Pezeshkian all’Onu mostra le foto dei bambini uccisi nei raid: «Vittime del terrorismo»

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha portato all’Assemblea generale delle Nazioni Unite le fotografie di bambini iraniani rimasti uccisi durante i bombardamenti sulla Repubblica islamica, trasformando il suo intervento a New York in una dura accusa contro Stati Uniti e Israele.

«Provengo da un Iran dove, di fatto, è stata bombardata una scuola. Vedete questi bambini? Questi bambini sono morti sotto le bombe, uccisi da armi impiegate dagli Stati Uniti e da Israele. Erano innocenti, non avevano commesso alcun crimine», ha dichiarato Pezeshkian mostrando le immagini dei bambini davanti ai rappresentanti degli Stati membri.

Secondo quanto riferito dall’Associated Press, il presidente iraniano ha mostrato fotografie dell’ex Guida suprema Ali Khamenei e di oltre 150 bambini uccisi nei primi giorni della guerra.

Il riferimento alla scuola di Minab assume particolare rilievo anche alla luce di una recente indagine delle Nazioni Unite. Una missione internazionale d’inchiesta ha affermato di avere ragionevoli motivi per ritenere che un attacco statunitense del 28 febbraio contro una scuola nel sud dell’Iran abbia violato il diritto internazionale e possa configurare un crimine di guerra. L’attacco provocò la morte di oltre cento bambini, secondo le ricostruzioni citate dalla missione.

Pezeshkian ha quindi collegato la vicenda alla più ampia accusa rivolta da Teheran a Washington. «Ieri il presidente degli Stati Uniti ci ha definiti terroristi. Noi siamo stati vittime del terrorismo», ha affermato, riferendosi al discorso pronunciato il giorno precedente da Donald Trump all’Assemblea generale.

«Avevo preparato un discorso da esporvi», ha aggiunto il presidente iraniano, «ma ieri il presidente degli Stati Uniti ci ha definiti terroristi».

Nel suo intervento Pezeshkian ha sostenuto che l’Iran avrebbe reagito agli attacchi difendendosi e ha respinto l’accusa di aver deliberatamente colpito popolazioni civili. La sua presenza all’ONU arriva mentre, proprio a margine dell’Assemblea generale, sono ripresi attraverso mediatori i contatti indiretti tra rappresentanti iraniani e statunitensi nel tentativo di trovare una via d’uscita al conflitto.

Il discorso di Pezeshkian porta dunque al centro dell’Assemblea generale il tema delle vittime civili della guerra e della responsabilità degli attacchi contro obiettivi non militari, mentre resta aperto il confronto diplomatico tra Washington e Teheran.