Comunità energetiche rinnovabili, boom in Italia: raddoppiate in pochi mesi, oltre 3.600 già operative
Le comunità energetiche rinnovabili accelerano in Italia e in pochi mesi raddoppiano la loro presenza sul territorio. Sono 3.630 le configurazioni Cer già attive, con una potenza complessiva installata di 302,9 megawatt e quasi 38 mila utenze collegate. È il quadro che emerge dallo studio dell’Osservatorio Economico Aforisma sui dati più aggiornati del Gestore dei servizi energetici (Gse).
Un balzo significativo rispetto alla fine del 2025, quando le comunità energetiche operative erano 1.805, con una capacità complessiva di 174,5 MW e poco più di 18 mila punti di prelievo associati. Una crescita favorita anche dagli incentivi e dal programma previsto dal Pnrr, che ha sostenuto la realizzazione di impianti nei Comuni con meno di 50 mila abitanti.
«Le comunità energetiche – spiega Davide Stasi, responsabile dell’Osservatorio Economico Aforisma – sono gruppi di cittadini, imprese ed enti pubblici che si uniscono per produrre, condividere e consumare energia rinnovabile a livello locale, beneficiando di incentivi sulla condivisione dell’energia per vent’anni».
La diffusione, però, resta ancora a macchia di leopardo. Il Nord Italia registra una crescita più capillare, mentre nel Mezzogiorno lo sviluppo appare più disomogeneo, con differenze marcate tra territori.
La maggior parte delle comunità energetiche italiane è costituita da impianti di piccola taglia. Nel dettaglio:
- 1.673 Cer hanno una potenza fino a 10 kW;
- 772 tra 10 e 20 kW;
- 438 tra 20 e 50 kW;
- 270 tra 50 e 100 kW;
- 158 tra 100 e 200 kW;
- 284 tra 200 e 1.000 kW;
- 35 superano la soglia di 1 MW.
Sul fronte dei finanziamenti, il bando Pnrr ha raccolto complessivamente 48.750 domande. Di queste, circa 29.820 sono state ammesse, mentre le altre restano in attesa di eventuali nuove risorse o scorrimenti della graduatoria. I contributi assegnati ammontano a 768,3 milioni di euro, per una potenza incentivata complessiva di circa 1,74 gigawatt.
A livello regionale, la Lombardia è risultata la prima per numero di richieste presentate al bando Pnrr con 7.434 istanze, seguita dalla Sicilia con 6.598, dal Veneto con 5.053, dal Piemonte con 4.565 e dalla Puglia con 4.372. In fondo alla graduatoria la Valle d’Aosta, con 208 domande, anche per le dimensioni territoriali più contenute.
Tra le principali cause di esclusione delle richieste figurano la mancanza dei requisiti per entrare in una comunità energetica, l’assenza del preventivo di connessione accettato, problemi legati ai titoli autorizzativi, la presenza di contributi non cumulabili o impianti realizzati in Comuni con popolazione superiore ai limiti previsti.
Il percorso di crescita delle Cer italiane, dunque, entra in una nuova fase: da fenomeno ancora sperimentale a componente sempre più rilevante della transizione energetica nazionale, anche se resta la sfida di rendere lo sviluppo più uniforme tra Nord e Sud.
