Etna, l’eruzione non dà tregua: aeroporto di Catania chiuso fino al 15 agosto, 700 voli cancellati
L’Etna continua a creare pesanti disagi in Sicilia. L’aeroporto di Catania Fontanarossa resterà chiuso fino alle 2 del 15 agosto a causa della nube di cenere vulcanica prodotta dall’intensa attività eruttiva.
Tra il 7 e il 12 agosto sono stati cancellati circa 700 voli, mentre oltre 400 collegamenti sono stati riprogrammati su altri aeroporti dell’isola: più di 100 su Comiso, 330 su Palermo e 22 su Trapani, oltre ad alcuni trasferimenti verso Lamezia Terme.
Decine di migliaia di passeggeri sono rimasti a terra o hanno dovuto affrontare lunghi trasferimenti in autobus e treno per raggiungere altri scali. Anche l’aeroporto di Comiso è stato temporaneamente bloccato per circa 12 ore a causa della presenza di cenere vulcanica.
L’Ingv invita alla prudenza sulle prospettive dell’eruzione. «Non possiamo sapere quanto durerà l’attività dell’Etna», ha spiegato Stefano Branca, direttore del dipartimento Vulcani dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. I sistemi di monitoraggio, ha chiarito, consentono di anticipare l’inizio dell’attività, ma non di prevederne la fine.
L’Etna resta in intensa attività stromboliana, con boati e una nube vulcanica che ha raggiunto anche Malta e il Nord Africa. Tre delle quattro fratture aperte sul fianco del vulcano continuano inoltre ad alimentare colate laviche nella Valle del Bove, mentre il tremore vulcanico rimane su livelli elevati.
La crisi sta avendo ripercussioni anche sul turismo. Secondo le stime di Assoesercenti, i danni al settore potrebbero oscillare tra 12 e 24 milioni di euro.
Intanto non si placano le polemiche sulla gestione dell’emergenza. Il ministro della Protezione civile Nello Musumeci ha rilanciato il tema della posizione dell’aeroporto di Catania, sostenendo che «fuori posto non è l’Etna ma l’aeroporto» e ricordando l’ipotesi di una sua possibile delocalizzazione.
La Regione Siciliana assicura di essere impegnata, insieme alla Protezione civile e agli altri scali dell’isola, nell’organizzazione di collegamenti straordinari e nell’assistenza ai passeggeri. L’emergenza, però, resta legata all’evoluzione dell’attività dell’Etna e soprattutto alla direzione dei venti, che continuano a spingere la cenere verso l’area aeroportuale.
Etna, ottavo giorno di eruzione: lava, cenere e voli nel caos. Catania assediata dal vulcano
L’Etna non concede tregua. Da oltre una settimana il vulcano è protagonista di una intensa fase eruttiva che sta mettendo sotto pressione l’intera Sicilia orientale, con fontane di lava, colate, boati e soprattutto una nube di cenere che continua a condizionare pesantemente il traffico aereo.
L’attività è iniziata nella notte tra 5 e 6 agosto, quando dal cratere Voragine sono riprese con forza le esplosioni di tipo stromboliano e le fontane di lava. Da allora l’attività è proseguita, seppure con intensità variabile, senza una vera interruzione.
La cronologia dell’eruzione
5-6 agosto – Il risveglio della Voragine.
Nella notte prende forma la nuova fase eruttiva. Dal cratere Voragine iniziano intense esplosioni stromboliane, accompagnate da fontane di lava e dalla produzione di cenere vulcanica. L’attività diventa rapidamente un problema anche per il traffico aereo.
7-8 agosto – La cenere arriva su Catania.
La nube vulcanica si intensifica e l’aeroporto di Fontanarossa viene costretto a limitare e poi sospendere temporaneamente i voli. Le operazioni riprendono dopo le prime restrizioni, ma la situazione resta instabile.
9-10 agosto – L’eruzione si amplia.
L’attività non riguarda più soltanto la sommità del vulcano. L’INGV rileva bocche eruttive a diverse quote, tra cui quelle intorno ai 2.750 e 2.360 metri, con alimentazione di più colate laviche. L’allerta per il traffico aereo resta al livello rosso, il massimo previsto.
10-11 agosto – Nuove fratture e nuove colate.
Sul fianco dell’Etna si aprono ulteriori bocche eruttive nella zona della Valle del Bove. Una nuova bocca viene individuata a circa 2.090 metri, mentre un’altra frattura si apre a circa 1.900 metri. Il sistema eruttivo diventa quindi ancora più articolato.
11 agosto – La nube raggiunge Malta.
La cenere trasportata dai venti arriva fino a Malta, provocando cancellazioni e ritardi anche sull’aeroporto maltese. Secondo Reuters, sono stati cancellati 19 voli. La nube ha percorso circa 220 chilometri verso sud.
12-13 agosto – L’emergenza diventa un caso nazionale.
La cenere continua a compromettere il traffico aereo. Catania deve prorogare ripetutamente le limitazioni, mentre i voli vengono cancellati o dirottati verso Palermo, Comiso, Trapani e altri scali.
Al 13 agosto il bilancio parla di circa 700 voli cancellati tra il 7 e il 12 agosto e di oltre 400 collegamenti riprogrammati su altri aeroporti.
14 agosto – L’Etna continua.
L’emergenza entra nell’ottavo giorno. L’attività eruttiva prosegue e l’aeroporto di Catania resta sottoposto a restrizioni. L’INGV continua a monitorare le bocche eruttive e le colate, mentre la cenere rimane il principale ostacolo per il traffico aereo.
Il problema non è soltanto la lava
Le colate laviche stanno scorrendo prevalentemente verso la Valle del Bove, in aree non urbanizzate. È la cenere, invece, a rappresentare il problema più immediato per la mobilità.
Le particelle vulcaniche sono pericolose per gli aerei perché possono entrare nei motori e danneggiarli. Per questo, quando la nube attraversa le rotte o l’area dello scalo, le autorità sono costrette a limitare o sospendere i voli.
La nube ha raggiunto anche il Mediterraneo meridionale e Malta, dimostrando quanto rapidamente le condizioni atmosferiche possano trasformare un fenomeno locale in un problema che coinvolge un’area molto più vasta.
Catania paralizzata, passeggeri in fuga verso gli altri aeroporti
L’effetto sull’aeroporto Vincenzo Bellini è pesantissimo. Centinaia di voli sono stati cancellati e centinaia di altri riprogrammati o dirottati verso Palermo, Comiso, Trapani e altri scali.
La pressione si è quindi spostata sugli aeroporti alternativi, sui treni e sui collegamenti stradali, con migliaia di passeggeri costretti a cambiare programma nel pieno della stagione turistica.
Danni al turismo e polemica politica
L’emergenza non riguarda soltanto i viaggiatori. Il settore turistico siciliano sta pagando un prezzo significativo per la paralisi dei collegamenti. Si stimano danni compresi tra 12 e 24 milioni di euro per il comparto turistico.
La situazione ha inoltre aperto una polemica sulla collocazione dell’aeroporto di Catania. Il ministro Nello Musumeci ha sostenuto che, rispetto al rischio vulcanico, «fuori posto non è l’Etna ma l’aeroporto», rilanciando il tema della possibile delocalizzazione dello scalo.
Quanto durerà?
È questa la domanda alla quale oggi nessuno può dare una risposta certa.
L’attività dell’Etna può diminuire, intensificarsi nuovamente o cambiare caratteristiche. Il monitoraggio dell’INGV permette di seguire costantemente tremore, attività esplosiva, emissioni e colate, ma non consente di stabilire con precisione quando terminerà questa fase.
Dopo otto giorni, dunque, l’Etna continua a eruttare e la Sicilia resta sospesa tra lo spettacolo delle fontane di lava e le conseguenze concrete della cenere: aeroporti sotto pressione, voli cancellati, turisti bloccati e una crisi che, alla vigilia di Ferragosto, non mostra ancora una data di fine.

Etna, Schifani: «Facciamo il massimo per alleviare i disagi». A Catania circa 700 voli saltati
«Stiamo responsabilmente facendo il massimo per alleviare i disagi dei viaggiatori dovuti alla chiusura dell’aeroporto di Catania a causa della cenere dell’Etna».
Lo afferma il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, intervenendo sulla situazione di emergenza che sta paralizzando lo scalo di Fontanarossa.
«Restano ferme le competenze delle compagnie aeree per quanto riguarda l’operatività dei voli e la doverosa assistenza ai passeggeri», sottolinea Schifani.
La Regione, pur non avendo competenze sulla gestione del traffico aereo, ha deciso di intervenire per fronteggiare l’emergenza, collaborando con le società di gestione aeroportuale attraverso l’attivazione di collegamenti straordinari.
È stato inoltre attivato il Dipartimento regionale della Protezione civile, chiamato a contribuire alla gestione di una situazione particolarmente complessa che coinvolge decine di migliaia di passeggeri.
Secondo quanto riferito da Schifani, sono circa 700 i voli che hanno subito conseguenze a Fontanarossa, tra cancellazioni e riprogrammazioni verso altri aeroporti.
L’emergenza è legata alla presenza di cenere vulcanica prodotta dall’attività dell’Etna, che rende particolarmente complessa e delicata la gestione dei collegamenti aerei.
Il presidente della Regione ribadisce quindi l’impegno delle istituzioni siciliane per contenere i disagi, mentre resta alle compagnie aeree la responsabilità dell’operatività dei voli e dell’assistenza ai passeggeri coinvolti.

Etna, Musumeci: «Ad essere fuori posto non è il vulcano ma l’aeroporto»
Le nuove difficoltà negli aeroporti di Catania e Comiso, tra cancellazioni, ritardi e pesanti disagi per migliaia di passeggeri nel pieno della stagione turistica, riaccendono il dibattito sulla vulnerabilità del sistema aeroportuale della Sicilia orientale.
A intervenire è il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci, che ricorda come il problema fosse stato sollevato già quasi trent’anni fa, quando era presidente della Provincia di Catania.
«Già nel 1999 – ricorda Musumeci – avevo evidenziato i limiti dello scalo di Fontanarossa e la sua particolare vulnerabilità legata alla vicinanza con l’Etna». In quell’occasione, spiega, venne inserita nel Piano territoriale provinciale una proposta di delocalizzazione dell’aeroporto e fu elaborato uno studio preliminare per un nuovo scalo nella Piana tra Catania ed Enna, pensato per servire sette province siciliane su nove.
Il progetto, però, non trovò il sostegno necessario. «Da allora sono trascorsi quasi trent’anni – sottolinea Musumeci – il traffico aereo e i flussi turistici sono cresciuti enormemente, mentre le conseguenze delle eruzioni dell’Etna continuano periodicamente a condizionare l’operatività degli aeroporti orientali».
Secondo Musumeci, la questione non riguarda soltanto i disagi immediati per i viaggiatori, ma anche l’accessibilità della Sicilia e la sua attrattività turistica. «Tornai sul tema da presidente della Regione, incontrando l’ostilità della società di gestione e l’indifferenza degli enti locali interessati», aggiunge.
Il ministro precisa di non voler riproporre necessariamente oggi il progetto concepito nel 1999, ma considera i problemi di questi giorni un campanello d’allarme.
«È difficile negare che i fatti di questi giorni dimostrano una sola cosa: ad essere fuori posto non è il vulcano ma l’aeroporto», afferma Musumeci.
La riflessione, conclude, dovrebbe ora riguardare la programmazione delle grandi infrastrutture e il futuro della mobilità aerea nell’Isola: «Si tratta solo di decidere quale ruolo debba avere la Sicilia nel futuro della crescente mobilità aerea».
