Evento letterario e artistico a più voci per L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026
L’AQUILA – È stato presentato nel pomeriggio del 30 ottobre, nella splendida cornice della Sala lignea del Palazzetto dei Nobili e in un evento letterario plurimo come iniziativa per L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, il romanzo di Annella Prisco Noi, il segreto (Guida Editori, 2024). Aperto dal saluto dell’On. Stefania Pezzopane, l’evento di presentazione ha visto le relazioni di Massimo Pasqualone, docente e critico letterario, e di chi scrive, con l’introduzione e moderazione di Orietta Spera e il reading di Mary Attento. Nel corso dell’evento anche la presentazione del volume Kalos 2026, a cura di Massimo Pasqualone, e del romanzo Non ho paura di Jack di Eliana D’Onofrio. Intermezzi musicali con il soprano Claudia Gabriella Fatato e Francesco Dell’Oso al pianoforte. Se può essere d’interesse, qui le impressioni di lettura sul romanzo di Annella Prisco svolte nel corso del mio intervento.
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Noi, il segreto
Il mistero dell’identità e i fili invisibili del destino
Annotazioni e impressioni di lettura sull’ultimo romanzo di Annella Prisco
di Goffredo Palmerini
Presentare l’ultimo romanzo di Annella Prisco significa entrare ancora una volta in quel territorio narrativo che l’autrice frequenta da anni con una cifra stilistica assai personale e ormai riconoscibile: una scrittura piana e scorrevole, capace di accompagnare il lettore dentro vicende umane apparentemente ordinarie, ma percorse da domande profonde sul destino, sugli affetti e sulla verità nascosta nelle pieghe dell’esistenza.

Già il titolo – Noi, il segreto – suggerisce una dimensione collettiva che supera l’individualità dei singoli protagonisti. Quel “noi” non è soltanto un pronome. È un legame. È una relazione da scoprire. È il richiamo a qualcosa che unisce persone e vite in apparenza lontane. Le due citazioni poste in esergo al romanzo costituiscono una vera chiave di lettura. Da una parte Jean Racine afferma che “non ci sono segreti che il tempo non riveli”; dall’altra Carlos Ruiz Zafón ricorda che tutti custodiamo “un segreto chiuso a chiave nella soffitta dell’anima”. In queste due frasi è racchiuso l’intero senso della narrazione: il tempo e la memoria lavorano incessantemente per riportare alla luce ciò che è stato nascosto.
Il romanzo si costruisce infatti come un lungo cammino verso una verità sommersa. Non siamo di fronte a un thriller, eppure il lettore si ritrova accompagnato da una costante tensione narrativa, dal casuale e breve incontro in treno di una persona, Francesco. C’è una domanda che cresce pagina dopo pagina e che induce a proseguire nella lettura: quale significato hanno quegli incontri, quelle coincidenze, quelle misteriose sensazioni di riconoscimento che attraversano i protagonisti?
Ma il segreto, nel libro di Annella Prisco, non è mai un semplice espediente narrativo. È piuttosto una metafora della condizione umana. Quante volte viviamo senza conoscere davvero le nostre radici? Quante volte ignoriamo ciò che ha determinato il corso della nostra vita? Quante volte la verità rimane nascosta dietro comportamenti, silenzi, omissioni dettate dalla paura, dal pudore o dal desiderio di proteggere qualcuno?
Un elemento che colpisce è la presenza costante del viaggio. Il viaggio come metafora. La storia prende avvio su un treno che collega Sud e Nord d’Italia. Ma quel percorso geografico è soprattutto un viaggio interiore. La protagonista, Graziella, lascia la sua terra, la Costiera Amalfitana, il bel borgo di Atrani, per affrontare un cambiamento lavorativo e personale. Si trova così sospesa tra passato e futuro, tra ciò che abbandona e ciò che ancora non conosce.
Ne consegue una riflessione assai attuale. In un’Italia caratterizzata ancora oggi da mobilità, migrazioni interne e ricerca di nuove opportunità, Graziella, un’insegnante di lettere e geografia, diventa il simbolo di tante donne che affrontano sacrifici, lontananze e responsabilità familiari per inseguire una prospettiva di realizzazione professionale. Nel percorso della protagonista emerge inoltre il tema della cura: la malattia del padre, il peso dell’assistenza, il senso di colpa di chi è costretto ad allontanarsi. Sono pagine che parlano a molte famiglie e che trovano una particolare intensità emotiva senza cadere mai nel sentimentalismo.
A parer mio il nucleo più significativo del romanzo è la riflessione sulla famiglia. La famiglia che troviamo in queste pagine è ben diversa da quella idealizzata delle fotografie di rito. È una famiglia attraversata dai silenzi, dai non detti, dalle fragilità. Eppure proprio da quelle ferite nasce la possibilità della ricomposizione. L’autrice sembra dirci che la verità può fare male, può sconvolgere equilibri consolidati, ma resta comunque l’unica strada per arrivare a una consapevolezza autentica di sé.
In questo senso il romanzo diventa anche un racconto sull’identità, nel senso più profondo.
Chi siamo realmente?
Siamo ciò che crediamo di essere, oppure siamo il prodotto di una storia più complessa che spesso ignoriamo?
La ricerca della risposta a queste domande accompagna tutta la narrazione e conduce il lettore a riflettere sulla propria esperienza personale.
Altro aspetto significativo è il valore dell’amicizia, dell’amicizia vera, come quella che Graziella condivide con la collega Marta, realizzando una piena e reciproca confidenza di vita. Un altro aspetto di grande interesse è il ruolo dell’Abbazia di Montecassino. Non rappresenta soltanto uno scenario narrativo, dove opera uno dei protagonisti del romanzo. Diventa uno spazio simbolico. Montecassino è luogo di memoria, cultura, studio, spiritualità e ricostruzione. È un luogo che nella storia italiana ha conosciuto la distruzione, in una delle pagine più drammatiche del secondo conflitto mondiale, e poi la rinascita.
Non appare casuale che proprio lì convergano molti dei fili della vicenda. La presenza della biblioteca nel Monastero dei Benedettini assume un significato ulteriore: i libri custodiscono storie, la memoria conserva tracce, il passato attende qualcuno disposto a leggerlo e comprenderlo. Anche sotto questo aspetto il romanzo manifesta una particolare sensibilità culturale, coerente con il percorso umano e professionale di Annella, una consuetudine di famiglia, lei figlia d’arte del grande scrittore Michele Prisco.
Chi conosce la produzione di Annella Prisco ritroverà in Noi, il segreto lo stile narrativo, quelle caratteristiche che ne hanno accompagnato il percorso letterario. La scrittura è lineare, elegante, accessibile. Non cerca effetti sperimentali, né artifici linguistici. Punta piuttosto sulla nitidezza del racconto, sull’attenzione ai sentimenti, sulla costruzione di personaggi riconoscibili e profondamente umani. Vi è inoltre una forte componente empatica. L’autrice osserva i suoi personaggi senza giudicarli, accompagnandoli con discrezione lungo i passaggi più complessi della loro esistenza, taluni toccati dalle tragiche vicende della guerra in Ucraina. Per questo il lettore finisce per sentirli vicini, quasi familiari.
Noi, il segreto è dunque un romanzo che parla di destino, memoria, identità e appartenenza. È la storia di una ricerca che diventa scoperta. È il racconto di come il passato, anche quando sembra sepolto, continui a vivere sotto la superficie del presente. Ed è soprattutto una riflessione sul fatto che le verità più importanti non dividono necessariamente le persone, ma possono persino unirle in modo nuovo e inatteso.
Per concludere, credo sia questo il messaggio più profondo lasciato da Annella Prisco: la vita custodisce segreti che il tempo, prima o poi, riporta alla luce. E quando ciò accade, ciò che conta non è soltanto la rivelazione della verità, ma la capacità di accoglierla e trasformarla in una nuova occasione di conoscenza, di riconciliazione e di crescita umana. Un messaggio particolarmente prezioso oggi, in un tempo in cui spesso conosciamo tutto degli altri, ma fatichiamo ancora a conoscere davvero noi stessi.
Noi, il segreto, Annella Prisco (Guida Editori, Napoli, 2024)

Annella Prisco
Annella Prisco è scrittrice, critico letterario, manager culturale ed esperta nel settore della comunicazione e delle relazioni pubbliche. È stata funzionario nel settore cultura spettacolo e turismo della Regione Campania e, dal 2005 al 2010, consigliere d’indirizzo della Fondazione Ravello. Collabora con diverse testate giornalistiche ed è componente di varie giurie o presidente onorario di prestigiosi Premi. A dicembre 2022 le è stato conferito dagli Stati Generali delle Donne il Premio “Donne che ce l’hanno fatta”, patrocinato dalla Commissione Europea e dall’Università degli Studi di Pavia; mentre a giugno 2024 il Premio alla carriera L’Iguana – Anna Maria Ortese al Castello di Prata Sannita. A marzo 2026 ha ottenuto il riconoscimento di Honorary Great Contemporary Writer dall’International Academy of Rome; a maggio il Premio alla Cultura Amici di Giambattista Vico a Napoli; a giugno il Premio alla Carriera nell’ambito del concorso La Perla del Tirreno a Cefalù. Ha ricevuto la nomina di “Amica della domenica” e inserita nella giuria del Premio Strega. È iscritta all’Ande, Associazione nazionale donne elettrici. All’esordio come autrice nel 1998 con il romanzo Ricordi senza memoria (Guida), a quattro mani con Monica Avanzini, fanno seguito Chiaroscuri d’inverno (Graus 2005), Trenincorsa (Kairòs 2008), Appuntamento in rosso (Guida 2012) e Girasoli al vento (Guida 2018), testi che ricevono innumerevoli riconoscimenti anche a livello internazionale. Ad ottobre 2020 esce il romanzo Specchio a tre ante (Guida), che ottiene all’unanimità nel 2021 il premio della Critica CefaluArt, il premio alla carriera Le Nove Muse a Pisa, il primo premio per la narrativa Città di Firenze – Ut Pictura Poesis, il premio Luca Romano a Chieti, il premio Napoli Cultural Classic sezione Scrittura, il primo premio per la Narrativa della XV ed. InCostieraAmalfitana – Festa del Libro in Mediterraneo, il premio alla Cultura Terzo Millennio a Messina, il premio Switzerland Literary Prize a Mendrisio, la menzione di merito al Premio letterario Città di Milano; nel 2022 il terzo premio per la Narrativa Storie in viaggio a Falerone, il premio speciale Profumo d’Autrice – Città di Cattolica, il premio speciale della Critica all’unanimità Lord Byron a Porto Venere; nel 2023 il premio Olympus Scrittore dell’anno a La Spezia, il premio Alda Croce per la cultura a Torino, il premio Percorsi al Femminile del CIF alle Basiliche Paleocristiane di Cimitile; il premio Le Pietre di Anuaria; nel 2024 il premio Eccellenza alla carriera ‘Omaggio a Pasolini’ a Roma, il premio alla cultura Cygnus Aureus a Peschiera, il premio d’eccellenza Sandomenichino a Massa. Nel 2023 il romanzo è tradotto da Elisabetta Bagli in lingua spagnola e pubblicato dalla casa editrice colombiana Papel Y Lapiz con il titolo “El espejo de Ada”; ricevendo i Premi per la traduzione Il Canto di Dafne – Libro internazionale dell’anno, il premio della Giuria Città di Cattolica, il primo premio Libro in lingua straniera ‘La Via dei Libri’ in seno al Bancarella a Pontremoli.
