L’etica del racconto: con “Gargoyle”, Alfredo Vassalluzzo firma un’opera necessaria sulla realtà carceraria

Qualità letteraria e urgenza della testimonianza: un viaggio polifonico oltre le sbarre dove la parola è l’unica forma di resistenza e il silenzio l’unica condanna

Con il suo romanzo d’esordio Gargoyle, Alfredo Vassalluzzo, docente di Letteratura, porta la realtà del carcere al centro della sua narrazione, restituendo una voce ai detenuti che la società ha scelto di ignorare. Pubblicato da Sensibili alle Foglie (2026), il libro scava nei meccanismi della detenzione e nelle contraddizioni dell’anima umana, spingendo il lettore a confrontarsi con una realtà troppo spesso confinata ai margini della coscienza collettiva. Gargoyle non è solo un romanzo, ma un atto di testimonianza viscerale che interroga la funzione della pena, della redenzione e della dignità umana.

Cosa accade quando la cultura varca la soglia di un carcere? È una missione di salvataggio o un atto di estrema crudeltà che restituisce voce a chi è destinato a non essere ascoltato? Vassalluzzo sceglie di rispondere a queste domande raccontando il conflitto tra l’umanità di chi vive dietro le sbarre e l’impotenza di un sistema che li riduce a numeri. Con uno stile che alterna toni allegri e ironici, l’autore dà luce a un mondo che la società tende a rimuovere, trasformando l’esperienza carceraria in una lezione di resistenza letteraria.

La scrittura di Vassalluzzo, pur fortemente ancorata alla realtà carceraria, è un invito a riflettere sulla condizione umana in generale. Con il rigore geometrico tipico di chi sa trasmettere il valore della forma, la narrazione diventa un atto di scavo profondo nei meandri della psiche umana. Gargoyle è un romanzo polifonico, in cui più voci e prospettive si intrecciano, portando il lettore a confrontarsi con la verità scomoda della detenzione e delle sue implicazioni psicologiche. La burocrazia, che in carcere regola ogni aspetto della vita, non è solo un ostacolo, ma diventa il motore stesso del conflitto, con l’etica individuale che si scontra con la rigidità del sistema.

I protagonisti del romanzo sono archetipi di un’umanità compressa dalla reclusione: Ernesto, il boss taciturno; Ling, il giovane rom senza memoria; Damir, il russo solitario che trova speranza in un manoscritto fragile; e tanti altri. Vassalluzzo racconta le loro storie con una sensibilità unica, senza mai cadere nel pietismo. La sua scrittura è materica, capace di far percepire il peso del cemento delle mura carcerarie, il fruscio dei fogli di carta e la durezza della vita dietro le sbarre.

Il titolo Gargoyle, che richiama le statue di pietra delle cattedrali, è un simbolo potente della condizione dei protagonisti: testimoni immobili di una realtà che non possono cambiare. Il ruolo dell’educatore, e più in generale della parola, non è quello di salvare, ma di offrire una costante testimonianza, un’umanità che resiste al silenzio.

Alfredo Vassalluzzo, che ha trasformato la sua esperienza di insegnante in un carcere maschile in una narrazione viscerale, continuerà a dialogare con il pubblico durante la presentazione del libro, che avrà luogo il 27 febbraio a Frascati (RM), con la partecipazione di Dario Di Cecca (Antigone Lazio) e l’Associazione “Verso il Sole”.

Gargoyle è un’opera che solleva interrogativi sulla colpa, sulla pena e sulla possibilità di riscatto. La grande letteratura, come dimostra Vassalluzzo, non ha bisogno di risposte facili, ma di una capacità di fare luce su zone d’ombra troppo spesso ignorate.