Drone verso La Mecca, accusa saudita agli Houthi: «Linea rossa». Riad minaccia ritorsioni

La tensione in Medio Oriente sale ancora e questa volta coinvolge direttamente La Mecca, la città più santa dell’Islam. L’Arabia Saudita ha annunciato di aver intercettato e distrutto un drone lanciato, secondo la coalizione militare guidata da Riad, dagli Houthi dello Yemen e diretto verso l’area della città santa.

Secondo il portavoce della coalizione saudita, Turki al-Maliki, il drone è stato intercettato a sud di La Mecca nella serata di martedì 15 settembre, prima che potesse entrare nello spazio aereo vietato sopra la città. Le autorità saudite hanno descritto l’episodio come una grave minaccia alla sicurezza dei luoghi santi e dei pellegrini.

La coalizione ha definito la sicurezza delle Due Sacre Moschee e dei loro visitatori una «linea rossa», avvertendo che il Comando delle Forze Congiunte non esiterà ad adottare misure di deterrenza contro gli Houthi.

La versione saudita è stata però immediatamente respinta dal movimento yemenita. Hazem al-Assad, membro dell’ufficio politico degli Houthi, ha definito su X una «menzogna logora» l’accusa secondo cui il gruppo avrebbe cercato di colpire La Mecca, sostenendo che una simile ricostruzione sarebbe già stata utilizzata in passato.

La distanza tra le due versioni rende particolarmente delicata la ricostruzione dell’accaduto. Al momento, l’intercettazione del drone e la sua localizzazione a sud della città sono elementi riferiti dalle autorità saudite; l’intenzione di colpire direttamente La Mecca resta invece contestata dagli Houthi.

L’episodio ha comunque provocato una forte reazione nel mondo musulmano. L’Organizzazione per la Cooperazione Islamica, che riunisce 57 Paesi, ha condannato quello che ha definito un attacco contro la città santa e ha espresso solidarietà all’Arabia Saudita.

Il nuovo incidente arriva in una fase di forte escalation del conflitto nello Yemen e nella più ampia crisi mediorientale. Negli ultimi giorni gli Houthi hanno intensificato gli attacchi contro obiettivi sauditi, mentre Riad ha condotto nuovi raid contro posizioni del movimento in Yemen.

La situazione è particolarmente delicata anche sul fronte marittimo. Gli Houthi hanno conquistato posizioni strategiche lungo la costa yemenita del Mar Rosso, aumentando la pressione sullo Stretto di Bab el-Mandeb, uno dei principali passaggi per il traffico commerciale internazionale e per le esportazioni di petrolio.

L’Arabia Saudita ha inoltre intensificato i contatti con i propri alleati regionali. Il principe ereditario Mohammed bin Salman ha incontrato in Egitto il presidente Abdel Fattah al-Sisi, mentre Riad cerca sostegno per affrontare la crescente minaccia lungo le proprie frontiere e sulle rotte marittime. I due Paesi hanno sottolineato l’importanza della libertà e della sicurezza della navigazione nel Mar Rosso e attraverso Bab el-Mandeb.

Nei giorni precedenti erano state diramate anche allerte di sicurezza in diverse zone dell’Arabia Saudita, comprese La Mecca e altre aree del Regno. Le autorità saudite hanno rafforzato le misure di sicurezza dopo una serie di attacchi con missili e droni attribuiti agli Houthi.

La coalizione saudita sostiene che quello appena intercettato rappresenti il secondo tentativo degli Houthi di colpire La Mecca. Il precedente risale al luglio 2017, quando, secondo Riad, fu lanciato un missile balistico verso la città santa. Anche in quel caso gli Houthi contestarono la ricostruzione saudita.

Il rischio è ora che l’episodio contribuisca a un’ulteriore escalation. Il coinvolgimento di La Mecca rende infatti la crisi particolarmente sensibile sul piano religioso e politico, mentre la disputa tra Arabia Saudita e Houthi si intreccia con la sicurezza delle rotte commerciali del Mar Rosso e con il più ampio confronto regionale.

Per Riad, la protezione delle città sante costituisce una priorità assoluta. Per gli Houthi, invece, l’accusa di aver deliberatamente preso di mira La Mecca è falsa. Le due versioni restano quindi profondamente divergenti, mentre la tensione militare continua ad aumentare lungo il fronte yemenita e nel Mar Rosso.