I ‘pulciari’ del nuovo millennio: furbastri, meschini e senza vergogna. Roma li nomina, l’Italia li riconosce
A Roma li chiamano pulciari, ma non servono i sampietrini per riconoscerli: sono ovunque. Il termine, nel dialetto romanesco, indicava un tempo chi vendeva oggetti usati, roba vecchia, magari raccolta per strada. Ma nel suo uso più moderno – e decisamente dispregiativo – il “pulciaro” è ben altro: è l’approfittatore seriale, il piccolo furbastro che sgomita per il proprio tornaconto, anche a costo di calpestare gli altri. E no, non è una caricatura folkloristica: è una piaga sociale.
Il pulciaro di oggi non si aggira tra le bancarelle, ma tra gli uffici pubblici, le associazioni, le chat condominiali, i tavoli dove si decide qualcosa, anche solo un briciolo di potere. È quello che fa il furbo sulla pelle degli altri, che si infila in ogni fessura per ottenere un vantaggio. Che si finge solidale, ma poi presenta il conto. Che si prende meriti che non ha, spazi che non gli spettano, e magari anche i soldi. È quello che tira giù gli altri per sollevarsi lui di mezzo centimetro.
E dovrebbero vergognarsi. Perché vivono sfruttando il lavoro, la buona fede, l’impegno altrui. Perché sono parassiti, nel senso più brutale e autentico del termine. E invece non si vergognano affatto. Anzi, se ne vantano. Li senti dire: “Eh, bisogna sapé campà”, come se l’arte del raggiro fosse un talento da esibire. Sono convinti che la furbizia sia una virtù, quando in realtà è solo mediocrità travestita da astuzia.
Ma ogni carriera da pulciaro ha una fine. Brutta. Perché la fiducia, una volta tradita, non si ricompra. Perché i giri di favori si esauriscono. Perché anche i più ingenui imparano a riconoscere chi si approfitta. E quando resteranno soli, senza più nessuno da fregare, la loro miseria morale sarà evidente persino a loro stessi. Non avranno più scuse, né alibi, né agganci. Solo una reputazione di cui vergognarsi. Finalmente.
Roma li ha battezzati con un nome preciso, ma i pulciari esistono in ogni angolo d’Italia, dove il senso civico è ancora un valore da difendere. E se chiamarli col loro nome serve a stanarli, ben venga. Perché il tempo dei furbi che vivono sulle spalle degli altri deve finire. E con loro, l’alibi che “così fan tutti”. No, non tutti. Solo i pulciari.
