Acquasparta, la Lectio Magistralis del Rettore Marianelli: ripensare il futuro senza smarrire l’uomo
Continuare l’umano nell’età dell’Intelligenza Artificiale
Ad Acquasparta la Lectio Magistralis del Rettore dell’Università degli Studi di Perugia, Massimiliano Marianelli. Un invito a ripensare il futuro senza smarrire il significato dell’essere umano.
Nel cuore di Palazzo Cesi, luogo simbolo della rivoluzione scientifica che vide protagonisti Federico Cesi e Galileo Galilei, il Rettore dell’Università degli Studi di Perugia, Massimiliano Marianelli, ha tenuto una Lectio Magistralis dal titolo “Continuare l’umano. Umanesimo e Intelligenza Artificiale nell’età della tecnica”. Un intervento di grande spessore filosofico e culturale che ha evitato sia l’entusiasmo acritico verso le nuove tecnologie sia le letture catastrofiste, proponendo invece una riflessione profonda sul destino dell’uomo nell’epoca dell’Intelligenza Artificiale. Al centro del discorso non vi è stata la macchina, ma la persona; non la tecnologia in sé, ma la capacità dell’essere umano di conservare libertà, responsabilità e senso dentro una trasformazione che sta cambiando il mondo.
La vera domanda non riguarda le macchine
L’intervento di Marianelli prende avvio dal valore simbolico di Acquasparta e della stagione culturale che vide nascere l’Accademia dei Lincei. Galileo, osserva il Rettore, non ha semplicemente modificato la conoscenza scientifica del suo tempo: ha cambiato il modo in cui l’uomo percepisce se stesso.
Ogni rivoluzione del sapere produce infatti un doppio effetto. Da una parte amplia la conoscenza; dall’altra trasforma l’immagine che l’essere umano ha di sé.
È esattamente ciò che accade oggi con l’Intelligenza Artificiale.
Secondo Marianelli, il dibattito contemporaneo rischia spesso di concentrarsi esclusivamente sulle prestazioni degli algoritmi, sulla velocità dei processi e sulle potenzialità delle nuove tecnologie. Ma il vero nodo è un altro.
La domanda decisiva non è:
“Che cosa può fare l’Intelligenza Artificiale?”
La domanda autentica è:
“Che cosa diventa l’uomo mentre cresce la tecnologia?”
È una differenza sostanziale. Perché l’IA non sta soltanto modificando strumenti e procedure. Sta cambiando il nostro immaginario, il modo in cui concepiamo il lavoro, la conoscenza, il linguaggio, la creatività e persino l’identità personale.
L’uomo, avverte Marianelli, rischia di guardarsi nello specchio delle macchine e di accettare l’idea di essere semplicemente un insieme di dati, prestazioni e informazioni elaborabili.
Il rischio di ridurre la persona a un profilo
Uno dei passaggi più significativi della Lectio riguarda proprio il pericolo antropologico che accompagna la rivoluzione digitale.
Secondo il Rettore, la società contemporanea tende sempre più a descrivere gli individui attraverso profili, statistiche, comportamenti misurabili e modelli predittivi.
È una logica utile per molti aspetti, ma insufficiente per comprendere la complessità dell’essere umano.
La persona non coincide con il dato.
Non coincide con la funzione che svolge.
Non coincide con la prestazione che produce.
Non coincide con il profilo che la rappresenta.
Questa riflessione assume una rilevanza particolare in un’epoca nella quale algoritmi e sistemi automatici influenzano sempre più spesso decisioni economiche, sociali e persino culturali.
Marianelli individua qui il compito di un nuovo umanesimo scientifico: impedire che il modello di uomo venga definito dalla macchina.
La tecnologia deve restare uno strumento al servizio della persona e non trasformarsi nel criterio attraverso il quale misurare il valore dell’uomo.

La lezione degli umanisti
Per comprendere il presente, Marianelli torna alle radici dell’Umanesimo.
Gli umanisti del Rinascimento non concepivano la cultura come semplice accumulazione di conoscenze. Le humanæ litteræ erano percorsi di formazione destinati a costruire persone.
Lo studio non serviva soltanto a sapere di più.
Serviva a diventare migliori.
Da qui il richiamo a figure fondamentali come Francesco Petrarca, che pose al centro il tema dell’interiorità, e soprattutto a Giovanni Pico della Mirandola.
Nella celebre Oratio de hominis dignitate, Pico descrive l’uomo come l’unica creatura alla quale non è assegnata una forma definitiva.
L’essere umano è chiamato a costruire se stesso.
La sua dignità nasce dalla libertà.
È questa intuizione che Marianelli considera straordinariamente attuale.
L’Intelligenza Artificiale tende infatti a classificare, prevedere e descrivere.
L’uomo, invece, resta sempre qualcosa di più rispetto a ciò che è possibile misurare.
Resta una possibilità aperta.
Una libertà.
Una storia in continua costruzione.
L’uomo come relazione
Un altro concetto centrale della Lectio è quello di relazione.
Richiamando il pensiero di Marsilio Ficino, Marianelli ricorda l’immagine dell’uomo come copula mundi, legame del mondo.
L’essere umano non è una realtà chiusa in sé stessa.
È un ponte.
È connessione.
È incontro.
Qui emerge una delle differenze fondamentali tra uomo e macchina.
Le macchine elaborano informazioni.
Le persone costruiscono significati.
Le macchine possono generare risposte.
Gli esseri umani generano relazioni.
Da questa consapevolezza nasce il concetto filosofico di metaxy, il “tra”, che Marianelli ha approfondito negli ultimi anni.
L’uomo vive sempre in uno spazio intermedio:
tra passato e futuro;
tra natura e cultura;
tra libertà e limite;
tra tecnica e responsabilità.
È proprio questo “tra” che definisce la condizione umana.
Una condizione che nessun algoritmo può sostituire.
Prometeo e Francesco: due simboli per il nostro tempo
Tra le immagini più suggestive proposte durante la Lectio vi è il confronto tra Prometeo e San Francesco.
Prometeo rappresenta la conoscenza, il progresso, la tecnica, il desiderio di superare i limiti.
È la figura simbolica della modernità scientifica.
Senza quello slancio, ricorda Marianelli, non avremmo avuto le conquiste straordinarie della medicina, della ricerca e della tecnologia.
Ma Prometeo porta con sé anche un monito.
Ogni potenza implica una responsabilità.
Ogni progresso apre nuove possibilità ma genera anche nuovi rischi.
Accanto a Prometeo compare allora la figura di Francesco d’Assisi.
Se Prometeo rappresenta il potere della trasformazione, Francesco rappresenta la custodia.
Se Prometeo parla di ciò che possiamo fare, Francesco ricorda perché lo facciamo.
La società contemporanea misura quasi tutto attraverso efficienza, velocità e produttività.
Ma le dimensioni più importanti della vita umana non possono essere ottimizzate.
Non si ottimizza un’amicizia.
Non si ottimizza una famiglia.
Non si ottimizza la cura.
Non si ottimizza una comunità.
La sfida del nostro tempo, secondo Marianelli, non consiste nello scegliere tra Prometeo e Francesco, ma nel saperli tenere insieme.
Innovazione e responsabilità.
Conoscenza e cura.
Potenza e limite.
Il rischio della solitudine digitale
Uno dei passaggi più attuali dell’intervento riguarda la distinzione tra interazione e relazione.
La società digitale moltiplica le connessioni.
Ma connessione non significa necessariamente incontro.
L’interazione è funzionale.
La relazione è umana.
L’interazione può essere misurata.
La relazione deve essere vissuta.
L’interazione produce informazioni.
La relazione genera significato.
Per questo Marianelli individua uno dei rischi più profondi della contemporaneità nella trasformazione progressiva delle relazioni in semplici scambi funzionali.
Una società può essere perfettamente connessa e tuttavia profondamente sola.
Può moltiplicare i contatti e ridurre gli incontri autentici.
Può aumentare l’efficienza e impoverire il senso della comunità.
È una riflessione che tocca direttamente la vita quotidiana delle nuove generazioni e il modo in cui si costruiscono oggi identità, amicizie e percorsi di crescita.
Il ruolo decisivo dell’Università
Nella parte finale della Lectio, Marianelli richiama il compito delle università.
Le istituzioni accademiche non devono limitarsi a trasmettere competenze tecniche.
Devono formare persone.
La sfida dell’Intelligenza Artificiale non consiste soltanto nell’insegnare a utilizzare nuove tecnologie.
Consiste nell’educare cittadini capaci di orientarle.
Capaci di esercitare giudizio.
Capaci di assumersi responsabilità.
Capaci di custodire il bene comune.
In questo senso il futuro dell’IA dipenderà meno dalle macchine che dagli esseri umani chiamati a progettare, governare e utilizzare tali strumenti.
Una lezione di futuro
La Lectio Magistralis di Massimiliano Marianelli si è conclusa con un messaggio che va oltre il dibattito sull’Intelligenza Artificiale.
L’umanesimo, ha spiegato il Rettore, non è nostalgia del passato.
Non è il rimpianto di un’età perduta.
È la capacità di interrogarsi continuamente su ciò che rende umana la vita degli uomini.
La vera sfida non consiste nel fermare la tecnica.
Consiste nel continuare l’umano.
È una formula semplice, ma racchiude una delle questioni più decisive del nostro tempo.
Le macchine diventeranno probabilmente sempre più potenti.
Gli algoritmi sempre più sofisticati.
I sistemi sempre più efficienti.
Ma il futuro non dipenderà dalla quantità di calcolo che riusciremo a produrre.
Dipenderà dalla qualità dell’umanità che sapremo custodire.
Da Acquasparta, luogo che fu culla della rivoluzione scientifica europea, arriva così una riflessione che parla direttamente al presente: l’Intelligenza Artificiale non ci chiede soltanto di costruire macchine più intelligenti. Ci obbliga a comprendere meglio chi siamo e quale uomo desideriamo diventare.
Ed è forse questa la domanda più importante che il XXI secolo pone alla nostra civiltà.
