Il genius loci di Nicastrello: incontri, memorie, agape, xenia e utopia

L’arte della convivialità è diventato un rito straordinario in questo antico borgo disabitato dal 1970. Ma dal 1999 rivivono le ataviche memorie con la celebrazione, il 18 agosto, della festa dedicata a Sant’Elena Imperatrice. E sono tantissimi gli ospiti che ogni anno partecipano al convivio del giorno successivo, il 19, creando una comunità che ritrova la dimensione della propria umanità e rivive la sacralità dell’incontro, con un travaso tra vecchie e nuove generazioni che scoprono le antiche radici della loro storia.  Artefice di questa alchemica rinascita il cav. Domenico Greco, custode dei lari familiari che, per dedizione ed elezione, è diventato “Governatore di Nicastrello”.  

 

“Un paese ci vuole, non fosse per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”.

Cesare Pavese 1949, in La luna e i falò,

Alla base della vita culturale del nostro tempo sta l’esigenza di ricordare una patria e di mediare, attraverso la concretezza di questa esperienza, il proprio rapporto col mondo. Coloro che non hanno radici, e sono cosmopoliti, si avviano alla morte della passione e dell’umano: per non essere provinciali occorre possedere un villaggio nella memoria a cui l’immagine e il cuore tornino sempre di nuovo e che l’opera di scienza o di poesia riplasma in voce universale”. (Ernesto De Martino, L’etnologo e il poeta, 1959

 

Esistenze, destini, incroci. Storie di generazioni che si incontrano. Accade il 19 agosto, da 26 anni, a Nicastrello. Antico borgo da quando nel 1633, l’ingegnere della Reale Corona di Spagna, Antonio Maria Domenico Nicastro (da cui il toponimo Nicastrello) aveva stabilito l’affrancamento per 20 anni e ha fatto edificare la chiesetta dedicata a Sant’Elena Imperatrice e San Filippo Neri. Nel 1970 l’abbandono dell’ultimo residente, ma a partire dal 1999, ritorna a nuova vita: il parroco don Antonio Calafati si impegna nel restauro della chiesetta. Riprende la festa in onore di Sant’Elena Imperatrice il 18 agosto (con processione e le litanie antiche lauretane) e il giorno successivo inizia la tradizione del conviviale. E grazie al suo custode, il “Governatore di Nicastrello” per elezione e per dedizione, cav. Domenico Greco, il 19 agosto, tra le evocanti vie di questo minuscolo borgo, il convivio è diventato un appuntamento con la tradizione, con la memoria, con il culto dei Lari familiari. Una targa posta su Largo Ferdinando II, recita:

“Oh Tu che visiti questo borgo, lo onori con la tua presenza, amalo e rispettalo come fosse tuo! Da parte mia e con i miei figli cercherò di fare in modo che le future generazioni possano ancora ammirarlo. A.D. 2017, Cav. Domenico Greco”.

E si scopre l’armonia dello stare insieme: quell’anima collettiva che affiora come tutte le verità quando l’essere umano si spoglia di ogni inganno e mostra il suo linguaggio più vero e profondo: la fraternità, l’agape, la sacralità del cibo. Va in scena la gioia di raccontarsi attraverso un sorriso, una parola, uno sguardo e vivere un sogno, perché l’atmosfera che si crea sembra “bi-sognante”, come nel tempo dell’infanzia, in cui la realtà diventa sogno e il sogno realtà. Lo svela Shakespeare nel suo testamento spirituale, “La Tempesta”: noi siamo fatti della stessa materia dei sogni. Come in un tempio il tempo scandisce una dimensione rituale, sacra: perché ci sono luoghi che emanano un’energia arcana che diventa un campo magnetico che attrae. Questo è l’incanto di Nicastrello: un luogo che emana energie che fanno stare bene, che creano armonia. Questo succede perché si entra in corrispondenza con lo spirito del luogo, con il suo genius loci.

“È una grande gioia per me. È una festa che organizzo per ricordare le anime dei morti che hanno vissuto in questo borgo e che fino al 1970 sono rimasti nell’oblio. Dal 1999 li ricordiamo perché hanno fatto tanti sacrifici per noi nonostante la loro povertà. E questa festa è per loro, per le anime sante dei morti”, ha dichiarato come un vate, colui che si è preso cura di costudire l’eredità degli avi.

E così questo borgo – che ricade nel territorio di Capistrano – sulla strada che porta a San Nicola da Crissa, è diventato la storia di destini che si incrociano, di generazioni che partono e ritornano riscoprendo le proprie radici. E ogni anno, il 19 agosto, ricreano una comunità umana dove non ci sono confini ma un’unica patria, un unico patrimonio: e la convivialità dispiega la sua alchimia. Bambini e adulti parlano un linguaggio antico: l’idioma della fraternità. È un controcanto di fronte ad una società dove le relazioni sono sempre di più disumanizzanti e disumanizzate, dove gli ambienti sono sempre più inquinati e anonimi: senza storie, senza identità, senza memoria, senz’anima. Sono “nonluoghi” ha spiegato Mark Augè già a partire dagli anni ‘90. A Nicastrello invece rifiorisce il significato profondo dell’esistere e dell’esserci: il donare gratuitamente, l’essere fuori da ogni mercato e da ogni mercimonio. Non sei più un prodotto confezionato da immettere nel mercato, non ci sono maschere, ma è l’uomo nudo che ritrova la propria origine emanando l’humanitas, così come hanno saputo fare i grandi spiriti. Ed è così che gli emigrati ritornano per rivivere questa esperienza unica, che in nessun altro luogo si potrebbe vivere con tale spontaneità e bellezza, per riscoprire le proprie origini, la propria verità.

Artisti, artigiani, imprenditori, contadini, professionisti; uomini donne bambini anziani, ricreano una nuova comunità. È un simposio dei sentimenti più semplici e più veri, senza esibizione, senza ostentazione, senza presunzione e vanità. Si avverte una corrispondenza segreta genera sorrisi, sguardi, storie, emozioni, sentimenti. E affiora l’autentica bellezza che vivono le nuove generazioni diventando testimoni e prendendo il testimone: bambini e ragazzi sono gli angeli di casa, come Eva, Isabel e Domenico (nipoti del “Governatore”, figli del figlio Valerio, la cui famiglia risiede in Canada). Ma anche Aurora (pronipote), Giuseppe, Giacinto, Stella, Anna Maria si sono offerti a servire ai tavoli con gentilezza, spontaneità e gioia per vivere momenti di spensieratezza senza essere reclusi nei nuovi labirinti tecnologici.

 

A Nicastrello, il 19 agosto, è un appuntamento con la sacralità dell’incontro e della memoria. Ma quest’anno ha assunto un valore particolare per il cav. Domenico Greco, che vive questo luogo come parte profonda della propria storia umana e familiare. Lo ha svelato durante la serata. Quello di aver vinto una grande battaglia contro un nemico che lo ha messo a dura prova, ma la sua fede gli ha dato coraggio e determinazione. E così che questa XXVI edizione ha assunto un valore ancora più profondo: ha voluto festeggiare insieme ai tanti ospiti la sua rinascita e quella della sua famiglia. Ha ringraziato i convenuti ma anche coloro che per motivi diversi non erano presenti come mons. Giuseppe Fiorillo (guida spirituale del conviviale) e tutti coloro che si sono prodigati a rendere la serata memorabile.  I musicisti Marilena Bressi, Andrea Bressi, Giuseppe Gallo e Daniele Mazza hanno scandito i momenti con la musica, il canto e l’immancabile tarantella, con l’appassionata partecipazione di Vincenzo Pirruccio (in arte “U Dottori”) il cui caratteristico timbro vocale trasmette il sapore del canto tradizionale. Ma a rendere la serata speciale anche il noto tenore Amerigo Marino che ha cantato alcuni brani classici del repertorio lirico ma anche in omaggio ai francesi, il noto brano di Edith Piaf “La vie en rose”. Un particolare ringraziamento il “Governatore” lo ha tributato allo chef Giovanni Lamari. E poi agli ospiti storici: l’immancabile imprenditore Pippo Callipo e la sua consorte Cinzia Iaracitano, il colonnello Luigi Spalluto e la sua famiglia (tanti anni in servizio alla Capitaneria di Porto di Vibo Marina) giunto appositamente dalla Puglia; e poi Mastru Micu (Domenico Tallarico), la memoria viva che declina millenni di tradizione con proverbi e detti memorabili; e ancora Vito Mannacio (cardiochirurgo), Bruno Congiustì, (direttore e redattore della storia rivista “La Barcunata”), Pino Cosentino, il capitano di Lungo corso Claudio Costantino, Maria Loscrì (presidente Unesco di Vibo). E ancora il sempre presente Manuel Iozzo, imprenditore francese che opera nel campo della ristorazione e dell’ospitalità nell’Alta Savoia in Francia, il cui nonno era originario di Nicastrello, artista-artigiano di basti fino alla fine dell’800. Poi il padre emigra in Francia e Manuel ha riscoperto le lontane radici. Ogni anno, con la sua famiglia partecipa alla festa invitando tanti amici francesi. Non poteva mancare Gianfranco Schiavone (ideatore e promotore della “Festa Gente di Mare” dedicato alla figura di San Francesco di Paola, dopo che il Santo lo ha salvato) e il presidente dell’associazione Gioacchino Murat di Pizzo Antonio Ceravolo, l’ex sindaco di Capistrano Marco Martino, Giovanni Marafioti (avvocato), Franco Torchia e tanti altri. E ogni conviviale si arricchisce di nuovi ospiti che si sono uniti alla grande famiglia di Nicastrello come il reporter Rino Rosario Logiacco, lo scultore Michele Zappino (già docente all’Accademia di Brera di Milano), ma anche il giovane e illuminato regista e attore Maverick Lo Bianco insieme a tutta la sua famiglia (il padre Giuseppe è produttore e manager, ha lavorato per tanti anni all’Università di Bologna); gli psicoterapeuti Amalia Patrizia Martino (Roma) e Marco Zanotti (Bologna). E poi tra le vetuste memorie si può leggere quella dell’ultimo abitante, Nicola Posca, che ha vissuto a Nicastrello fino al 1970, un ciabattino che poi si trasferisce a Capistrano.

 

Il 19 agosto Nicastrello diventa la scenografia disegnata dai secoli per essere trasfigurata in evocazione, in ricordo, in poesia. Come gli spettacolari fuochi d’artificio del cav. Colombo che hanno incorniciato il borgo nella suggestione di luci fantasmagoriche.

Da questo originale convivio sempre più ricco di xenia, di cui si è fatto interprete lo psicagogo-rabdomante Domenico Greco, la sua famiglia e le anime che hanno abitato nel tempo le dimore di Nicastrello, emerge un messaggio potente di pace, di unità e di fraternità. Così come il simbolo che segna e disegna il destino dell’esistenza umana con la parabolica freccia del tempo nella tensione dell’arco (biòs) e della vita (bios), anche l’agape che si celebra in questo luogo, unisce il passato al futuro, la terra al cielo, la materia allo spirito, il ricordo alla memoria. È fondamentale ritrovare la dimensione umana nelle relazioni attraverso l’incontro vero per vivere l’esperienza spontanea dell’amore fraterno, della convivialità: per non cadere nella trappola del potere distruttivo insito nell’attuale modello economico e produttivo che spinge la società verso l’abisso dell’egoismo, del materialismo, del nichilismo, della paura dell’altro, generando subdole e velenose trappole dentro le interiori dimore. E la smisuratezza di questo immane perverso meccanismo sembra non conoscere più freni.

«La libertà senza misura non può essere. I Greci avevano scolpito nella pietra del pensiero un monito che attraversa i secoli: μηδν γαν (mēdén ágan), nulla di troppo. 

È la massima che stava incisa sul tempio di Apollo a Delfi, accanto al celebre γνθι σεαυτόν (conosci te stesso). Con poche sillabe essi esprimevano la convinzione che la libertà assoluta fosse illusione e pericolo: senza misura, l’uomo scivola nella hybris, l’arroganza di oltrepassare i limiti imposti dalla natura e dagli dèi. Il limite, per i Greci, non era una catena ma una condizione di armonia. Solo chi rispetta la misura può abitare la libertà senza trasformarla in tirannia. (Simone Weil – “La rivelazione greca”, 1936-1943).

 

L’essere umano per natura e per destinazione (oltre che per elezione) ha bisogno di ritrovare la misura degli antichi sogni, della propria umanità e dignità: non essere preda delle forze oscure distruttive che stanno annientando la sua humanitas, come il delirio di onnipotenza dei nuovi oligarchi plutocrati che attraverso il mostruoso potere della tecnologia fanno emergere la parte peggiore non certo quella migliore dell’uomo, neutralizzando l’anima e la spiritualità, doni che ci fanno riconoscere ciò è bello, ciò che è bene e ciò che è buono per sperimentare la “kalokagathia”, principio che ha edificato la civiltà classica greca e che rappresenta, insieme alla xenia (ospitalità), la più importante eredità che è stata concepita dai popoli del Mediterraneo, la cui radice etimologica è dentro la stessa parola Calabria: “Terra che fa  sorgere il bello”.

Quello che si è generato a Nicastrello è esemplare per rovesciare la dominante e delirante spirale dei social media che risucchia gli utenti-consumatori nella propaganda e nelle menzogna, facendo vedere la pagliuzza ma nascondendo la trave, con un potere totalitario di controllo senza che noi (individui, popoli e comunità) abbiamo la possibilità di controllare chi ci controlla, illudendoci e narcotizzandoci con la promessa dei paradisi artificiali, mentre la natura ci dona giorno dopo giorno uno spettacolo meraviglioso, stupefacente, incantevole. E attraverso questo profondo inganno che la stragrande maggioranza della società viene oppressa, manipolata e ingannata con la complicità dei regimi mediatici asserviti e mercenari. Sono evidenti i segni e i disegni che si dispiegano davanti ai nostri occhi esterrefatti e impietriti come accadeva a chi osasse guardare la Gorgone: molto spesso non vogliamo vedere e né sentire, ma si preferisce restare reclusi nelle nuove prigioni sedotti e oscurati. Le piattaforme (che rendono ogni forma del nostro pensiero piatta) con la “deficienza artificiale” che impera atrofizzando la “naturale” intelligenza dell’homo sapiens, hanno questo potere infernale e rappresentano i nuovi labirinti; ma senza il filo di amore di Arianna, senza il respiro umano che si può esperire soltanto attraverso l’incontro e il riconoscersi come esseri umani nell’humus della terra e nella luce dello spirito che il cielo emana in modo spontaneo e gratuito, l’umanità è destinata all’autodistruzione. “Il segreto della felicità è nella libertà, il segreto della libertà è nel coraggio” (Tucidide) di lottare contro la barbarie in atto denunciando tutte le menzogne e le falsità che sono costruite per depredarci del bene più grande: la gioia di condividere e stare insieme nell’armonia e nella generosità dei sentimenti; e della più grande virtù: l’umiltà, senza la quale non può crescere l’humanitas (principi enunciati da Dante nel I canto del Purgatorio). Sarà una visione utopica, un sogno, ma è l’unica da perseguire perché quella cosiddetta “realista” sta portando al disastro.

C’è un dono superiore rispetto a quello dei geni della scienza e della letteratura, dei poeti e degli scienziati… Il dono supremo dell’umanità è il dono della bellezza spirituale, della nobiltà d’animo, della magnanimità e del coraggio del singolo in nome del bene. È il dono dei cavalieri e fanti timidi e senza nome che con le loro imprese fanno sì che l’uomo non si trasformi in bestia.” (Vasilij Grossman, Il bene sia con voi! Appunti di viaggio (1962-1963)

Nicastrello è diventato “un luogo utopico”. La realtà è dentro ognuno di noi, se abbiamo il coraggio di non vederci l’anima e la coscienza per non lasciarci divorare dai nuovi “minotauri”, attraverso le nostre scelte: che oggi, più che mai, devono essere “eretiche” “etiche” ed “estetiche” con “l’obiezione di coscienza” e la lotta non violenta, nel solco profondo del messaggio evangelico, e nell’era cristiana, San Francesco d’Assisi (con il meraviglioso e rivoluzionario Cantico delle Creature), Dante, San Francesco di Paola, ma anche l’esemplare figura di Giordano Bruno e nel Novecento, personaggi come Maria Montessori, Simon Weil, Gandhi, Danilo Dolci, don Lorenzo Milani e altri che hanno avuto il coraggio di denunciare le ingiustizie, le prepotenze e i crimini contro l’umanità. “Se non potremo salvare l’umanità, ci salveremo almeno l’anima” ha profeticamente e spiritualmente enunciato don Lorenzo Milani come sigillo alla “Lettera ai giudici” sessant’anni fa (1965).