Premio al Senato, nessuna bocciatura della Consulta: il vero nodo è l’articolo 57
Sul premio di maggioranza al Senato si apre un confronto sulla compatibilità con la Costituzione, ma al momento non esiste alcuna bocciatura della Corte costituzionale. Il riferimento è all’articolo 57 della Carta, secondo cui il Senato della Repubblica è eletto «a base regionale».
È questo il principale elemento di discussione sul meccanismo che prevede l’attribuzione di un premio fino a 35 senatori. Il dubbio sollevato da alcuni costituzionalisti riguarda infatti il rapporto tra un premio determinato sulla base del risultato nazionale e il principio della rappresentanza regionale previsto per Palazzo Madama.
La questione, dunque, esiste e merita un approfondimento giuridico. Ma una cosa è parlare di un possibile profilo di incostituzionalità, altra cosa è affermare che la Consulta sia già orientata a bloccare la riforma.
La Corte costituzionale non si è infatti ancora pronunciata sul nuovo meccanismo. Parlare oggi di «stop della Consulta» significa quindi descrivere uno scenario possibile, non un fatto già avvenuto o una decisione già assunta.
Anche sul piano politico, l’eventuale esistenza di un piano alternativo del governo va letta nella stessa prospettiva: prepararsi a una possibile contestazione costituzionale non equivale a riconoscere che la norma sarà necessariamente bocciata.
Il punto centrale resta quindi l’articolo 57. Sarà necessario verificare se il sistema delineato dal legislatore riesca a conciliare il premio di maggioranza con il carattere regionale dell’elezione del Senato.
Il confronto tra costituzionalisti resta aperto e non presenta una posizione univoca. Per questo, allo stato attuale, la notizia non è una bocciatura della Consulta, ma l’esistenza di un possibile nodo costituzionale che potrebbe essere sottoposto al giudizio della Corte.
La distinzione è sostanziale: il rischio di una pronuncia negativa può essere discusso e analizzato; una pronuncia negativa, invece, oggi non c’è.
