Scuola, il CNDDU: “Valutazione più umana e formativa”. Oltre l’80% degli studenti si sente parte della comunità

Il benessere degli studenti come chiave dell’apprendimento e una valutazione da ripensare in senso più umano, formativo e inclusivo. È questo il cuore della riflessione del Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), che accoglie con attenzione i dati emersi dal sondaggio iSchool di marzo 2026.

Secondo l’indagine, oltre l’80% degli studenti dichiara di sentirsi rispettato, al sicuro e parte integrante della comunità scolastica. Un dato che, secondo il Coordinamento, non rappresenta solo un segnale positivo, ma indica un cambiamento culturale profondo: la scuola è sempre più percepita come spazio di relazione, ascolto e riconoscimento, prima ancora che di valutazione.

Le evidenze internazionali rafforzano questa lettura. Le analisi OCSE-PISA evidenziano come il senso di appartenenza, la qualità delle relazioni con i docenti e il supporto percepito incidano direttamente su risultati scolastici, motivazione e resilienza. Nei contesti educativi più inclusivi e attenti al benessere, gli esiti appaiono più stabili e meno condizionati da fattori socio-economici.

In questo scenario, il tema della valutazione emerge come nodo centrale. Per lungo tempo, sottolinea il CNDDU, la valutazione è stata ridotta a semplice misurazione, spesso incapace di restituire la complessità dei percorsi di apprendimento. Le più recenti ricerche e le linee guida internazionali – dall’OCSE all’UNESCO – convergono invece su un modello di valutazione formativa, orientativa e trasformativa: non solo rilevare risultati, ma accompagnare processi e rendere visibile la crescita.

Anche in Italia emergono segnali in questa direzione. Il Rapporto INVALSI 2025 sottolinea il legame tra apprendimenti e partecipazione alla vita sociale, mentre le indagini TALIS evidenziano come i docenti riconoscano l’importanza del clima di classe e delle relazioni educative, pur segnalando criticità legate al peso burocratico e a modelli valutativi ancora troppo ancorati a logiche quantitative.

Da qui la proposta del Coordinamento: superare una visione riduttiva della valutazione e adottare un modello integrato, capace di tenere insieme conoscenze, competenze e dimensione relazionale. La valutazione, secondo il CNDDU, dovrebbe trasformarsi in uno spazio di dialogo continuo, basato su feedback qualitativi e percorsi di crescita condivisi.

Il voto, pur mantenendo una funzione sintetica, non può più essere l’unico strumento: deve essere affiancato da narrazioni che raccontino progressi, difficoltà e strategie degli studenti. Centrale anche il ruolo dell’autovalutazione e della riflessione metacognitiva, considerate strumenti fondamentali per sviluppare autonomia e consapevolezza.

Altro punto chiave è l’equità. Le disuguaglianze di partenza, evidenzia il Coordinamento, incidono fortemente sui risultati scolastici. Per questo, una valutazione giusta deve saper leggere i contesti e garantire pari opportunità di apprendimento, senza abbassare gli standard ma rendendo i percorsi accessibili a tutti.

“I dati iSchool – si legge nella nota – indicano con chiarezza che gli studenti non chiedono una scuola meno esigente, ma più giusta, attenta e capace di riconoscere la complessità dell’esperienza umana”. In questa prospettiva, il benessere non è alternativo al rigore, ma ne rappresenta la condizione essenziale.

Il Coordinamento auspica infine che questa riflessione si traduca in scelte concrete, capaci di rafforzare il ruolo della scuola come comunità educante fondata sui diritti, sulla dignità e sulla crescita integrale della persona.

A firmare l’intervento è il presidente del CNDDU, prof. Romano Pesavento.