Rottamazione cartelle e nuovo Testo unico: il 2026 sarà un anno di novità per i contribuenti
Il 2026 porterà importanti novità per milioni di italiani con pendenze fiscali. Da un lato, la legge di Bilancio introduce la quinta sanatoria delle cartelle non pagate; dall’altro, entra a regime il nuovo Testo unico sulla riscossione, con effetti significativi sulla gestione dei crediti inesigibili. L’Agenzia delle Entrate-Riscossione punta a recuperare nel corso dell’anno 14,8 miliardi di euro, un obiettivo leggermente inferiore ai 16 miliardi incassati nel 2024.
La quinta rottamazione: come funziona
La nuova “Definizione agevolata dei carichi affidati all’agente della riscossione” consente di estinguere debiti affidati alla riscossione dal 2000 al 2023, pagando capitale e spese senza interessi di mora e sanzioni. Per le multe stradali, lo sconto riguarda solo interessi e aggio, non la sanzione principale.
Una novità rispetto alle precedenti sanatorie riguarda la dilazione dei pagamenti: il debito potrà essere rateizzato in un massimo di 54 rate bimestrali, pari a nove anni. Dal 1° agosto 2026, chi sceglierà la dilazione dovrà versare interessi al 3%, in calo rispetto al 4% previsto inizialmente. Per il 2026, il costo della misura per l’erario è stimato in 1,48 miliardi di euro, con un impatto complessivo di 778 milioni nell’arco 2026-2036.
Il nuovo Testo unico sulla riscossione
Dal 1° gennaio 2026 entra a pieno regime il Testo unico su versamenti e riscossione, approvato nel marzo 2025. La normativa prevede, tra le altre novità già operative dal 2025, la possibilità di piani di rateazione più lunghi: fino a 120 rate mensili per chi dimostra difficoltà economiche documentate e fino a 84 rate per chi segnala una temporanea carenza di liquidità.
Il perno della riforma riguarda la gestione dei crediti inesigibili: le cartelle affidate a partire dal 1° gennaio 2025 che non producono incassi entro il quinto anno potranno essere rimosse dai registri dell’Agenzia. In alcuni casi, la cancellazione può avvenire anche prima, se il debitore non dispone di beni pignorabili o non ha aumentato patrimoni o redditi rispetto a quelli già accertati. I crediti rimossi tornano all’ente creditore – Agenzia delle Entrate, Inps, Inail, ministeri o Comuni – che potrà decidere come gestirli.
Il magazzino fiscale
Il patrimonio di crediti fiscali accumulati dal 2000 supera i 1.200 miliardi di euro. La commissione Mef incaricata di esaminare il “magazzino fiscale” ha suggerito di avviare il discarico dai crediti giuridicamente inesigibili, pari a 338 miliardi, a cui aggiungere i 70 miliardi con remote prospettive di riscossione tra il 2000 e il 2010. In una prima fase potrebbero essere rimossi 408 miliardi, equivalenti a 27,6 milioni di cartelle accumulate da 9,3 milioni di contribuenti.
Il legislatore dovrà ora definire le modalità operative della riforma, bilanciando l’obiettivo di semplificazione e snellimento del magazzino fiscale con l’efficienza degli strumenti di riscossione disponibili.
