Le terre dell’Angitola dove il mito trovò la sua nuova dimora e i Borboni la giusta terra di passaggio
di Pino Cinquegrana
L’Angitola est un des neuf ou dix fleuves qui se gettent dans le golfe; c’est le plus grandaprès l’Amato. Ses bords étaient jadis couverts de cannes à soucre. (Italie Pittoresque, 1836). Questo fiume che nasce dai due affluenti principali proveniente da Nord di Filadelfia e da Sud sopra Capistrano, in passato navigabile fino al Chao (da cui ha origine il paese di Sant’Onofrio, è ricordato nell’itinerario dell’imperatore romano Antonino Pio (86 d.C. – 161 d.C.): ad Turres/ ad Agitulam/ Nicoteram. Nella Carta Peutingeriana del II secolo d.C. in cui si evidenzia il tracciato da Capua verso l’estremità della regione, lo stesso fiume trovasi nominato con l’abbreviazione Aque Ange anziché Aquae Angitulae.
In copertina: Figura 1Carta Peutingeriana del II secolo d. C., in cui si vede la mansio romana
Leandro Alberti (Tutta Italia, 1553:168) racconta di un luogo dalle belle vigne che producono gustosi vini. Qui si coltivava la canna da zucchero che Alfonso d’Aragona Duca di Calabria e poi Re di Napoli fece costruire allo scopo una serie di trappeti per confettare lo zucchero. Molti sono gli alberi da frutto che fanno da corona al fertile terririo all’epoca dell’Alberti: cedri, arance, limoni. Il luogo, dai meraviglio declivi, porta d’ingresso verso le Serre vibonesi, era attraversato dalla via Popilia che da qui saliva verso l’antica Crissa fondata da Crisso fratello di Panopeo e zio di Epeo il costruttore del cavallo di Troia, e proseguiva verso Vibo Valentia e ancora verso Mileto fino a Reggio Calabria. Un percorso attraversato dalla terza crociata guidata dal re d’Inghilterra Riccardo Cuor di Leone. Questa città diede i natali al Beato Luca che oggi riposa nel convento di Montecalvario in Barcellona.
Crocevia naturale tra lo Jonio e il Tirreno (qui si conserva ancora il miglio km 0, con la realizzazione del Lago inaugurato, nel 1960, dal Presidente della repubblica Giuseppe Saragat, queste acque divennero oasi protetta tra le più importanti d’Europa secondo la convenzione di Ramsar. Simbolo di questa oasi naturalistica l’airone rosso. Angitola trova la sua origine dalla presenza delle anguille, ma anche del mito di Angitia di cui scrive Silius Italicus, nelle Punicae (libro VIII, 495-501):
Angitia, figlia di Eeta, per prima scoprì le male erbe,
così dicono, e maneggiava da padrona
i veleni e traeva giù la luna dal cielo;
con le grida i fiumi tratteneva e,
chiamandole, spogliava i monti delle selve.

Figura 2 Statua di Angizia dea della guarigione dai morsi dei serpenti
insegnava l’arte dei contravveleni.
Un culto che oggi ancora sopravvive a Francavilla Angitola con la festa di san Foca
Durante il periodo in cui Crissa (?) divenne Rocca Niceforo, in onore al generale bizantino Niceforo Foca che liberò anche questa parte della costa tirrenica dall’orda saracena, sul posto ove oggi sorge il casello stradale unito al ponte detto dell’”Angitola”, sotto il quale scorrono le omonime acque prima di riversarsi in mare, vi era la torre dei Cavallari andata distrutta con il compito di vigilare a cavallo le spiagge prospicenti contro eventuali sbarchi arabi e dare l’allarme ai castelli vicini per un massiccio intervento in armi.

Figura 3Torre sul sito archeologico di Rocca Angitola che comunicava
a fuoco e a fumo,
con quella che era posta nei pressi dell’attuale Ponte dell’Angitola
Il Ponte borbonico
Esso è la realizzazione del progetto, elaborato dal l’ing. Palmieri di Pizzo, approvato con Real Decreto nel maggio del 1841. Costo in appalto 58.000 ducati. L’opera ingegneristica rientrava nella costruzione di una strada che collegasse le ferriere di Mongiana al porto di Pizzo, voluta da Re Ferdinando II per abbattere il costo eccessivo del ferro prodotto nel Regno, dovuto anche al sistema di trasporto, e di conseguenza d’essere più competitivi e contrastare così il metallo proveniente dall’estero più a buon mercato. la sua architettura consta di nove arcate di circa 12 metri spiccano sulle pile alte dai 5 ai 10 metri ben salde con l’uso di malta a presa rapida che si consolidava in acqua. La carreggiata, adesso asfaltata, era un tempo lastricata con bei basoli di lava del Vesuvio, posti a spina di pesce.

Il sito, che trovasi nelle vicinanze dello svincolo autostradale di Pizzo Calabro, oggi è in disuso, completamente dismesso nel 2004. Attaccata al ponte la Casa Cantoniera, dal tipico colore rosso, presidio territoriale che in passato (1822) costituiva persino rifugio per i viaggiatori. Rovi erbacce varie, canneti rendono questa bellezza stradale abbandonata a se stessa con il casello che in passato indicava il prosieguo verso l’area Sud del Tirreno. Il rischio è che il tempo che logora e distrugge ogni cosa distruggerà un angolo che se recuperato potrebbe divenire cuore pulsante per tutta l’area Angitolano.

particolare del ponte

Figura 4Pietra Km 0 verso il sud del Tirreno
