Iran, effetto guerra sull’Italia: arriva la maxi stangata da 29 miliardi tra benzina, gas e bollette
La crisi nel Golfo Persico rischia di trasformarsi in una nuova emergenza economica per l’Italia. Secondo le stime dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, nel 2026 famiglie e imprese potrebbero trovarsi a sostenere quasi 29 miliardi di euro di costi aggiuntivi per elettricità, gas e carburanti, ipotizzando che gli attuali livelli di prezzo restino invariati fino alla fine dell’anno.
A pesare maggiormente saranno i carburanti, con un aggravio stimato di 13,6 miliardi di euro, pari a un aumento del 20,4% rispetto al 2025. Seguono l’energia elettrica, con un incremento previsto di 10,2 miliardi (+12,9%), e il gas, che potrebbe costare 5 miliardi in più (+14,6%).
Una vera e propria “stangata energetica” che, secondo la Cgia, rischia di colpire soprattutto le famiglie con redditi più bassi, le aziende di trasporto e le imprese ad alta intensità energetica.
Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto le regioni più colpite
L’impatto maggiore si concentrerebbe nelle regioni economicamente più forti e industrializzate del Paese. La Lombardia sarebbe la più penalizzata, con un aumento dei costi stimato in 5,4 miliardi di euro (+15,1% rispetto al 2025). Al secondo posto l’Emilia-Romagna, con un aggravio di circa 3 miliardi (+16,1%), seguita dal Veneto, dove la spesa aggiuntiva sfiorerebbe i 2,9 miliardi (+15,8%).
Secondo la Cgia, il motivo è legato alla maggiore concentrazione di popolazione, attività produttive e consumi energetici: “La stangata colpirà soprattutto le aree geografiche economicamente più avanzate”.
Benzina e diesel: oltre 13 miliardi di rincari
Il settore dei trasporti sarà uno dei più colpiti. I prezzi medi alla pompa in modalità self service hanno raggiunto circa 1,91 euro al litro per la benzina e 2,04 euro per il diesel, con aumenti rispettivamente del 14,4% e del 18,5% rispetto al periodo precedente allo scoppio delle ostilità.
A livello regionale, gli incrementi percentuali più elevati sono attesi in Basilicata (+21,6%), con un aumento di circa 118 milioni di euro, seguita da Campania e Puglia, entrambe con un +21,3%. Per la Campania l’aggravio stimato è di circa 1 miliardo di euro, mentre per la Puglia circa 837 milioni.
Bollette elettriche e gas in forte crescita
Anche il fronte energetico registra aumenti significativi. Il prezzo dell’energia elettrica è cresciuto del 51,2% negli ultimi mesi, passando da 106,7 a 161,2 euro al megawattora. Per il 2026 la spesa aggiuntiva per le bollette elettriche è stimata in 10,2 miliardi di euro.
La Lombardia guiderebbe ancora la classifica con 2,2 miliardi di maggiori costi, seguita dal Veneto con oltre 1 miliardo e dall’Emilia-Romagna con circa 967 milioni.
Ancora più marcato l’aumento del gas: il prezzo è salito del 71,6%, passando da 32,4 a 57 euro al megawattora. L’impatto complessivo sulle famiglie e sulle imprese italiane sarebbe di circa 5 miliardi di euro. Anche in questo caso la Lombardia sarebbe la regione più penalizzata, con 1,2 miliardi di euro di costi aggiuntivi, seguita da Emilia-Romagna (+710 milioni) e Veneto (+611 milioni).
Gli aiuti del governo coprono solo una parte della stangata
Il governo ha già stanziato circa 7 miliardi di euro per contrastare il caro energia: 5 miliardi destinati alle bollette di luce e gas e 2 miliardi per ridurre il peso delle accise su benzina e diesel.
Una cifra importante, ma che secondo la Cgia riuscirebbe a compensare soltanto circa un quarto dell’aumento complessivo previsto.
Per questo motivo l’esecutivo starebbe valutando un nuovo intervento da altri 7 miliardi di euro entro l’autunno, prima della legge di bilancio 2027. Una misura che dipenderà anche dall’eventuale concessione da parte dell’Unione Europea di una clausola di salvaguardia sul rapporto deficit/Pil.
Cgia: “L’Europa grande assente”
La Cgia punta il dito contro Bruxelles, accusata di aver adottato un atteggiamento diverso rispetto alla crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina.
Tra il 2022 e il 2023 l’Unione Europea aveva autorizzato misure straordinarie come la riduzione dell’Iva sulle bollette, il tetto al prezzo del gas e il contributo di solidarietà sugli extraprofitti delle grandi società energetiche.
Resta inoltre aperto il tema del disaccoppiamento tra il prezzo del gas e quello dell’elettricità, una riforma considerata da molti necessaria per ridurre la vulnerabilità del mercato europeo agli shock internazionali.
La guerra in Iran, dunque, rischia di lasciare una nuova eredità economica: bollette più care, carburanti in aumento e una pressione crescente sui bilanci di famiglie e imprese italiane.
