“L’AI non ruba il lavoro, lo filtra”: la riflessione di un informatico diventa virale tra gli sviluppatori
“L’intelligenza artificiale non mi sta togliendo lavoro. Me lo sta filtrando.” È questa la provocazione — ma anche la constatazione — che l’informatico Michele Genito ha condiviso in un post sui social, raccogliendo il consenso di molti professionisti del settore.
Nel messaggio, pubblicato su Facebook, Genito racconta la sua esperienza diretta con l’intelligenza artificiale nel quotidiano lavorativo: «Mi ha tolto i task noiosi, quelli che ti fanno odiare il lunedì: cicli for, regex, shortcode tutti uguali», scrive. Un cambiamento che non ha significato meno lavoro, ma un lavoro diverso — più strategico, più creativo e, come sottolinea lui stesso, “molto più redditizio”.
Il post smonta così uno dei timori più diffusi tra chi lavora nel digitale: quello di essere sostituiti dall’AI. Secondo Genito, i compiti più semplici sono ormai automatizzati, mentre le attività ad alto valore aggiunto — quelle che richiedono giudizio, capacità di sintesi e problem solving — sono diventate ancora più centrali. “I lavori facili li fa l’AI. Quelli difficili? Ora valgono il doppio”.
Tra le righe, anche un consiglio pratico: imparare a usare bene gli strumenti di intelligenza artificiale, trattandoli come “assistenti iper-produttivi” anziché nemici da cui difendersi. «Il trucco? Non combatterla. Domarla.»
Una riflessione che sembra fotografare non solo il presente, ma anche il futuro di chi lavora nel mondo del software.
