Israele al voto, alle 21 italiane il verdetto: finisce l’era di Bibi? La speranza di pace
Israele alle urne per la prima volta dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e anni di conflitti. I sondaggi fotografano una sfida serrata tra Benjamin Netanyahu e Gadi Eisenkot. Sullo sfondo, la speranza di una svolta politica che possa aprire nuove prospettive per la pace in Medio Oriente.
È una giornata decisiva per il futuro politico di Israele. Oggi, martedì 27 ottobre, circa 7,3 milioni di elettori sono chiamati a scegliere i rappresentanti della ventiseiesima Knesset, il Parlamento israeliano. I seggi sono aperti dalle 7 alle 22, ora locale, con la chiusura prevista questa sera alle 22 a Tel Aviv, le 21 in Italia.
Sarà allora che i primi exit poll offriranno un’indicazione sui rapporti di forza usciti dalle urne. Una domanda domina la giornata: è arrivato il momento della fine dell’era di Benjamin Netanyahu, detto Bibi, dopo anni di governo e una stagione segnata da guerre e tensioni regionali?
La sfida tra Netanyahu ed Eisenkot
Il principale sfidante del premier è Gadi Eisenkot, ex capo di Stato maggiore dell’esercito israeliano e leader del partito centrista Yashar. Secondo le ultime rilevazioni pubblicate prima del silenzio elettorale, Yashar potrebbe risultare la prima forza parlamentare, davanti al Likud guidato da Netanyahu.
Le proiezioni diffuse alla vigilia, tuttavia, non indicano una maggioranza parlamentare certa per nessuno dei due schieramenti. La Knesset conta 120 seggi e per governare occorre costruire una coalizione capace di raggiungere quota 61.
Netanyahu punta a restare al potere facendo affidamento sui suoi alleati della destra nazionalista e religiosa, tra cui le formazioni guidate da Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, oltre ai partiti ultraortodossi.
Eisenkot, invece, cerca di aggregare le forze contrarie all’attuale premier. Ma anche un eventuale successo di Yashar non garantirebbe automaticamente un cambio di governo: le trattative per la formazione della maggioranza potrebbero rivelarsi complesse e prolungate.
Il peso del 7 ottobre e degli anni di guerra
Queste elezioni rappresentano un passaggio cruciale dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e i conflitti che ne sono seguiti. La sicurezza nazionale, la gestione delle conseguenze dell’attacco e le responsabilità politiche per le falle nella prevenzione sono tra i temi centrali del confronto.
Netanyahu deve fare i conti con le critiche sulla gestione della sicurezza e con le richieste di un’indagine indipendente sulle responsabilità relative al 7 ottobre. Tra le questioni che dividono il Paese c’è anche il trattamento riservato agli ultraortodossi rispetto agli obblighi del servizio militare.
Il voto misurerà quindi non soltanto il consenso nei confronti del premier, ma anche la tenuta dell’alleanza che sostiene il suo governo e la possibilità di inaugurare una diversa fase politica.
La speranza di una svolta per la pace
La possibile fine dell’era Netanyahu alimenta interrogativi sulle future scelte di Israele in Medio Oriente. Un cambio di maggioranza potrebbe modificare gli equilibri politici e diplomatici, ma non sarebbe sufficiente, da solo, a garantire la fine dei conflitti.
La questione palestinese, le condizioni nella Striscia di Gaza, la sicurezza di Israele e le tensioni regionali resteranno sfide decisive per qualsiasi nuovo esecutivo. Anche l’opposizione, peraltro, non ha presentato una piattaforma unitaria che garantisca una ripresa immediata del processo di pace.
Per questo, la speranza di una svolta diplomatica resta legata alle scelte concrete del prossimo governo e alla disponibilità delle parti coinvolte a intraprendere un percorso negoziale.
Alle 21 italiane i primi segnali
La chiusura dei seggi è prevista alle 22 in Israele, quando in Italia saranno le 21. I primi exit poll potranno fornire un’indicazione sulla distribuzione dei seggi, ma non rappresenteranno il risultato definitivo.
Il sistema proporzionale israeliano rende infatti determinanti anche le prestazioni dei partiti minori e gli accordi necessari per formare una maggioranza. Il risultato elettorale e la nascita del nuovo governo sono due passaggi distinti, che potrebbero essere separati da settimane di negoziati.
Questa sera arriveranno dunque le prime risposte: gli elettori confermeranno Netanyahu oppure apriranno la strada a una nuova leadership? E, soprattutto, il voto riuscirà a creare le condizioni politiche per una diversa stagione diplomatica?
Alle 21 italiane conosceremo le prime indicazioni. La possibile fine dell’era di Bibi e una nuova opportunità per la pace restano le grandi questioni aperte di queste elezioni.
