? Non proprio.

Attorno alla gestione di San Pietro non sono mancate critiche e polemiche. Nel 2026, per esempio, è stata contestata l’ipotesi di potenziare il punto ristoro sulla terrazza della Basilica, con una raccolta di firme contro il progetto. La vicenda ha alimentato il dibattito sull’opportunità di trasformare sempre più San Pietro anche in uno spazio organizzato per la fruizione turistica.

E qui emerge una contraddizione che non riguarda soltanto Gambetti.

La Fabbrica di San Pietro ha per statuto il compito di conservare, valorizzare e rendere fruibile uno dei patrimoni religiosi, artistici e storici più importanti del mondo. Lo stesso statuto prevede attività culturali, mostre e iniziative finalizzate alla valorizzazione della Basilica.

Dunque il problema non è semplicemente “modernizzare o non modernizzare”.

Il vero interrogativo è quale idea di San Pietro abbia in mente il nuovo corso vaticano.

Quella di Gambetti era una Basilica sempre più tecnologica, accessibile, immersiva e organizzata per milioni di pellegrini e visitatori. Una Basilica che lui stesso aveva definito una “Basilica in uscita”.

Ora quella stagione si chiude.

E la scelta di Leone XIV assume un peso ancora maggiore perché Gambetti era una figura fortemente legata alla stagione di Francesco. Bergoglio lo aveva creato cardinale nel 2020 e nel febbraio 2021 lo aveva chiamato a Roma affidandogli contemporaneamente San Pietro, la Fabbrica e il vicariato per la Città del Vaticano.

Leone XIV lo manda invece in Abruzzo.

Non in una sede marginale: Chieti-Vasto è un’arcidiocesi metropolitana. Ma certamente lontana dal centro nevralgico della macchina vaticana.

È difficile non vedere, almeno sul piano istituzionale, un cambio di fase.

Il cardinale che per oltre cinque anni ha avuto responsabilità dirette sulla Basilica simbolo della cristianità viene ora chiamato a guidare una Chiesa locale che deve affrontare problemi completamente diversi: territorio, parrocchie, sacerdoti, vocazioni, comunità.

Non è una retrocessione dichiarata. Non è stata presentata così dal Vaticano.

Ma è una poderosa redistribuzione del potere.

E c’è un altro particolare destinato a far discutere: Leone XIV non ha nominato contestualmente il successore di Gambetti a San Pietro.

La casella dell’arciprete resta dunque scoperta. Così come, almeno per il momento, resta da definire il nuovo assetto di funzioni che Gambetti concentrava nelle proprie mani.

È forse questo il messaggio più interessante della giornata.

Leone XIV non si è limitato a sostituire un arcivescovo in Abruzzo. Ha aperto una partita dentro il Vaticano.

E quella partita riguarda San Pietro, la sua gestione, la sua organizzazione e soprattutto il rapporto tra spiritualità, patrimonio, tecnologia, turismo e gestione economica.

Gambetti aveva costruito una stagione precisa.

Adesso quella stagione è finita.

Il nuovo Papa non ha spiegato pubblicamente se si tratti semplicemente di una normale rotazione ecclesiastica o dell’inizio di un nuovo corso. I fatti, però, sono chiari: il cardinale più vicino alla gestione quotidiana della Basilica durante gli ultimi anni di Francesco non è più a Roma.

E la poltrona che lascia dietro di sé è ancora vuota.

A volte, in Vaticano, anche una poltrona vuota dice parecchio.