Alemanno dopo il carcere rilancia: “Con Vannacci c’è una speranza per l’Italia, oggi abbiamo una strada”
Un lungo intervento tra riflessioni personali, critica al sistema carcerario e prospettive politiche future. A poche ore dal ritorno in libertà, Gianni Alemanno ha raccontato la sua esperienza durante l’anno e mezzo trascorso in carcere, soffermandosi sulle difficoltà vissute e sul progetto politico che guarda a una collaborazione con Roberto Vannacci.
Alemanno ha spiegato che la detenzione, sul piano personale, non è stata la prova più difficile da affrontare. Abituato a una vita fatta di disciplina e riflessione, ha raccontato di aver vissuto quel periodo come un tempo di concentrazione e introspezione.
“Per me non è stato difficile – ha affermato –. È stato come vivere un anno e mezzo di isolamento e di concentrazione con me stesso, tra meditazione e attività fisica”.
L’ex sindaco di Roma ha però indicato due aspetti che lo hanno profondamente segnato. Il primo riguarda la realtà carceraria e le condizioni di molti detenuti. Secondo Alemanno, numerose persone potrebbero essere recuperate e reinserite nella società, ma restano intrappolate in una burocrazia che, a suo giudizio, impedisce percorsi efficaci di riabilitazione.
“Nel carcere c’è la stessa identica burocrazia che uccide l’Italia – ha dichiarato – solo che lì tocca direttamente la vita delle persone”.
Il secondo elemento che ha definito particolarmente doloroso riguarda il comportamento di alcune persone che, durante il periodo della sua detenzione, avrebbero preso le distanze dal percorso politico costruito negli anni precedenti. Al contrario, ha voluto ringraziare coloro che hanno continuato a sostenerlo e che, a suo dire, hanno mantenuto saldi valori come fedeltà e onore.
Nel suo discorso, Alemanno ha poi rivolto un ringraziamento ai collaboratori e ai legali che lo hanno assistito durante la vicenda giudiziaria, sottolineando il ruolo decisivo avuto nella conclusione del percorso detentivo.
La parte più politica dell’intervento è arrivata quando ha affrontato il tema del dialogo con Vannacci e delle prospettive future del movimento. Alemanno ha raccontato di aver ricevuto manifestazioni di sostegno da detenuti, agenti penitenziari e personale sanitario del carcere proprio in relazione alla scelta di avvicinarsi al progetto politico guidato dal generale.
“Qualcosa sta accadendo – ha sostenuto –. Attorno a questo percorso c’è un lampo che viene dal popolo che si sveglia e vuole farsi sentire”.
Per l’ex ministro si tratta di una fase nuova, nella quale la tradizione della destra sociale può trovare spazio all’interno di un progetto più ampio. Ha parlato della necessità di portare idee, valori e contenuti in una proposta politica che considera capace di intercettare il malcontento diffuso e la domanda di cambiamento presente nel Paese.
“Se quando abbiamo cominciato non sapevamo dove andare, oggi una strada c’è. Dobbiamo percorrerla e metterci tutte le nostre energie”, ha affermato.
Nel finale del suo intervento, Alemanno ha richiamato il principio del “non lasciare nessuno indietro”, attribuito a Vannacci, definendolo un valore fondamentale e persino più importante di qualsiasi programma politico. Un messaggio che ha accompagnato con un invito alla partecipazione e alla costruzione di una nuova fase politica.
“Porteremo questa speranza per l’Italia insieme”, ha concluso tra gli applausi dei presenti.
