Per una ragione

Per una ragione

Vincenzo Calafiore

28 Settembre 2026 Udine-F.V.G. ITALY

“ Non ho scritto per parecchio tempo.

Non perchè non avessi argomenti o cose

per cui scrivere. Ma perchè sono

tornato a rimanere in silenzio, a vivere

in disparte da questo mondo sempre

in guerra, sempre più sprofondato nell’odio

razziale, sempre più diviso dalle religioni che invece

di unire finiscono per dividere.

Questo “ mio tempo “ è l’ultimo che mi sia

rimasto cerco di viverlo al meglio che si possa

e cioè restandomene in “ disparte “ !

Vincenzo Calafiore

Tra pochi mesi, in dicembre, girerò la boa degli 80 anni, è un bel traguardo fare il giro di questa boa, che vedevo molto lontana, sto invecchiando o sono invecchiato assieme alle mie idee, mentre le mie parole sono rimaste più giovani di me e continuano a girare per il mondo, a produrre i loro effetti, a far nascere e a tenere in vita universi, mentre io – che ho combattuto una moltitudine di nostalgie, ancora più vive che mai – vivo sempre più in disparte, più piccolo, più ai margini. Innamorato e convinto che ad essere inesauribile sia la vita, piuttosto che la morte, spero ancora di riuscire a realizzare il mio sogno d’amore oltre i confini dell’età, del lecito e del possibile, ricordando l’intraprendenza, la tenacia, la capacità d’incanto che ha l’amore.

Ma devo anche fare i conti con il disincanto, l’amarezza,la stanchezza che si depositano, come una ruggine, nel fondo della volontà e dell’immaginazione.

“ In verità temo di non avere più ispirazione, nell’aria che respiro c’è troppo fumo di guerra, si respira oltre che la morte anche la triste solitudine della distruzione. Ecco, forse, perché sto così in disparte a rileggere la solitudine di ieri che nulla ha a che fare con quella odierna; erano gli anni Sessanta/Settanta, un mondo indigeno e sfavillante, magico…. quando questa magia era affare da angeli, zingari, e artististi di strada……!

Erano gli anni Sessanta/ Settanta! E si respirava un’aria che sapeva di orizzonte, di speranza in un futuro, sapeva di ottimismo e allegria, la gente rideva di più, si incontravano visi sorridenti. Oggi tutto è standardizzato, tutto o quasi tutto non ha moralità. Nella narrazione di quesi tempi c’è sempre una componente etica. Era un modello di completezza, d’intensità, di illuminazione che è l’opposto dell’odierno che è ottusità, incomprensione, di passivo sgomento, e conseguente ottundimento dei sentimenti. Questo odierno ci offrem in forma estremamente svilita e non vera una verità soppressa in nome di un modello etico incomprensibile a volte, degenerato.

Essere “ individuo” morale ( oggi molto difficile) significa prestare, essere obbligato a prestare un certo tipo d’attenzione. Quando si esprimono giudizi morali, non si sta semplicemendo affermando che una cosa è migliore di un’altra. Si sta affermando, in modo ancor più fondamentale, che una cosa è più importante di un’altra.

Purtroppo è amata dalla grande stramaggioranza umana la vertigionasa estensione e la simultanietà del tutto, a costo di ignorare o voltare le spalle a gran parte di ciò che accade nell’anima.

Ma forse il primo passo verso la saggezza e l’umiltà sta nel rassegnarsi ad accettare l’idea, la devastante idea della simultanietà di ogni cosa, e della incpacità della incapacità della nostra comprensione morale- che è anche quella di tutti- di assimilarla.

Dunque dovremo assolvere un necessario compito etico sulla base di un diritto a un piuttosto restringimento dell’anima.