Il crollo dell’affluenza ai ballottaggi: marcato a Bari, meno a Perugia

Piazza IV Novembre ph coune di Perugia

Quasi il 12% degli aventi diritto. È il dato dell’l’affluenza ai seggi per il secondo turno delle elezioni amministrative alle ore 12:00 di domenica. È quanto emerge dai dati del Viminale pubblicati sul portale Eligendo, che nel dettaglio indicano nell’11,99 la percentuale di chi si è recato alle urne. Si vota in 101 comuni.

Nelle stesse sezioni alle 23 di sabato 8 giugno, nel primo turno, la percentuale dei votanti era circa del 22%. Tra i dati più alti c’è quello di Perugia, dove allo stesso orario si è toccato il 15,54% degli aventi diritto (qui la sfida Scoccia – Ferdinandi è molto sentita e la partita è all’ultimo voto). Crolla invece a Bari, dove si è fermata del 9,52%.

Sono 14 i capoluoghi che devono ancora eleggere il sindaco: cinque di Regione (Firenze, Bari, Perugia, Potenza e Campobasso) e 9 di provincia (Lecce, Avellino, Cremona, Urbino, Caltanissetta, Vibo Valentia, Rovigo, Verbania, Vercelli). Qui si giocano gli scontri più importanti e destinati ad avere un peso anche a livello nazionale.

Il centrosinistra al primo turno ha vinto in 10 capoluoghi, il centrodestra si è fermato a cinque e ora tenta di accorciare le distanze. A pesare non saranno solo gli apparentamenti e gli accordi trovati dopo il voto dell’8 e 9 giugno, ma anche e soprattutto l’affluenza che al primo turno ha fatto segnare il 62,6% degli aventi diritto. Un dato in calo rispetto al 67,6% delle precedenti amministrative del 2019, ma comunque più alto rispetto alla percentuale di votanti delle Europee, che si è fermata al 49,66.

Clima infuoco a Perugia

Nel capoluogo umbro, dopo 10 anni di Governo indiscusso del centrodestra (che ha espugnato il fortino rosso) si eleggerà il primo sindaco donna. Qui la contesa è molto accesa dal momento che a separare destra e sinistra ci sono poche centinaia di voti e su tutto peserà la capacità di riportare i propri sostenitori al voto. I toni sono esasperati e c’è chi ha “evocato” la battaglia tra il bene contro il male, la sfida tra “fascisti” e “comunisti”, tra “cattolici” e “gender”. Le piazze sono state pienissime per un ballottaggio. Se il centrodestra riuscirà a confermare il Governo di Perugia per altri 5 anni dovrà fare i conti con una Perugia spaccata in due. Anche se la destra dovesse arretrare avrà dalla sua metà del capoluogo umbro, segnale che l’Umbria comunque vada non è più rossa.