Cooling break durante le gare di calcio: cos’è
Per garantire buone prestazioni agonistiche nei mesi più caldi si è deciso di introdurre il cooling break durante le gare di calcio. Adottato per la prima volta nel corso dei Mondiali di Calcio in Brasile del 2014, il cooling break è un neologismo entrato nel nostro linguaggio. L’enciclopedia Treccani lo descrive come “breve interruzione di una partita di calcio concessa dall’arbitro per consentire ai calciatori di rinfrescarsi, in caso di caldo eccessivo”. Si tratta di timeout calcistico che permette agli atleti di reidratarsi e di integrare nell’organismo i sali ed i nutrienti che sudando sono stati espulsi, in maniera più consistente del solito a causa delle alte temperature del periodo estivo.
Il cooling break è stato adottato per la prima volta in Italia nell’agosto 2016, durante la sfida tra Lazio e Juventus, ed inserito dall’estate 2017 nel regolamento della Lega Serie A. “La previsione della possibilità di interrompere la gara per consentire ai calciatori delle due squadre di reidratarsi (cooling break) viene definita gara per gara, d’intesa tra arbitro e squadre – è scritto nel regolamento – e implementata a seconda delle condizioni climatiche del luogo di svolgimento della partita. Può essere consentito un break per ogni tempo di gioco se, 90 minuti prima del calcio d’inizio, la temperatura supera i 32 gradi centigradi.”
Da regolamento, il cooling break viene effettuato al 30° minuto di ogni tempo regolamentare, (ai minuti 30 e 75), appena il gioco è fermo. Durante la pausa, i calciatori e gli arbitri devono posizionarsi nelle rispettive panchine/aree tecniche per rinfrescarsi. Il tempo di gioco continua a scorrere e la durata della pausa deve essere aggiunta al recupero alla fine del tempo.
