Alto Adige, identità e autonomia: il confronto si sposta oltre i confini italiani

L’incontro di Termeno tra i giovani della Süd-Tiroler Freiheit e un esponente dell’AfD riapre una questione che riguarda lingua, autonomia e autodeterminazione. Ma la realtà altoatesina è più complessa dello scontro politico

La questione dell’identità altoatesina torna al centro del dibattito politico dopo l’incontro organizzato a Termeno dal movimento giovanile della Süd-Tiroler Freiheit, al quale ha partecipato Jean-Pascal Hohm, esponente di Generation Deutschland, l’organizzazione giovanile dell’Alternative für Deutschland.

L’evento del 12 settembre ha riacceso il confronto sui rapporti tra il movimento indipendentista altoatesino e la destra tedesca, ma ha anche riportato in primo piano una questione molto più antica: quale equilibrio può esistere tra appartenenza allo Stato italiano, identità linguistica, autonomia territoriale e autodeterminazione?

Secondo ANSA, Hohm ha partecipato a Termeno all’iniziativa della Süd-Tiroler Freiheit e ha definito il Sudtirolo un esempio per chi lotta per la propria identità, cultura e autodeterminazione. La stessa agenzia ha riferito che l’iniziativa aveva provocato polemiche già nei giorni precedenti.

Anche Rai Südtirol, nel servizio dedicato all’incontro, ha confermato la presenza di Hohm e ha riferito della contromanifestazione organizzata contemporaneamente a Termeno. Secondo la televisione pubblica in lingua tedesca, alla protesta hanno partecipato oltre 200 persone, mentre le due iniziative sono rimaste separate e non si sono registrati incidenti.

Il rapporto tra Süd-Tiroler Freiheit e AfD

La presenza di Hohm non è stata casuale.

La Süd-Tiroler Freiheit ha scelto di invitarlo al proprio incontro giovanile e l’esponente tedesco ha parlato pubblicamente della necessità di una collaborazione tra le due realtà.

Rai Südtirol, in un’intervista precedente all’incontro, ha riportato la posizione del consigliere provinciale della Süd-Tiroler Freiheit Sven Knoll, che aveva difeso l’invito spiegando che il movimento dialoga con partiti democraticamente eletti e ricordando i rapporti già esistenti tra Hohm e il territorio altoatesino.

La stessa Süd-Tiroler Freiheit, nel resoconto ufficiale pubblicato dopo l’assemblea, ha presentato l’iniziativa come un incontro politico e di formazione della propria organizzazione giovanile. Il movimento ha inoltre confermato la presenza di esponenti di realtà politiche giovanili dell’area germanofona.

La vicenda ha generato reazioni differenti.

Il presidente della Provincia autonoma di Bolzano Arno Kompatscher, secondo quanto riferito da Rai Südtirol, ha espresso forti perplessità sull’iniziativa e ha richiamato la particolare sensibilità storica dell’Alto Adige.

Dall’altra parte, la Süd-Tiroler Freiheit ha respinto le critiche e difeso la scelta di organizzare l’incontro.

Chi è Melanie Mair

Nel dibattito è centrale anche la figura di Melanie Mair, responsabile provinciale dei giovani della Süd-Tiroler Freiheit.

La stessa organizzazione, nel resoconto del 12 settembre, ha comunicato la sua riconferma alla guida dell’organizzazione giovanile per i prossimi due anni.

Una fotografia pubblicata dalla Jungen Süd-Tiroler Freiheit e successivamente utilizzata anche da Rai Südtirol mostra Mair insieme a Jean-Pascal Hohm e Sven Knoll. La didascalia di Rai Südtirol identifica esplicitamente i tre esponenti.

Anche Reuters, attraverso il servizio fotografico realizzato a Termeno il 12 settembre, identifica Melanie Mair tra i partecipanti all’assemblea della Süd-Tiroler Freiheit.

Il punto non è soltanto l’AfD

La cronaca politica degli ultimi giorni rischia però di far dimenticare che la questione altoatesina ha radici molto più profonde.

L’Alto Adige è uno dei territori nei quali il tema della tutela delle minoranze linguistiche ha prodotto il più articolato sistema di autonomia presente in Italia.

L’articolo 6 della Costituzione italiana, come ricorda il Senato della Repubblica, stabilisce che:

“La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.”

È un principio costituzionale che trova una particolare applicazione in Alto Adige.

Secondo la Provincia autonoma di Bolzano, il secondo Statuto di autonomia, entrato in vigore nel 1972, costituisce ancora oggi la base della tutela delle minoranze in Alto Adige. La Provincia ricorda inoltre che lo Statuto ha ampliato considerevolmente le competenze provinciali e che il sistema di autonomia comprende 137 misure di tutela della popolazione altoatesina.

Il sistema riguarda le comunità tedesca, italiana e ladina, con una serie di garanzie relative alla lingua, all’istruzione, alla pubblica amministrazione e alla rappresentanza istituzionale.

Una tutela che riguarda tutta l’Italia

Il tema non riguarda però soltanto Bolzano.

La legge 482 del 1999, intitolata “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche”, dà attuazione all’articolo 6 della Costituzione.

Lo stabilisce direttamente Normattiva, il portale istituzionale che raccoglie la legislazione italiana.

L’articolo 2 della legge riconosce e tutela le lingue e le culture delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e delle comunità che parlano francese, franco-provenzale, friulano, ladino, occitano e sardo.

Il quadro italiano è quindi molto più articolato di quanto possa apparire osservando soltanto la situazione altoatesina.

Esistono infatti comunità linguistiche storiche in diverse regioni, con esperienze e sensibilità differenti.

Identità linguistica e identità nazionale non sono la stessa cosa

È proprio su questo punto che il caso altoatesino apre una discussione interessante.

La tutela di una lingua non coincide necessariamente con una richiesta di indipendenza.

E allo stesso tempo una forte appartenenza allo Stato italiano non implica necessariamente la rinuncia a un’identità culturale e linguistica distinta.

Nel caso dell’Alto Adige convivono infatti posizioni differenti.

La Süd-Tiroler Freiheit sostiene apertamente l’autodeterminazione e indica sul proprio sito ufficiale “Selbstbestimmung”, cioè autodeterminazione, tra i propri punti politici fondamentali.

La stessa organizzazione distingue questa prospettiva dalla richiesta di rafforzamento dell’autonomia, che costituisce un altro dei suoi obiettivi.

Esistono quindi almeno tre piani che è importante non confondere: tutela della minoranza linguistica, autonomia territoriale e autodeterminazione politica.

Sono concetti collegati dalla storia dell’Alto Adige, ma non equivalenti.

Una sensibilità diversa rispetto ad altre regioni italiane

È questo forse l’aspetto più interessante della vicenda.

In Italia l’identità territoriale assume forme molto diverse.

Una comunità può rivendicare la propria lingua senza mettere in discussione l’appartenenza allo Stato. Un’altra può chiedere maggiori competenze amministrative. Un’altra ancora può sostenere il diritto all’autodeterminazione.

L’Alto Adige rappresenta un caso particolare perché la sua autonomia è stata costruita attraverso un lungo percorso storico e diplomatico che ha coinvolto anche l’Austria.

Secondo la Provincia autonoma di Bolzano, le basi dell’attuale autonomia risalgono all’Accordo di Parigi del 1946, alla Costituzione italiana e al secondo Statuto di autonomia del 1972.

Non si tratta quindi soltanto di una questione locale, ma di un sistema istituzionale costruito nel tempo per garantire la convivenza di gruppi linguistici differenti.

Il nuovo elemento europeo

L’incontro di Termeno aggiunge però un elemento nuovo: la dimensione transnazionale.

La presenza di un dirigente della componente giovanile dell’AfD davanti ai giovani della Süd-Tiroler Freiheit dimostra che la questione dell’identità altoatesina viene discussa anche oltre i confini italiani.

Secondo ANSA, Hohm ha sostenuto che il Sudtirolo rappresenta un esempio per il mondo politico tedesco proprio per la sua storia di difesa dell’identità, della cultura e dell’autodeterminazione.

Rai Südtirol ha invece evidenziato come lo stesso Hohm abbia parlato della possibilità di sviluppare ulteriori sinergie politiche tra le due realtà.

Questo rapporto può essere letto in modi diversi dai diversi protagonisti politici. Ma il dato concreto è che il tema dell’identità altoatesina è entrato in una dimensione politica europea più ampia.

La domanda che resta aperta

Al di là delle contrapposizioni politiche e delle diverse valutazioni sull’AfD, la vicenda di Termeno pone una domanda che riguarda l’intero modello italiano delle autonomie:

quanto può spingersi l’autonomia di una comunità linguistica senza trasformarsi in una richiesta di separazione?

E, dall’altra parte:

fino a che punto uno Stato può riconoscere identità territoriali differenti mantenendo contemporaneamente un forte senso di appartenenza comune?

La Costituzione italiana ha scelto una strada precisa: unità della Repubblica e tutela delle minoranze linguistiche.

L’esperienza altoatesina rappresenta uno dei tentativi più avanzati di mettere in pratica entrambi i principi.

Il confronto di questi giorni dimostra però che la questione dell’identità non è affatto esaurita. E che, dentro la stessa comunità linguistica, possono convivere sensibilità politiche profondamente differenti: da chi considera l’autonomia lo strumento attraverso cui rafforzare la convivenza, fino a chi ritiene necessario arrivare all’autodeterminazione.

È proprio questa complessità che rende l’Alto Adige un caso italiano ed europeo ancora aperto.