Gestire lo stress: il percorso terapeutico di Giovanni

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Lo stress può entrare nella quotidianità in modo graduale, fino a diventare così abituale da sembrare quasi normale. Difficoltà a dormire, tensione muscolare, pensieri continui e incapacità di concedersi una vera pausa possono essere segnali che meritano attenzione. In questi casi, rivolgersi a un professionista può aiutare a comprendere cosa sta accadendo e a individuare strategie più efficaci. È questo il tipo di percorso che può essere affrontato con l’aiuto di un professionista come Marco Folla, psicologo a Trieste e online, attraverso un intervento costruito sulle esigenze specifiche della persona. Il suo approccio integra differenti strumenti psicoterapeutici e presta attenzione sia agli aspetti emotivi sia alle manifestazioni corporee dello stress.

Giovanni e la sensazione di non riuscire più a fermarsi

Giovanni, 38 anni, si presenta al primo colloquio dopo diversi mesi particolarmente impegnativi sul lavoro. Ha assunto nuove responsabilità e sente di dover essere sempre disponibile. Anche quando torna a casa, continua a controllare messaggi e comunicazioni professionali, mentre la mente ripercorre ciò che è successo durante la giornata e anticipa quello che potrebbe accadere il giorno successivo.

All’inizio non definisce il problema come stress. Parla piuttosto di stanchezza, difficoltà di concentrazione e irritabilità. Dorme male, si sveglia durante la notte e al mattino ha già la sensazione di essere in ritardo rispetto a qualcosa.

Durante i primi incontri emerge però un quadro più articolato. Giovanni tende a mantenere il corpo in una condizione di continua attivazione: fatica a stare fermo, respira superficialmente e interpreta ogni pausa come una perdita di tempo. Il primo obiettivo del percorso non è quindi eliminare lo stress, ma imparare a riconoscerne i segnali.

Imparare ad ascoltare corpo e pensieri

Una delle prime tappe consiste nel comprendere come Giovanni reagisce alle situazioni di pressione. Attraverso il dialogo terapeutico inizia a distinguere gli eventi esterni dalle risposte automatiche che questi provocano.

Si accorge, per esempio, che davanti a una richiesta lavorativa tende immediatamente a pensare di dover fare tutto da solo. Se commette un errore, invece di considerarlo un episodio circoscritto, lo interpreta come la dimostrazione di non essere abbastanza bravo.

Il lavoro terapeutico permette di osservare questi schemi senza giudicarli. L’approccio integrato utilizzato dal dott. Folla consente di combinare differenti prospettive, adattando gli strumenti alle caratteristiche della persona e alla fase del percorso. Tra le modalità indicate per il trattamento dello stress rientrano il lavoro sull’Analisi Transazionale, le tecniche corporee e di regolazione del sistema nervoso, la mindfulness e, quando necessario, interventi rivolti a esperienze traumatiche.

I primi miglioramenti

Dopo alcune settimane Giovanni comincia a riconoscere più rapidamente i momenti in cui la tensione sta aumentando. Impara a fermarsi prima che il sovraccarico raggiunga il suo punto massimo e introduce nella giornata brevi momenti di recupero.

Anche il sonno migliora gradualmente. Non in modo perfetto e costante, ma abbastanza da permettergli di percepire una differenza rispetto ai mesi precedenti.

Un cambiamento importante riguarda soprattutto il modo in cui interpreta le proprie difficoltà. Giovanni comprende che sentirsi sotto pressione non significa necessariamente essere incapaci di affrontare una situazione. Può invece essere un segnale che qualcosa nell’equilibrio tra richieste, risorse e tempi personali necessita di essere riconsiderato.

La prima ricaduta

Il percorso, tuttavia, non procede in linea retta.

Dopo un periodo positivo, Giovanni attraversa una fase particolarmente intensa al lavoro. Torna a dormire poco, aumenta le ore davanti al computer e smette quasi completamente di utilizzare gli strumenti che aveva imparato a integrare nella quotidianità.

Al colloquio successivo arriva scoraggiato: pensa di essere tornato al punto di partenza.

La terapia diventa allora l’occasione per rileggere la situazione in maniera diversa. La ricaduta non viene considerata come un fallimento, ma come un elemento da comprendere. Giovanni riesce a individuare alcuni segnali che questa volta aveva notato, anche se soltanto dopo che lo stress era già aumentato.

Questa consapevolezza rappresenta un passo avanti: l’obiettivo non è non provare più stress, ma diventare progressivamente più capaci di riconoscerlo e gestirlo.

Un percorso ancora in corso

Con il proseguire della terapia, Giovanni lavora sui propri automatismi, sulla capacità di stabilire confini e sulla relazione tra pensieri, emozioni e sensazioni corporee. Non tutte le settimane sono uguali e continuano a esserci momenti di maggiore tensione.

La differenza è che oggi riesce più spesso a fermarsi e chiedersi cosa stia succedendo, invece di reagire automaticamente aumentando ulteriormente il ritmo.

Il percorso è ancora in corso e non ha l’obiettivo di raggiungere una condizione in cui lo stress scompare definitivamente. Piuttosto, Giovanni sta costruendo una maggiore consapevolezza delle proprie risorse e dei propri limiti.

Questo aspetto è particolarmente importante quando si affronta un problema di stress persistente: la terapia può diventare uno spazio nel quale comprendere i meccanismi che alimentano il disagio e sviluppare modalità più sostenibili per affrontare le difficoltà quotidiane. Il lavoro del dott. Folla viene infatti descritto come personalizzato e orientato alla costruzione di un percorso rispettoso dei tempi e della storia individuale.

La storia di Giovanni mostra quindi che chiedere aiuto non significa aspettarsi una trasformazione immediata o una vita completamente priva di difficoltà. Significa, piuttosto, imparare a riconoscere ciò che accade dentro di sé e acquisire progressivamente strumenti per affrontarlo con maggiore consapevolezza. E, anche quando arriva una ricaduta, il percorso può continuare, prendendo proprio da quel momento nuovi elementi su cui lavorare.