Sondaggi politici, quanto vale il ritorno di Di Battista: la sua candidatura danneggerebbe Conte e il M5s

Il possibile ritorno sulla scena politica di Alessandro Di Battista potrebbe cambiare gli equilibri in vista delle elezioni politiche del 2027, soprattutto nel centrosinistra. L’ex esponente del Movimento 5 Stelle non ha ancora ufficializzato la propria candidatura, ma il suo progetto politico Schierarsi continua a far discutere e i primi sondaggi provano a misurarne il potenziale elettorale.

Secondo un sondaggio realizzato da Izi nel mese di agosto per Domani e rilanciato da Bidimedia, il 34,1% degli italiani sarebbe a conoscenza dell’ipotesi di una candidatura di Di Battista alle prossime elezioni. Il dato più interessante riguarda però il possibile peso elettorale: oggi la lista riconducibile all’ex parlamentare raccoglierebbe circa l’1,3%, mentre il suo potenziale arriverebbe al 3,5%.

Una percentuale che, se confermata alle urne, potrebbe incidere soprattutto sul cosiddetto campo largo. Il motivo emerge dall’analisi della provenienza dei consensi potenziali.

Il M5s sarebbe il partito più esposto

Nello scenario ipotizzato dal sondaggio, oltre un terzo degli elettori che potrebbero scegliere Di Battista, precisamente il 34,3%, in sua assenza voterebbe il Movimento 5 Stelle. È il dato che più chiaramente evidenzia il possibile impatto del ritorno dell’ex pentastellato sulla formazione guidata da Giuseppe Conte.

Il 9% si orienterebbe invece verso il Partito Democratico, mentre il 17,6% rimarrebbe indeciso. Un altro 8,9% sceglierebbe di non recarsi alle urne.

Ma il bacino potenziale di Di Battista non sarebbe composto esclusivamente da elettori di centrosinistra. Secondo la rilevazione, l’8,1% dei suoi potenziali sostenitori sceglierebbe Fratelli d’Italia, il 5,2% la Lega e il 4,1% Futuro Nazionale di Roberto Vannacci.

Seguono Alleanza Verdi e Sinistra con il 4%, Italia Viva e Forza Italia entrambe al 2,1%, Più Europa al 2% e Noi Moderati all’1,3%.

Un possibile ago della bilancia

Il dato suggerisce quindi uno scenario particolarmente delicato per il centrosinistra. Se Di Battista decidesse realmente di scendere in campo con una propria lista, potrebbe sottrarre consensi soprattutto al Movimento 5 Stelle, ma anche al Pd e, più in generale, all’area che punta a costruire un’alternativa al centrodestra.

Il suo eventuale ritorno, tuttavia, potrebbe avere anche un effetto più ampio: la presenza di una nuova proposta politica potrebbe aumentare la frammentazione del voto e rendere ancora più complessa la costruzione di una coalizione competitiva in vista del 2027.

Di Battista, uscito dal M5s dopo la rottura consumatasi nel 2021 anche in seguito alle divergenze sulla scelta di sostenere il governo Draghi, non ha ancora sciolto ufficialmente la riserva. Ma il progetto Schierarsi continua a rappresentare una possibile piattaforma per un ritorno alla politica attiva.

Anche sul fronte della popolarità personale, l’ex parlamentare conserva un certo seguito. In una recente classifica dei leader politici più apprezzati, Di Battista avrebbe ottenuto un livello di fiducia del 23%, collocandosi nella parte bassa della graduatoria.

Il vero interrogativo, ora, è capire se quel consenso potenziale possa trasformarsi in voti reali. Il 3,5% stimato dal sondaggio non rappresenta infatti una previsione certa del risultato elettorale, ma misura il bacino potenziale di consenso in uno scenario ipotetico.

Se Di Battista decidesse davvero di candidarsi nel 2027, la sua presenza potrebbe dunque diventare una delle variabili da seguire con maggiore attenzione: non necessariamente per la possibilità di conquistare un risultato decisivo in termini assoluti, ma per l’effetto che potrebbe produrre sugli equilibri tra Conte, Pd e le altre forze del centrosinistra.