Ungheria blocca l’accelerazione dell’adesione di Kiev all’Ue: frenata sull’ingresso di un Paese ancora in guerra
L’Unione Europea rallenta il percorso di adesione dell’Ucraina. Nel documento finale approvato dal Consiglio europeo, i leader dei Ventisette hanno confermato il sostegno al processo negoziale avviato con Kiev, ma hanno eliminato il riferimento che prevedeva l’apertura dei successivi capitoli negoziali “il prima possibile”, segnando una significativa frenata rispetto alle intenzioni iniziali.
Nel testo conclusivo del vertice si legge che il Consiglio europeo “accoglie con favore lo svolgimento della Conferenza intergovernativa sull’adesione dell’Ucraina all’Unione europea e l’apertura del cluster sui fondamentali avvenuta il 15 giugno 2026”, aggiungendo di attendere “l’avvio degli altri gruppi tematici, in linea con l’approccio basato sul merito”.
La modifica rispetto alle bozze circolate alla vigilia del summit non è passata inosservata. È infatti scomparso il passaggio che impegnava l’Unione ad accelerare il negoziato con Kiev attraverso l’apertura rapida degli altri cluster. Una scelta che, di fatto, introduce maggiore cautela nel percorso di integrazione europea dell’Ucraina, Paese che continua a essere coinvolto nel conflitto con la Russia.
A rivendicare il risultato è stato il primo ministro dell’Ungheria, Péter Magyar, che ha dichiarato di aver ottenuto la rimozione della clausola sull’accelerazione dell’adesione. “Su mia iniziativa, all’ultimo momento è stata eliminata dal testo la clausola che faceva riferimento all’accelerazione dell’adesione. Non è stato facile”, ha scritto sui social.
La decisione evidenzia ancora una volta le divisioni interne all’Unione Europea sul futuro ingresso dell’Ucraina. Se da una parte numerosi Stati membri continuano a sostenere un rapido avvicinamento di Kiev alle istituzioni comunitarie, dall’altra emergono posizioni più prudenti, legate sia alle riforme richieste dal percorso di adesione sia alla situazione geopolitica determinata dalla guerra ancora in corso.
Pur senza mettere in discussione la candidatura ucraina, il vertice di Bruxelles ha quindi scelto una linea meno impegnativa rispetto alle attese, confermando il principio secondo cui ogni passo avanti dovrà essere valutato sulla base dei risultati concreti raggiunti da Kiev e non attraverso automatismi politici. Una posizione che rappresenta una vittoria diplomatica per Budapest e che potrebbe influenzare il ritmo del negoziato nei prossimi mesi.
