Il Fisco cambia passo: il governo completa la riforma. FdI: «Mai più cittadini usati come bancomat»

Agenzia delle entrate ph dal web

La delega fiscale arriva al traguardo nei tempi previsti. La scadenza del 29 agosto è stata rispettata e, per il governo guidato da Giorgia Meloni, il completamento del percorso rappresenta uno dei risultati più rilevanti della legislatura sul fronte economico. Un intervento che ha richiesto un lungo lavoro di riordino e che, secondo la maggioranza, punta a cambiare profondamente il rapporto tra contribuenti e amministrazione finanziaria.

Sotto la responsabilità del viceministro dell’Economia Maurizio Leo, il percorso della delega fiscale ha portato all’approvazione di 29 provvedimenti tra decreti legislativi e Testi unici, con il riordino di oltre 440 norme. L’obiettivo dichiarato è stato quello di intervenire su un sistema tributario cresciuto nel corso dei decenni attraverso una stratificazione di disposizioni spesso complesse e difficili da interpretare.

Per Lino Ricchiuti, vice responsabile nazionale del Dipartimento Imprese di Fratelli d’Italia, si tratta di una riforma attesa da decenni. «Una riforma che l’Italia aspettava da oltre cinquant’anni», ha sottolineato, evidenziando anche il fatto che il percorso sia stato realizzato «senza gravare di un euro sulle casse dello Stato».

Il punto centrale dell’intervento è la semplificazione. Il governo ha puntato ad accorpare e razionalizzare una parte consistente della normativa tributaria, intervenendo contemporaneamente sulle garanzie riconosciute ai contribuenti e sulle modalità con cui il Fisco può procedere nei confronti di cittadini e imprese.

Una delle novità più significative riguarda il rapporto tra amministrazione finanziaria e contribuente. Il nuovo Statuto del contribuente rafforza il principio del contraddittorio preventivo, prevedendo tempi più ampi per consentire al cittadino di presentare le proprie osservazioni prima che venga formalizzato l’accertamento. In particolare, viene garantito un termine di almeno 60 giorni per esercitare il diritto al confronto con l’amministrazione.

Grande attenzione è stata riservata anche all’autotutela, cioè alla possibilità per l’amministrazione finanziaria di intervenire per correggere i propri errori. L’intenzione è rendere questo strumento più efficace nei casi in cui emergano errori evidenti, evitando che il contribuente debba affrontare procedure lunghe e onerose per contestare una pretesa tributaria manifestamente errata.

Altro capitolo importante è quello delle sanzioni. La riforma introduce una maggiore attenzione al principio di proporzionalità, distinguendo maggiormente tra errori formali, violazioni di carattere tributario e condotte fraudolente. L’obiettivo è evitare che comportamenti molto diversi tra loro vengano trattati allo stesso modo, concentrando la risposta più severa sulle condotte realmente fraudolente e penalmente rilevanti.

Sul versante delle imposte sui redditi, la riforma ha previsto interventi sull’Irpef, compreso il passaggio a tre aliquote, oltre all’innalzamento della no tax area. Tra le misure che interessano il mondo del lavoro autonomo rientrano inoltre la stabilizzazione del regime forfettario e una serie di interventi rivolti alle partite Iva.

Un altro elemento della strategia del governo è rappresentato dal concordato preventivo biennale, pensato per modificare il rapporto tra Fisco e contribuenti attraverso una maggiore prevedibilità degli obblighi tributari. A questo si affiancano l’adempimento collaborativo e la revisione del sistema della riscossione, con l’ambizione di spostare progressivamente il modello italiano da una logica prevalentemente conflittuale verso una maggiore collaborazione e certezza.

È proprio su questo cambio di impostazione che insiste Ricchiuti, secondo cui il contribuente che lavora, produce e paga regolarmente le imposte non dovrebbe essere considerato una fonte inesauribile di prelievo. «Chi lavora, produce e paga le tasse non è un bancomat da cui lo Stato può continuare a prelevare», ha affermato l’esponente di Fratelli d’Italia.

Il completamento della delega fiscale, tuttavia, non significa che la riforma possa considerarsi definitivamente conclusa. La fase successiva sarà infatti quella dell’attuazione e del completamento delle misure ancora previste. Il ministero dell’Economia ha indicato tra le priorità politiche anche per il 2027 la necessità di proseguire il lavoro, attraverso l’adozione dei provvedimenti attuativi.

La direzione indicata dal ministero è quella di una ulteriore semplificazione degli adempimenti, della riduzione degli oneri amministrativi a carico dei contribuenti e della costruzione di un sistema tributario maggiormente orientato alla crescita economica.

Restano inoltre aperti alcuni dossier di particolare rilevanza politica ed economica. Tra questi figura l’ipotesi di un ulteriore intervento sull’Irpef, con l’obiettivo di estendere il taglio fino alla fascia di reddito dei 60 mila euro. Sul tavolo ci sono anche misure di tassazione agevolata per tredicesime, straordinari e premi di produttività, oltre al riordino del settore del gioco fisico.

Il completamento della delega rappresenta dunque un passaggio importante, ma non la fine del percorso. La sfida per il governo sarà ora trasformare il riordino normativo in effetti concreti per famiglie, lavoratori autonomi, imprese e professionisti, riducendo realmente la complessità degli adempimenti e rendendo più prevedibile il rapporto con l’amministrazione finanziaria.

Per la maggioranza, la riforma vuole segnare una discontinuità rispetto al passato: meno burocrazia, maggiore certezza delle regole e un Fisco che, nelle intenzioni dichiarate, dovrebbe essere più semplice e collaborativo. La verifica decisiva, però, arriverà dalla sua applicazione concreta e dalla capacità delle nuove norme di tradursi in un effettivo alleggerimento degli oneri per chi ogni giorno lavora, produce e versa le imposte.