Giorgio ci racconta il nuovo singolo “Affondo”

“Affondo” è un brano che esplora con intensità una relazione segnata dalla sofferenza, ma anche dal potenziale per un nuovo inizio. Il testo inizia con una profonda battaglia interiore, in cui il piacere sembra prevalere sul dolore. Tuttavia, questo dolore diventa una forma di purificazione, dove le emozioni vengono sopite per affrontare la trasformazione interiore.

“Affondo” nasce da un luogo di sofferenza personale. Come pensi che la musica possa aiutare a guarire o a condividere emozioni difficili?
Credo che la musica sia uno dei pochi linguaggi capaci di tradurre la sofferenza in qualcosa di condivisibile e persino liberatorio. “Affondo” è nato proprio da un momento di disorientamento emotivo, da quella sensazione di scivolare giù dopo una perdita, un distacco, ma anche dal bisogno di trovare un senso a tutto quel dolore. Scrivere questo brano mi ha aiutato a guardarmi dentro e, in un certo senso, a “disintossicarmi” da un ricordo che faceva male. Spero che chi l’ascolta possa riconoscersi in quelle parole e sentire meno il peso delle proprie emozioni.

Hai mai pensato di esplorare altre tematiche o stili musicali nei tuoi prossimi brani?
Sì, ci penso spesso. “Affondo” nasce da un vissuto molto intimo, ma non voglio che la mia musica si limiti solo al dolore o alle relazioni finite. Ho voglia di raccontare anche la rinascita, la leggerezza, la libertà dopo il caos. A livello musicale, sto sperimentando. Credo che ogni canzone debba avere la sua atmosfera, cucita su misura per quello che vuole comunicare.

Quale ruolo ha la musica nella tua vita quotidiana, oltre che nella carriera artistica?
La musica per me è uno specchio. È il modo in cui riesco a sentire davvero quello che provo. Anche nella quotidianità, è come se fosse sempre in sottofondo: quando cammino, quando guido, quando mi isolo per riflettere. Mi aiuta a leggere le emozioni, a volte prima ancora che io riesca a metterle a fuoco. È anche uno spazio dove posso essere sincero senza filtri. In un mondo dove ci si deve sempre mostrare forti, la musica mi permette di sentirmi fragile senza vergogna.

Come definiresti il tuo suono, e cosa ti differenzia nel panorama musicale attuale?
Il mio suono nasce da un bisogno reale di esprimere quello che provo, senza filtri. Cerco di unire parole sincere a melodie che riescano a portare chi ascolta dentro un’emozione precisa, come se ogni brano fosse un piccolo film emotivo. Non inseguo le mode o le formule che funzionano: voglio che ogni canzone sia il riflesso di ciò che sto vivendo in quel momento. Forse è proprio questa sincerità a distinguermi: il non aver paura di mostrarmi vulnerabile, di parlare anche di dolore, confusione. Penso che oggi ci sia bisogno di questo tipo di verità.

Quali sono gli aspetti della musica che più ti affascinano e che vuoi esplorare in futuro?
Mi affascina il potere che ha la musica di trasformare il dolore in qualcosa di bello, di condivisibile. È come se riuscisse a dare un senso anche ai momenti più confusi o intensi. In futuro voglio continuare a esplorare me stesso attraverso le canzoni, scavare ancora più a fondo nelle emozioni, anche quelle che spesso cerchiamo di nascondere. Voglio raccontare storie vere, che parlino di fragilità, ma anche di riscatto, cambiamento, rinascita. La cosa che più mi interessa è restare sincero e continuare a creare connessioni autentiche con chi ascolta.