Arrestato un giovane per istigazione al suicidio: tragedia a Perugia, indagini ancora in corso
Lunedì mattina, gli agenti della Polizia di Stato di Perugia hanno eseguito un’ordinanza di arresti domiciliari nei confronti di un 18enne, cittadino italiano residente a Roma, accusato di istigazione o aiuto al suicidio in relazione alla morte di uno studente universitario, rinvenuto privo di vita il 29 gennaio scorso in un appartamento di via del Prospetto a Perugia. La decisione di arrestare il giovane è arrivata dopo complesse indagini condotte dalla Squadra Mobile di Perugia e dal C.O.S.C. della Polizia Postale e delle Comunicazioni Umbria, che hanno permesso di ricostruire i drammatici eventi che hanno preceduto il suicidio.
La scomparsa dello studente e la scoperta del corpo
La tragica vicenda ha avuto inizio il 24 gennaio, quando la sorella di un 19enne, studente fuori sede al primo anno di Informatica all’Università di Perugia, ha denunciato la sua scomparsa. Il giovane aveva fatto perdere le sue tracce dopo aver lasciato un ostello dove alloggiava, intorno alle 10:30 di quella mattina. La scomparsa aveva gettato nel panico la famiglia e gli amici, ma fu solo alcuni giorni dopo, il 29 gennaio, che il corpo del ragazzo venne trovato in un monolocale in via del Prospetto, dove il giovane aveva preso in affitto una stanza.
A darne notizia alla Polizia di Stato fu il gestore dell’appartamento, che, non riuscendo a mettersi in contatto con l’affittuario per discutere del pagamento dell’affitto, e venuto a conoscenza della scomparsa di uno studente tramite i social network, temeva che la persona che aveva trovato nel suo appartamento fosse proprio il ragazzo scomparso. La scoperta del cadavere è stata fatta dopo che il gestore, preoccupato, ha contattato gli agenti nel pomeriggio dello stesso giorno.
Sul corpo del giovane non furono trovati segni di violenza, e la stanza risultava in ordine. Tuttavia, la presenza di alcuni farmaci oppiacei, telefoni cellulari e numerose schede SIM ha suscitato sospetti, spingendo le forze dell’ordine ad avviare un’indagine per determinare le cause della morte e comprendere il contesto in cui l’incidente si era verificato.
Le indagini: un amico virtuale coinvolto
Le prime indagini condotte dalla Polizia hanno rivelato che il giovane non aveva mai parlato con la sorella né con i familiari dell’affitto dell’appartamento, e che la sua vita privata era avvolta nel mistero. Questo ha spinto gli investigatori a concentrarsi sull’analisi dei dispositivi elettronici del ragazzo, tra cui telefoni cellulari e un computer portatile, nonché a esaminare le comunicazioni digitali a cui aveva partecipato il giovane prima della sua morte.
È emerso che lo studente, nonostante la sua vita apparentemente tranquilla e senza particolari problemi, era in contatto con numerosi interlocutori online, tra cui un amico virtuale con il quale aveva condiviso le sue difficoltà e il pensiero di suicidarsi. Questo interlocutore, che utilizzava più di un nickname, aveva addirittura consigliato al ragazzo il modo più “indolore” per compiere il gesto estremo, rassicurandolo che, utilizzando oppiacei, non avrebbe provato dolore ma piuttosto piacere. L’esame delle chat ha rivelato che il giovane aveva chiesto aiuto per scegliere il farmaco più adatto al suo intento e aveva ricevuto da parte dell’indagato incoraggiamenti a portare a termine il suicidio.
Il ragazzo, dopo aver acquistato i farmaci tramite una piattaforma di messaggistica, si era recato nell’appartamento in affitto e, poco prima di ingerire le sostanze, aveva confessato al suo interlocutore le sue incertezze e paure. In quella fase, il giovane aveva richiesto un ulteriore incoraggiamento, che l’indagato gli aveva fornito, spingendolo infine a compiere l’estremo gesto. Nonostante il ragazzo avesse informato il suo interlocutore dell’avvenuta assunzione dei farmaci, quest’ultimo, invece di chiamare i soccorsi, si era preoccupato esclusivamente di non essere identificato.
La complicata identificazione dell’indagato
La ricerca dell’identità dell’indagato è stata particolarmente difficile, ma grazie al lavoro svolto dalla Squadra Mobile di Perugia e dal C.O.S.C. Umbria, gli investigatori sono riusciti a risalire all’indirizzo IP utilizzato dall’indagato per comunicare con la vittima. Si tratta di un giovane di 18 anni, incensurato e proveniente da una famiglia normale. Nonostante la sua giovane età, l’indagato era molto attivo sui social network e frequentava numerosi gruppi online, molti dei quali popolati da giovani.
Dall’analisi dei dati digitali e delle comunicazioni in chat, gli investigatori sono riusciti a raccogliere prove decisive che hanno portato all’emissione della misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti dell’indagato, ritenuto responsabile di istigazione al suicidio. La misura è stata eseguita oggi, e al giovane sono stati sequestrati tre telefoni cellulari utilizzati per comunicare con la vittima.
Indagini in corso: ricerca del fornitore dei farmaci
Nonostante l’arresto, l’indagine è tutt’altro che conclusa. La Polizia di Stato proseguirà gli accertamenti per comprendere come l’indagato sia riuscito ad ottenere i farmaci, che non potevano essere acquistati liberamente, e quali siano le ragioni per cui possedeva numerosi cellulari e schede SIM, un fatto che non si giustifica con la sua condizione di studente. Inoltre, è già stato individuato un presunto venditore dei farmaci utilizzati nella tragedia, un altro giovane residente in una diversa regione, nei confronti del quale è stato emesso un decreto di perquisizione. Durante l’operazione, sono stati sequestrati oltre 10.000 euro in contante e due telefoni cellulari.
La vicenda ha suscitato profondo sgomento e ha sollevato importanti riflessioni sulla sicurezza online, sull’influenza dei social network e delle piattaforme di messaggistica, e sulla crescente preoccupazione per il benessere mentale dei giovani. Le autorità continueranno a indagare su questo caso, con l’obiettivo di fare piena luce su quanto accaduto e di prevenire ulteriori tragedie simili.
