Milano, seconda giornata di violenze: negozi saccheggiati, vetrine distrutte e oltre 200 fermati

Milano, il centro ancora sotto pressione tra raid nei negozi, scontri con la polizia e danni alle attività commerciali. La premier Meloni convoca una riunione sull’ordine pubblico

Milano torna a fare i conti con una nuova giornata di violenze nel centro cittadino. Dopo i disordini del giorno precedente, gruppi di giovani, molti dei quali minorenni e con il volto coperto, sono tornati a muoversi tra piazza Duomo, via Torino, piazza Cordusio, corso Garibaldi e l’area di Moscova, prendendo di mira negozi, locali e arredi urbani. Vetrine infrante, attività saccheggiate, tavolini rovesciati e oggetti lanciati contro le forze dell’ordine hanno caratterizzato le ore più concitate della giornata, mentre polizia e carabinieri intervenivano per contenere i gruppi e riportare la situazione sotto controllo.

Il bilancio provvisorio dei fermi è arrivato a superare le 200 persone, secondo quanto riferito in serata dal Ministero dell’Interno. Nel corso del pomeriggio, diverse persone erano già state accompagnate in questura per l’identificazione. Una parte consistente dei giovani fermati sarebbe minorenne. Per alcuni potrebbero scattare denunce, anche in relazione alle ipotesi di resistenza e devastazione, sulla base degli accertamenti delle autorità.

La nuova escalation ha coinvolto alcune delle strade commerciali più frequentate del capoluogo lombardo, provocando preoccupazione tra residenti, commercianti e turisti. Le scene di devastazione hanno interessato anche zone simboliche della città, mentre numerosi esercizi pubblici hanno deciso di chiudere in anticipo per evitare ulteriori danni.

Via Torino nel mirino: saccheggi e vetrine in frantumi

Tra le aree maggiormente colpite figura via Torino, importante collegamento commerciale tra il centro di Milano e piazza Duomo. Qui diversi gruppi hanno danneggiato negozi e arredi urbani, rovesciando cestini, biciclette, monopattini e altri oggetti lungo la strada.

Uno degli episodi più gravi ha riguardato un supermercato Carrefour, la cui vetrina è stata sfondata prima che alcune persone entrassero per sottrarre merce. Secondo le ricostruzioni disponibili, durante il saccheggio sarebbero stati prelevati anche alcolici, mentre alcuni prodotti alimentari sarebbero stati gettati in strada. Un addetto alla sicurezza avrebbe tentato di impedire l’accesso, venendo aggredito.

I danni non si sono limitati agli esercizi commerciali. Sono stati segnalati dehors distrutti, tavolini e ombrelloni danneggiati, oltre ai finestrini di un furgone infranti. Alcuni gruppi si sono mossi rapidamente tra le vie laterali, rendendo più complesso l’intervento delle pattuglie.

Le forze dell’ordine sono entrate in via Torino da più direzioni con reparti antisommossa e mezzi blindati. Diversi partecipanti ai disordini sono stati bloccati, mentre altri si sono allontanati prima di essere raggiunti dagli agenti.

Da piazza Duomo alla Galleria: colpiti negozi e luoghi simbolo

La tensione ha raggiunto anche piazza Duomo e la vicina Galleria Vittorio Emanuele II, uno dei luoghi più rappresentativi di Milano e una delle principali mete turistiche della città.

Nel corso degli incidenti è stata sfondata una vetrina della Rinascente. Alcuni giovani, dopo essere entrati nella Galleria, si sono diretti verso il McDonald’s, contro le cui vetrine sarebbero stati lanciati sassi. Altri avrebbero impugnato delle mazze, proseguendo poi verso piazza della Scala e danneggiando cestini e biciclette.

Anche la zona di piazza Cairoli è stata interessata dalle violenze. Il punto vendita Decathlon è stato segnalato come devastato e saccheggiato, con diversi agenti intervenuti successivamente nella zona. Alcuni giovani sarebbero riusciti ad allontanarsi portando via merce.

In corso Vittorio Emanuele, davanti a un negozio Foot Locker danneggiato, gli agenti hanno fermato una decina di persone che avrebbero tentato di fuggire. Per bloccarle, secondo le informazioni diffuse, sono stati utilizzati anche i manganelli.

La situazione ha avuto conseguenze dirette sulla vita del centro cittadino. Per ragioni di sicurezza, la fermata della metropolitana Duomo è stata chiusa temporaneamente. Anche gli accessi al Duomo sono stati modificati: le porte principali sono state chiuse, mentre i fedeli presenti all’interno della cattedrale sono stati accompagnati verso le uscite laterali. Gli ingressi destinati ai turisti sono stati anticipatamente interdetti.

Locali chiusi e turisti costretti a cercare riparo

Le violenze hanno avuto ripercussioni anche sulle attività della Galleria Vittorio Emanuele II. Alcuni esercizi storici hanno deciso di chiudere e di rimuovere tavolini, separé e altri arredi esterni, temendo nuovi danneggiamenti. Tra i locali interessati figurano Biffi e Savini, mentre Camparino e Cracco hanno chiuso durante le fasi più delicate.

La presenza delle forze dell’ordine si è intensificata agli ingressi della Galleria, con furgoni e cordoni di agenti in tenuta antisommossa per proteggere l’area. Nonostante il dispositivo di sicurezza, alcuni gruppi avrebbero continuato a muoversi attraverso gli accessi laterali.

Momenti di paura sono stati segnalati anche in via Armorari, dove una dozzina di turisti, nel tentativo di mettersi al riparo dagli scontri, ha chiuso i cancelli di una galleria rimanendo intrappolata all’interno. Per liberarli è stato necessario l’intervento dei vigili del fuoco.

Le scene raccontano una città costretta a modificare improvvisamente le proprie attività quotidiane. Negozi chiusi in anticipo, clienti allontanati, locali che ritirano gli arredi e visitatori che cercano riparo hanno accompagnato gli interventi delle forze dell’ordine nelle strade del centro.

Scontri a Moscova e piazza Cordusio

I disordini non sono rimasti concentrati nell’area di piazza Duomo. Altri gruppi si sono spostati verso largo La Foppa, via Moscova e corso Garibaldi, dove sono stati segnalati danneggiamenti a locali e il saccheggio di alcuni negozi prima dell’arrivo delle pattuglie.

La zona di Moscova, particolarmente frequentata durante il fine settimana da giovani e turisti, è stata interessata da momenti di forte tensione. Nel frattempo, in piazza Cordusio, alcuni cassonetti sono stati incendiati e un’auto della Regione Lombardia è stata presa di mira con un lancio di oggetti. Il veicolo è comunque riuscito a proseguire.

In piazza Duomo è stata segnalata anche l’esplosione di una bomba carta. In diversi momenti sono state lanciate bottiglie e altri oggetti contro gli agenti schierati in tenuta antisommossa. La polizia ha risposto utilizzando lacrimogeni e idranti per disperdere i gruppi più aggressivi.

Alcuni residenti, esasperati dalla situazione, avrebbero lanciato secchi d’acqua dai balconi in direzione dei giovani presenti in strada. In altre vie sono stati danneggiati veicoli parcheggiati e fermate degli autobus.

Il quadro che emerge è quello di episodi diffusi, caratterizzati da spostamenti rapidi di piccoli gruppi e da azioni che hanno colpito contemporaneamente diverse zone della città. Le autorità hanno dovuto intervenire su più fronti, cercando di impedire che i danneggiamenti si estendessero ulteriormente.

Piantedosi riunisce i vertici della sicurezza

Di fronte alla gravità degli episodi, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha tenuto nel pomeriggio una riunione con il capo della Polizia e i massimi dirigenti del Viminale per fare il punto sulla situazione. All’incontro ha partecipato da remoto anche il questore di Milano, Bruno Megale.

Il ministro ha espresso gratitudine agli uomini e alle donne delle forze dell’ordine per il lavoro svolto durante gli scontri. Secondo quanto riferito dal Viminale, i gruppi coinvolti si sarebbero autoconvocati attraverso i social network, con una presenza significativa di minorenni.

Piantedosi ha sottolineato che i servizi predisposti dalle forze di polizia hanno permesso di affrontare i diversi gruppi, contenere i danni e fermare oltre 200 persone. Gli accertamenti dovranno chiarire le responsabilità individuali e la partecipazione dei singoli agli episodi di violenza.

Il tema della gestione dell’ordine pubblico è diventato centrale anche nel dibattito politico. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha convocato per il giorno successivo una riunione dedicata alla sicurezza, alla luce degli scontri degli ultimi giorni e delle nuove violenze registrate a Milano.

Sala: «Servono più forze di polizia»

Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha condannato senza riserve i saccheggi e i danneggiamenti, sottolineando la paura vissuta dai cittadini e la necessità di rafforzare la presenza delle forze dell’ordine.

Sala ha precisato che la richiesta di maggiori risorse sul territorio non intendeva alimentare una polemica politica, ma rispondeva alla necessità di garantire la sicurezza in una città nella quale i gruppi violenti hanno colpito più zone contemporaneamente. Il sindaco ha inoltre assicurato che la polizia locale avrebbe collaborato con le forze dello Stato nel rispetto delle regole previste per la gestione della sicurezza.

Anche il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha espresso una dura condanna. Commentando le immagini provenienti dal centro, ha distinto gli episodi di saccheggio e devastazione da una normale manifestazione studentesca, chiedendo interventi fermi nei confronti dei responsabili.

Fontana ha ribadito che le città non possono essere lasciate in balia di gruppi violenti e che le forze dell’ordine devono poter operare con gli strumenti necessari, sempre nel rispetto della legge.

Gabrielli chiede responsabilità e confronto

Nel dibattito è intervenuto anche Franco Gabrielli, esponente di Più Uno ed ex capo della Polizia, che ha condannato le violenze e manifestato solidarietà agli agenti impegnati negli interventi.

Gabrielli ha però sottolineato che la difesa del lavoro delle forze dell’ordine non dovrebbe impedire un confronto sull’adeguatezza dei dispositivi predisposti per prevenire e contenere gli incidenti. Secondo la sua posizione, interrogarsi sulle modalità di gestione della sicurezza non significa delegittimare gli agenti, ma tutelare chi viene mandato a operare in situazioni ad alto rischio.

Il suo intervento ha evidenziato una questione destinata a rimanere al centro del confronto istituzionale: oltre alla condanna dei responsabili, occorre comprendere come gruppi numerosi e mobili siano riusciti a colpire diverse aree commerciali e simboliche del centro cittadino.

Il dirigente ferito torna in servizio

Tra gli episodi che hanno attirato l’attenzione c’è anche quello del primo dirigente della Polizia di Stato Angelo De Simone, capo del commissariato Garibaldi-Venezia, ferito alla testa il giorno precedente durante gli scontri.

Nonostante la ferita provocata da un sampietrino e i quattro punti di sutura ricevuti, De Simone è tornato in piazza anche nella nuova giornata di disordini. Intervistato dal Tg1, ha spiegato di stare meglio e ha ribadito la necessità di affrontare la situazione con tutte le risorse disponibili per garantire l’ordine e la sicurezza pubblica.

Il dirigente ha descritto gruppi di giovani numerosi, talvolta minorenni e con il volto coperto, caratterizzati da comportamenti distruttivi che possono intensificarsi quando aumenta il numero dei partecipanti.

La sua presenza sul posto rappresenta uno degli aspetti più significativi di una giornata nella quale gli agenti sono stati chiamati a intervenire ripetutamente tra lanci di oggetti, danneggiamenti e tentativi di fuga.

Una città chiamata a fare i conti con la sicurezza

La seconda giornata di violenze riporta al centro dell’attenzione la sicurezza nelle aree urbane, il ruolo dei social network nell’organizzazione spontanea dei gruppi e la difficoltà di intervenire quando le azioni si sviluppano rapidamente in più punti.

Il numero dei fermati, la presenza di molti minorenni e l’entità dei danni alle attività commerciali rendono necessario distinguere le responsabilità individuali dai comportamenti collettivi, sulla base delle verifiche delle autorità. Gli eventuali provvedimenti giudiziari dovranno essere definiti alla luce degli elementi raccolti dagli investigatori.

Per commercianti e residenti, intanto, la priorità è tornare a una situazione di normalità dopo ore segnate da chiusure anticipate, vetrine distrutte e timori per l’incolumità delle persone. Anche il settore turistico e le attività della ristorazione hanno subito le conseguenze di una giornata che ha coinvolto alcune delle aree più frequentate di Milano.

La riunione convocata da Meloni e il confronto tra governo, amministrazione comunale e responsabili della sicurezza saranno passaggi importanti per valutare le misure da adottare. Resta da chiarire come prevenire nuovi episodi e garantire che le attività commerciali, i luoghi di culto, i monumenti e gli spazi pubblici possano essere frequentati senza il rischio di essere coinvolti in azioni violente.

La condanna dei saccheggi e delle aggressioni accomuna le principali istituzioni intervenute nel dibattito. La questione, ora, riguarda anche la capacità di individuare i responsabili, accertare le dinamiche degli incidenti e impedire che altre giornate di violenza si ripetano nel cuore della città.