Il PD ha chiuso fuori Renzi, ma ha dato le chiavi a De Luca

di Paolo Fedele *

A prima vista non ha senso. Perché Vincenzo De Luca, un presidente che ha fatto della Regione Campania il suo regno, dovrebbe tendere la mano a Matteo Renzi, l’uomo che il suo stesso partito ha messo alla porta? Perché rischiare la scomunica definitiva dal PD?
Perché la guerra vera non è a Roma. È a Napoli.

Da mesi, nei corridoi del centrosinistra, circola un solo nome come possibile pacificatore, come federatore capace di mettere d’accordo Elly Schlein e Giuseppe Conte: Gaetano Manfredi.

Il sindaco di Napoli. L’uomo sostenuto dal sistema di Onorato, il profilo istituzionale, moderato, che piace a tutti.

E per De Luca, quello è il vero pericolo. Non la destra. Manfredi.

Tra i due non c’è mai stata pace.

Quello che doveva essere un alleato per la conquista del Comune è diventato, nel tempo, l’erede designato. L’anti-De Luca ordinato e presentabile. E De Luca non può permettere che il futuro del centrosinistra abbia il volto del suo rivale.

È qui che entra Renzi.

Renzi è in guerra aperta con Onorato.

Onorato è il grande sponsor di Manfredi.

Manfredi è il gioiello del Campo Largo.

De Luca è l’eterno antagonista di Manfredi.

In una stanza minuscola, è una partita a biliardo impossibile: colpisci una biglia e le muovi tutte. L’unico modo per De Luca di fermare Manfredi è colpire la biglia più lontana: Renzi.
L’alleanza tra i due, nata anche sulla battaglia comune per il terzo mandato contro la linea del Nazareno, non è affetto, è calcolo. Renzi trova in De Luca il nome forte che gli serve per tornare a contare al Sud. De Luca trova in Renzi il martello per scardinare il Campo Largo dall’interno.

Alla fine, il paradosso è perfetto. Il centrosinistra ha passato due anni a costruire un recinto altissimo per tenere fuori Renzi.

Ha messo paletti, veti, condizioni.

Peccato solo che abbia lasciato le chiavi del cancello in tasca all’unico uomo che non risponde a nessuno: Vincenzo De Luca.

* Riceviamo e pubblichiamo