Berlino, la sfida di Eralp: case, espropri e il coraggio di una sinistra che vuole fermare la gentrificazione
Berlino cambia passo. E al centro della nuova sfida politica c’è soprattutto una parola: casa.
Il successo di Die Linke alle elezioni del 20 settembre porta sotto i riflettori Elif Eralp, 45 anni, figlia di genitori turchi arrivati in Germania dopo il colpo di Stato del 1980. Eralp potrebbe diventare la prima governatrice di Berlino di origine turca e portare alla guida della capitale tedesca una linea dichiaratamente di sinistra, costruita attorno a una questione che ormai attraversa molte grandi città europee e americane: quanto può costare vivere nella propria città prima che quella città smetta di essere davvero dei suoi residenti?
La proposta più dirompente riguarda il patrimonio immobiliare.
Die Linke vuole procedere alla Vergesellschaftung, la socializzazione, degli immobili appartenenti alle grandi società immobiliari. Il progetto riguarda circa 220 mila abitazioni. Non si tratta quindi semplicemente di calmierare gli affitti: l’idea è trasferire una parte consistente del patrimonio abitativo delle grandi società sotto controllo pubblico, attraverso un meccanismo di compensazione. Eralp ha fatto della lotta alla speculazione immobiliare uno dei punti centrali della sua campagna.
Una posizione che non nasce dal nulla. Nel referendum del 2021, il 58% dei votanti berlinesi si era espresso a favore della possibilità di socializzare le grandi proprietà immobiliari. Il problema è che trasformare quel voto in una concreta politica pubblica è tutt’altra cosa: il progetto dovrebbe affrontare questioni giuridiche, finanziarie e politiche. Una stima citata durante la campagna ha quantificato il costo dell’operazione in circa 20 miliardi di euro.
Eralp, però, insiste su un principio semplice: la casa deve tornare a essere prima di tutto un luogo in cui vivere, non soltanto un investimento.
È qui che la vicenda di Berlino diventa interessante anche ben oltre i confini tedeschi.
Da Berlino a Barcellona e New York
La questione della gentrificazione non riguarda infatti soltanto Berlino.
A Barcellona, il sindaco Jaume Collboni ha portato avanti una politica fortemente orientata a ridurre la pressione degli affitti turistici sul mercato residenziale. L’amministrazione catalana punta, tra le altre misure, a eliminare progressivamente le circa 10 mila licenze di appartamenti turistici entro il 2028, sostenendo che gli alloggi debbano tornare a essere disponibili per chi vive stabilmente in città.
A New York, il sindaco Zohran Mamdani ha messo l’accessibilità abitativa al centro della propria agenda. Il piano presentato dalla sua amministrazione prevede la costruzione di 200 mila nuove abitazioni a prezzi accessibili e stabilizzati in dieci anni, oltre alla preservazione e stabilizzazione di altre 200 mila case, con un investimento pubblico indicato in 22 miliardi di dollari nei primi cinque anni. Il piano comprende anche un rafforzamento delle tutele per gli inquilini.
Le soluzioni non sono identiche: Eralp parla di socializzazione delle grandi proprietà, Collboni di riduzione degli affitti turistici e Mamdani di massicci investimenti nell’edilizia accessibile e di protezione degli inquilini. Ma il problema politico di fondo è simile: come impedire che l’aumento del valore immobiliare trasformi le grandi città in luoghi accessibili soltanto a chi dispone di redditi molto elevati?
E l’Italia?
La domanda riguarda anche Milano, Firenze e Bologna.
A Milano, secondo dati riportati nel 2026, il caro-casa avrebbe contribuito ad allontanare circa 180 mila abitanti, mentre il mercato delle locazioni è sempre più caratterizzato da contratti transitori e da una forte pressione della domanda.
A Firenze il Comune ha già esteso le limitazioni alle nuove locazioni turistiche brevi in diverse zone della città. Nel 2025 Firenze ha registrato oltre 11,5 milioni di presenze turistiche, mentre gli annunci sulle piattaforme di affitti brevi monitorati da Inside Airbnb sono passati da 10.867 nel 2023 a 12.211 nel 2026.
Anche Bologna vive una forte pressione abitativa, con una crescita della domanda di immobili di pregio e un mercato degli affitti transitori particolarmente dinamico.
Uno studio recente sulle città italiane rileva inoltre che i contratti transitori possono avere prezzi sensibilmente superiori alle locazioni tradizionali: nel 2024, mediamente in Italia, il prezzo dei contratti transitori risultava del 42% superiore rispetto agli affitti a libero mercato di lungo periodo.
Ed è qui che la discussione diventa molto più grande di Berlino.
Se una città diventa sempre più ricca, ma anche sempre più cara, chi non riesce a tenere quel livello di spesa dove va?
Il lavoratore che non può permettersi 1.500 o 2.000 euro al mese di affitto. La giovane coppia che vorrebbe mettere su famiglia. Lo studente. L’insegnante. L’infermiere. Il commerciante. Il pensionato. Persone che magari hanno sempre vissuto in quella città, ma che improvvisamente scoprono che il quartiere in cui sono cresciute vale molto più di quanto il loro stipendio possa permettersi.
È questo il cuore della gentrificazione: non soltanto quartieri che cambiano volto, ma residenti che progressivamente non riescono più a sostenere il costo della propria città.
Berlino, Barcellona e New York stanno sperimentando strade differenti per affrontare lo stesso problema. In Italia il dibattito è già aperto, soprattutto nelle città sottoposte a forte pressione turistica e immobiliare.
La domanda, alla fine, è sempre la stessa:
una grande città deve essere soprattutto un mercato immobiliare oppure deve continuare a essere una comunità nella quale anche chi ha redditi normali può permettersi di vivere?
È su questa domanda che Elif Eralp e la nuova sinistra berlinese stanno cercando di costruire la loro sfida politica.
