Torino, 42enne accusato di molestia a una tredicenne: il Gip ordina solo l’obbligo di firma, la Procura impugna

La Procura di Torino porterà davanti al Tribunale del Riesame la decisione del Gip che ha disposto per il 42enne arrestato per la presunta molestia ai danni di una tredicenne soltanto l’obbligo di firma, senza convalidare il fermo. Intanto esplode la polemica politica sulla magistratura e sulla decisione del ministro Nordio di inviare gli ispettori.

La vicenda giudiziaria di Torino entra in una nuova fase. La Procura ha deciso di impugnare davanti al Tribunale del Riesame il provvedimento con cui il Gip ha disposto nei confronti del 42enne arrestato dalla polizia per una presunta molestia ai danni di una tredicenne la misura dell’obbligo di firma, senza convalidare il fermo.

La decisione del giudice aveva riconosciuto l’esistenza di gravi indizi di colpevolezza, ma aveva escluso la convalida del fermo ritenendo non sussistente il requisito del pericolo di fuga.

Secondo il Gip, infatti, l’uomo avrebbe successivamente assunto un atteggiamento collaborativo con gli investigatori e mostrato quello che il giudice ha interpretato come un atteggiamento di pentimento. Per quanto riguarda le esigenze cautelari, il magistrato ha ritenuto che potessero essere adeguatamente garantite attraverso una misura meno afflittiva rispetto alla custodia cautelare, individuata nell’obbligo di firma.

Ora sarà il Riesame a dover valutare la posizione e le richieste della Procura.

La polemica politica

La decisione del Gip ha provocato una forte reazione politica, con esponenti del governo che hanno criticato pubblicamente il provvedimento. Una presa di posizione che ha alimentato un confronto molto acceso sul rapporto tra politica e magistratura.

A intervenire è stato anche il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Tango, che ha ricordato come davanti a un provvedimento cautelare esistano precisi strumenti di impugnazione.

«Un provvedimento che ovviamente si può criticare, ma soprattutto si può contestare secondo quanto previsto dalle stesse regole procedurali, ricorrendo al tribunale del Riesame ed eventualmente in Cassazione», ha sottolineato Tango.

Il presidente dell’Anm ha quindi contestato quello che ha definito un atteggiamento eccessivo da parte di alcuni esponenti dell’esecutivo.

«Non è una decisione definitiva. Non è neanche una sentenza, oltre a non essere né una condanna né un’assoluzione», ha osservato.

Secondo Tango, gli attacchi rivolti al Gip sarebbero andati oltre la normale critica a un provvedimento giudiziario.

«Sono stati diversi gli attacchi scomposti da parte di autorevoli esponenti del governo, che sono andati oltre la critica», ha affermato il presidente dell’Anm, aggiungendo che l’associazione stigmatizza con forza questo atteggiamento.

Gli ispettori inviati dal ministro Nordio

Nel mirino dell’Anm è finita anche la decisione del ministro della Giustizia Carlo Nordio di inviare gli ispettori.

Tango ha definito «del tutto non ortodosso» l’invio degli ispettori, sostenendo che questi «non hanno il compito di valutare il merito dei singoli procedimenti».

Il confronto, dunque, non riguarda più soltanto la misura cautelare adottata nei confronti del 42enne, ma investe direttamente il delicato equilibrio tra Procura, Gip, governo e organi di controllo della giustizia.

Sul piano strettamente giudiziario, sarà ora il Tribunale del Riesame a stabilire se la valutazione del Gip sulle esigenze cautelari debba essere confermata oppure modificata.

La scritta sul minimarket

Nel frattempo, la tensione è arrivata anche fuori dalle aule di tribunale.

Sulla saracinesca del minimarket di Borgo Vittoria, dove lavorava l’uomo arrestato, è comparsa una scritta realizzata con vernice verde: «Pedofilo infame».

Un episodio che aggiunge ulteriore tensione a una vicenda già al centro di una fortissima attenzione pubblica.

Resta però fondamentale distinguere il piano delle accuse da quello delle responsabilità accertate: l’uomo è sottoposto a un procedimento giudiziario e la decisione del Gip non costituisce né una condanna né un’assoluzione.

Adesso la parola passa al Tribunale del Riesame, chiamato a valutare l’impugnazione della Procura e, soprattutto, la necessità e l’adeguatezza della misura cautelare.